Commentare (e soprattutto criticare) l’operato del legislatore è lo sport nazionale dei professori di diritto. Eppure, per una volta, non posso che parlare bene di un emendamento proposto dal senatore Vincenzo Vita a sostegno ai lavoratori dello spettacolo.

La proposta di modifica in questione mira a modificare il progetto di legge in materia di “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” e, in special modo, il punto relativo ai versamenti Enpals.

Difatti, uno dei maggiori problemi in questo settore è dato dal fatto che troppo spesso i lavoratori dello spettacolo non riescono a raggiungere il limite minimo di 120 giornate di contribuzione per l’accesso ai trattamenti previdenziali.


Il risultato è che, nella stragrande maggioranza dei casi, gli artisti si vedono, nell’immediato, sforniti di qualsiasi tutela previdenziale e, nel futuro, sottratti al trattamento pensionistico.

Statistiche alla mano, infatti, non può non colpire un aspetto, che differenzia i lavoratori dello spettacolo dalle altre tipologie di lavoratori: oltre l’80% degli iscritti al Fondo pensioni nei comparti musica, cinema e teatro sono lavoratori discontinui. Un dato preoccupante, a cui va aggiunto l’ulteriore sommerso, ossia tutti gli artisti che non hanno ancora effettuato l’iscrizione al Fondo pensioni.

Apprezzabile e pienamente condivisibile appare, alla luce di quanto detto, la richiesta formulata dall’On. Vita al Governo di non applicare ai lavoratori dello spettacolo “le disposizioni di cui agli articoli 4 e 5 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368”.

Speriamo che si tratti di un primo passo verso la piena tutela di una categoria le cui peculiarità, per un incomprensibile ritardo culturale, ancora si fatica a riconoscere.

 


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