In Spagna, a Pamplona, dal 6 al 14 luglio di ogni anno si celebra la festa di San Firmino. Nove giorni di baldoria sfrenata durante i quali, tra il tripudio e l’emozione di spagnoli e turisti accorsi da tutte le parti del mondo, si disputano – ogni mattina, su un tracciato di 825 metri – gli encierros, una sorta di sfida tra giovani ardimentosi e tori infuriati che li inseguono.

Pare che anche dalle nostre parti, proprio in questi giorni, si svolgano gli encierros italiani: da una parte, i tori infuriati appartenenti all’antica razza Ladrones de Pueblo, provenienti dai noti allevamenti di Montecitorio, Palazzo Madama, Consigli Regionali e Segreterie Partitiche sparse su tutto il territorio nazionale; dall’altra, i nostri indigeni competidores, lavoratori e disoccupati disposti a farsi incornare pur di resistere ai coriacei animali incazzosi.

Dietro le quinte dei festeggiamenti, il management taurino si appresta a freddare l’adrenalina della folla accesa dall’euforia. E si discute, tra l’altro, di un disegno di legge anti-incornamento (volgarmente detto “anticorruzione”) che, a fronte di fattispecie di reato discusse praticamente da sempre, di cui è stata fatta esplicita richiesta in sede internazionale da almeno quindici anni, di cui dovrebbe essere a dir poco repentina la promulgazione di legge con tanto di richiesta di restituzione degli “spiccioli” rubati a destra e a manca, si continua a cincischiare e a perdere tempo sull’anno di reclusione in più “nel minimo” o il mese di reclusione in meno “nel massimo”. Quasi che i nostri politici-torelli non sapessero che, ai fini di una accettabile riforma normativa della materia, sarebbe sufficiente – ma con immediatezza – un cauto inasprimento sanzionatorio, un aggiornamento prescrittivo sulla base delle nuove emergenze storiche, una più chiara puntualizzazione delle condotte incriminate, una estensione punitiva alle fattispecie correlate e strumentali, una effettiva e rapida applicazione processuale.


Ostruzionismo allo stato puro e per fini di difesa di casta: si abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome!

Per fortuna, funziona alla perfezione il controllo degli scontrini di cassa dei nostri barbieri e panettieri, e soprattutto prosegue indefesso il sostentamento all’istruzione scolastica dei nostri ragazzi: orgoglio nazionale di noi tutti la meritata laurea del giovane Renzo Bossi nei vicini paesi macedoni; all’altezza del suo curriculum vitae il vezzeggiativo “Trota”, significativo quasi quanto quello di Aristocle detto “Platone”, di Bernardino di Betto Betti detto “Pinturicchio, di Giovanni Antonio Canal detto Canaletto”, di Andrea di Pietro detto “Palladio”.

Certo, è strano che il tema dell’anticorruzione/antincornamento produca così tante cazzottate tra i nostri uomini di partito.

Complessità tecnica? Difficoltà normativa? Discutibilità etica? O forse, solo paura di scoperchiare eccessivamente il bubbone del malaffare dei politicanti e di tanti amici e conoscenti di partito?

… La gatta frettolosa fa i figli orbi – si sa – c’è tempo … c’è tempo … c’è tempo per queste fregole giustizialiste ….

Bisogna pensare alle cose serie: c’è da stabilire la tassazione sulla chiamata del 118, da fissare l’imposta di consumo sull’acqua delle fontanelle pubbliche, da chiudere gli uffici anagrafe (i neonati possono benissimo essere registrati on line), da instaurare il Monopolio di Stato sui servizi cimiteriali ….

La “Convenzione penale sulla corruzione”, firmata a Strasburgo il 27 gennaio 1999, continua a rimanere in Italia lettera morta. Eppure, basterebbe leggerne il riassunto per rendersi conto di cosa vuol dire prevenire e punire seriamente la piaga della corruzione:

“le seguenti forme di comportamento corrotto sono considerate normalmente come tipi specifici di corruzione:

– corruzione attiva e passiva di pubblici ufficiali nazionali e stranieri;

– corruzione attiva e passiva di parlamentari nazionali e stranieri e di membri di assemblee parlamentari internazionali;

– corruzione attiva e passiva nel settore privato;

– corruzione attiva e passiva di funzionari internazionali;

– corruzione attiva e passiva di giudici nazionali, stranieri ed internazionali e di funzionari di tribunali internazionali;

– traffico di influenze attivo e passivo;

– riciclaggio dei proventi della corruzione;

– reati contabili (fatture, falso in documenti contabili, ecc.) connessi con reati di corruzione”.

Ma io mi chiedo, tra le mura del mio giaciglio gravato dalla novella IMU, “non sarebbe meglio se i nostri “onesti” quadrupedi di palazzo fossero donati ad un ridente allevamento della bassa Andalusia”….??? 


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