La crisi morde le caviglie di tutti, anche dei professionisti. Non c’è categoria esente dalla drammatica contrazione del mercato, inclusi gli architetti che, come tanti addetti ai lavori nelle costruzioni, risentono delle difficoltà del mercato dell’edilizia e vedono dilatarsi a dismisura i tempi di ricossione delle commesse pubbliche.
A fare il quadro della situazione, Simone Cola, presidente del Dipartimento Cultura, Promozione e Comunicazione del Consiglio Nazionale degli Architetti. Nato a Sondrio nel 1966, Cola è libero professionista dal 1993. Presidente del Consiglio dell’ordine Architetti di Sondrio dal 1999 al 2004, dal 2006 è membro del CNAPPC con ruolo di Presidente del Dipartimento Informazione e Comunicazione e, dal 2009, di Vice Presidente. Relatore in numerosi convegni su architettura contemporanea e sostenbilità ambientale, è specializzato nell’ambito dei lavori pubblici, dell’edilizia, pubblica e privata, del restauro e dell’urbanistica.

Dottor Cola, le ultime stime parlano di un mercato dei professionisti contratto per circa il 30%. Solo effetto della crisi oppure c’è qualcosa di più? Perché si riduce così fortemente la domanda di professionalità?
Non la crisi, ma le crisi che stiamo vivendo, finanziaria, economica, energetica e ambientale, stanno modificando il nostro mondo, così come i fenomeni connessi a globalizzazione e innovazione tecnologica lo stanno ridisegnando. Fattori, questi, che nel loro complesso non possono non avere ricadute su quello che è un settore trainante dell’economia come quello delle costruzioni e, di conseguenza, anche sul mercato architettonico.

Per gli architetti, il calo è sotto la media, al 20%: dato, comunque, non certo esaltante. La zavorra dipende più dal settore privato o da quello pubblico? Quanto i tagli centrali hanno generato questa flessione?
Tutto il mercato della progettazione si trova da anni in uno stato di forte sofferenza ed il calo al quale stiamo assistendo avviene all’interno di un contesto che sta decrescendo dal 2009. In questo scenario, il crollo del settore delle nuove costruzioni private si accompagna a quello delle opere pubbliche che attraversa, da almeno tre anni, una fase di costante e progressiva contrazione, determinata sia dalla riduzione di finanziamenti statali, sia dagli effetti del Patto di Stabilità che penalizza, paradossalmente, anche le amministrazioni virtuose. In questi anni tutte le professioni tecniche hanno visto una significativa contrazione di attività e  di fatturati fino ad arrivare alla chiusura degli Studi professionali di medie e piccole dimensioni.


Sei mesi di attesa per una singola parcella: quanto il problema dell’accesso al credito sta rallentando l’economia e l’edilizia in particolare?
La questione dei ritardi dei pagamenti da parte della PA –  arrivati ormai a una media di 180 giorni – è grave di per sé, ma lo è ancora di più  perché si somma a quella relativa all’estrema difficoltà, se non impossibilità, di accesso al credito. A farne le spese  sono, in particolar modo, quei giovani architetti che rappresentano il 40% dei nostri iscritti; dobbiamo renderci conto che non dare prospettive ai giovani professionisti, costringerli ad abbandonare il mestiere per il quale hanno studiato, costituisce una gravissima perdita per il Paese, che si priva di professionalità giovani, innovative e specializzate.

Il comparto edilizio è sempre stato uno dei motori dell’economia italiana, ma oggi è uno di quelli che soffre di più. Cosa può aver prodotto questa congiuntura? Crede che il governo dovrebbe varare misure simili ai cosiddetti “piani casa” per stimolare la risalita del settore?
La strada per porre rimedio allo stato di crisi del mercato è quella di realizzare – nell’arco di vent’anni –  una grande iniziativa finalizzata alla rigenerazione urbana. Questo è il progetto degli architetti italiani. Partendo dai dati oggettivi sullo stato di degenerazione del patrimonio edilizio italiano e dalla richiesta di innalzamento della qualità dell’habitat, ma, soprattutto, di quella degli standard di sicurezza da parte dei cittadini, il Consiglio Nazionale degli Architetti ha elaborato – insieme ad Ance e a Legambiente – il Programma RI.U.SO (Rigenerazione Urbana Sostenibile) al fine di mettere in atto un piano per la riqualificazione delle nostre città e dell’ambiente. Siamo orgogliosi che proprio RI.U.SO. rappresenti il corpo principale del Piano Città lanciato dal governo, che ne ha riconosciuto il valore in termini di sicurezza degli edifici, valorizzazione e difesa dell’ambiente, nonché di volano per lo sviluppo economico.

