Come non averci pensato prima. Il disegno di legge anticorruzione, oggi all’esame del parlamento, dedicando attenzione anche al mondo degli enti locali, ha individuato nel segretario comunale una figura cardine del sistema volto a contenere il diffuso malcostume.

Pare che il nostro Paese sia ai vertici delle classifiche mondiali dei paesi con maggiore diffusione della corruzione, e che questa situazione, insieme al malfunzionamento della giustizia, sia uno dei freni più rilevanti agli investimenti stranieri, per cui qualcosa va fatto, al di là di qualsiasi considerazione etica. Ma laddove non sono riusciti magistratura e forze dell’ordine ecco che vengono coinvolti i segretari comunali, funzionari (blandamente) statali di nomina fiduciaria del sindaco.

Non incisive indagini patrimoniali, non prove di resistenza come, si dice, avvengono negli Stati Uniti ma la responsabilizzazione diretta di funzionari che risponderanno per le colpe altrui e che saranno chiamati a redigere nientemeno che dei Piani Anticorruzione, di fronte ai quali i corrotti nostrani si sentiranno braccati e costretti ad imboccare la retta via o ad espatriare in paesi che ci seguono nella graduatoria, che so, Congo o Nuova Guinea.


I segretari comunali, che la Riforma Bassanini ha trasformato da funzionari statali indipendenti a figure in balia delle amministrazioni locali, soggette allo spoil system ed alla riconferma ad ogni elezione, non hanno realisticamente altri strumenti che ingessare ulteriormente le procedure di appalto e di intervento nel sociale, provocando prevedibili reazioni del sistema che, in base alla Legge del Pendolo, reagirà subito dopo (ri)allestendo forme ampie e discrezionali di procedure negoziate, sottratte all’evidenza delle pubbliche gare. Il risultato? L’ennesimo scandalo di una burocrazia che si presenterà ottusa ed asfissiante; come se le regole le facessimo noi “burocrati”, invece che subirle.

E’ così da sempre: ci si accorge di abusi ed ecco che si ingessano le procedure; subito dopo ci si accorge che così tutto diventa lento e farraginoso ed ecco che si liberalizza (risale appena al 2011 la modifica del Codice dei Contratti che consente appalti senza gare formali fino ad importi di 1.000.000,00 di Euro – sì un milione), nell’incapacità di trovare efficaci punti di equilibrio.

Ma proviamo ad assecondare l’oscillazione del pendolo (non possiamo fare altrimenti). Pensiamo davvero che i Piani Anticorruzione e la responsabilizzazione dei segretari servano a qualcosa? Va bene, rendiamo però queste figure indipendenti e sforziamoci di creare un quadro coerente. Come si può pensare che un funzionario, privo delle garanzie di indipendenza e stabilità, nominato ogni cinque anni dal sindaco e che scade automaticamente al cessare del mandato, possa esercitare una efficace azione anticorruzione? O questa ennesima riforma parte dal presupposto che l’importante è evidenziare che qualcosa si è fatto (categoria dottrinaria del riformismo parolaio) o le dinamiche parlamentari stanno disponendo della macchina comunale incuranti dei presupposti minimi di fattibilità.

Purtroppo l’esperienza insegna che difficilmente si darà vita a strumenti, non dico efficaci, ma almeno applicabili, per cui alla fine ci toccherà tirare a campare, inseguendo ridondanti adempimenti formali ed affidandosi alle favorevoli congiunture astrali per aggirare il campo minato che si sta, più o meno consapevolmente, allestendo.

Amo questo Paese.


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