L’abilitazione a specialisti dell’antisismica può essere uno sbocco professionale per i giovani architetti? Una figura di cui il nostro Paese pare avere tremendamente bisogno, anche alla luce degli ultimi, tragici eventi dell’Emilia-Romagna.
Metterei da parte per un momento i problemi occupazionale degli architetti! Lo specialista in antisismica è una figura importante soprattutto per la sicurezza dei cittadini in un’ottica che dia priorità alla politica della prevenzione rispetto a quella dell’emergenza, cosa che, purtroppo, non avviene nel nostro Paese. Per questo motivo, il Consiglio Nazionale degli Architetti ha più volte sottolineato l’urgenza di tenere alta la vigilanza e l’attività di prevenzione sul patrimonio edilizio delle nostre città: entro i prossimi 10 anni l’85% dell’edificato urbano avrà più di 40 anni; oltre 6 milioni di edifici sono esposti a gravi rischi sismici, 1 milione e trecentomila a quelli idrogeologici. Come misura preventiva abbiamo chiesto al Governo di istituire l’obbligatorietà del “fascicolo del fabbricato”, un tagliando decennale dei fabbricati che ne certifichi le condizioni statiche, della sicurezza degli impianti, delle condizioni energetiche e di inquinamento. Qui stiamo parlando di civiltà, della vita delle persone, non di sbocchi professionali!

La burocrazia è ancora il peso maggiore per attivare le pratiche edilizie? In cosa si deve intervenire per arginare questa deriva economica sempre più nera?
Il peso della burocrazia sulla nostra professione è in alcune situazioni a dir poco devastante. Con Im@teria, la piattaforma per l’erogazione di un servizio telematico on line per la gestione dei procedimenti autorizzativi in materia edilizia, il Consiglio Nazionale degli Architetti ha individuato la  strada per uscirne. Questo strumento telematico consente, a regime,  di presentare Denunce di inizio attività, Permessi di costruire, Segnalazioni certificate di inizio attività, Sportello unico per le attività produttive, eccetera. Gli architetti saranno in grado di attivare e definire i procedimenti presso le Pubbliche Amministrazioni, di predisporre la documentazione secondo i dettami normativi e di inoltrarla all’Ente attraverso la posta elettronica certificata. Lo stesso sistema consente alla P.A. di gestire la procedura amministrativa ed il rapporto con il professionista in via completamente telematica-informatica. Ora, l’obiettivo del 2012 è quello di  attivare almeno 50.000 “uffici virtuali” (sui 150.000 architetti italiani) dai quali sperimentare l’efficacia reale della procedura on line ed un nuovo rapporto con le P.A.


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4 COMMENTI

  1. […] infatti resa “leggera, efficiente e rapida nelle decisioni”. E per rispondere alle lamentele di tanti fornitori o esecutori di opere che ancora attendono i pagamenti da parte del settore pubblico, l’Antitrust spiega […]

  2. […] lamentato da molti professionisti, infatti, gli uffici pubblici non si sono ancora liberati delle lungaggini che ne […]

  3. […] “Gli architetti: «La rigenerazione urbana risolleverà il mercato». [Francesco Maltoni | leggioggi.it 16 luglio 2012] «Devastante il peso della burocrazia. Antisismica? Tagliando decennale dei fabbricati». Intervista a Simone Cola, presidente del Dipartimento Cultura del Consiglio Nazionale degli Architetti”. […]

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