Si è svolta lo scorso 2 maggio la Conferenza Stampa organizzata dall’Open Media Coalition per promuovere la campagna “vogliamotrasparenza” a sostegno del rispetto dei criteri di trasparenza e di selettività nelle nomine del CdA RAI, dei membri dell’AGCOM e del Garante Privacy.

Ad aprire e moderare i lavori l’Avv. Guido Scorza, che ricorda come proprio quella mattina Frank La Rue, special rapporter delle Nazioni Unite per la libertà di informazione e di manifestazione del pensiero, ha scritto al sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, dicendosi preoccupato per la questione italiana, con particolare riferimento alle nomine AGCOM, e sorpreso della circostanza che si stia procedendo alla nomina dei membri AGCOM e del suo presidente, in assenza di consultazione pubblica con la società civile e pubblicazione delle candidature. Per questo invita il formalmente il governo italiano a procedere in tal senso, confermando inoltre la sua diponibilità a venire in Italia in veste di osservatore speciale per verificare che il processo di nomina avvenga in maniera trasparente.

Segue l’intervento dell’On. Marco Beltrandi, del Partito Radicale che, a proposito del CdA RAI, ricorda come già nel 2009 i radicali avessero posto la questione della trasparenza nella procedura di nomina dei membri RAI. La richiesta di allora era che la Commissione – a cui spetta la nomina di 7 componenti su 9 – aprisse un dibattito pubblico sulla nomina dei mebri del CdA, che invitasse la società e i partiti a presentare le candidature, che pubblicasse i curricula dei candidati e che i candidati fosserro uditi. In quell’occasione non vi fu tempo per ascoltare tali richieste perché nel frattempo il CdA era già scaduto, i suoi membri erano in prorogatio da ben 8 mesi e la Commissione di vigilanza non si era ancora insediata.


Sulla vicenda attuale, a parere dell’On. Beltrandi, il vero rischio è che, considerato che le regole relative alla procedura di nomina non si riescono a modificare perché esiste un vero e proprio veto politico a riguardo, PD e PDL siano segretamente d’accordo sull’opportunità di congelare tutto sino alle nuove elezioni politiche.

Sulla vicenda AGCOM, osserva come questa Autorità non abbia adempiuto ai doveri di legge, dal momento che il meccanismo di nomina si basa sull’apertura di un seggio elettorale con il sistema dei bigliettini. Pessima idea, inoltre, lasciare che il presidente dell’AGCOM sia un membro della giustizia amministrativa (magistrati TAR).

Per Luca Bolognini dell’Istituto Italiano Privacy, invece è bene che la scelta resti politica; non si chiedono infatti concorsi per titoli ed esami per le nomine a questi incarichi, ma si auspica la verificabilità, la c.d. “countability”, ovvero la possibilità per il cittadino di avere la radiografia esatta di chi, come, perché e quando qualcuno è stato scelto per una determinata carica.

Attualmente, se si rintracciassero i verbali delle nomine dell’ormai scaduto Garante Privacy, si leggerebbe esclusivamente la formula “si prende atto di quello che è stato deciso nella Conferenza dei Capigruppo” ma: “esiste un verbale della Conferenza dei Capigruppo perché il cittadino possa farsi un’idea di ciò che è successo nel dibattito?”, si chiede Bolognini. E si risponde da solo: “No, o se sì, non è disponibile on line”.

Per Luca Nicotra di Agorà Digitale, è evidente l’assoluta inadeguatezza del mondo politico rispetto alla gestione di luoghi di poteri fondamentali, come possono essere le Autorità indipendenti, in una società in cui il servizio pubblico sempre più dovrebbe rivestire un ruolo d’avanguardia anche nei modelli di informazione.

Riferendosi alla relazione quinquennale di fine mandato di Calabrò, Nicotra ricorda che il presidente uscente ha annunciato che l’Autorità non approverà il regolamento AGCOM sul diritto d’autore perché il Governo non ha approvato una norma “interpretativa” che gli conferisca un simile potere (potere di oscurare siti web senza passare per la magistratura): così si vince una battaglia cominciata ben 18 mesi fa (dicembre 2010).

Roberto Natale, della Federazione Nazionale della Stampa, in merito alla notizia della lettera di Frank La Rue al sottosegretario agli Esteri, sottolinea come non sia la prima volta che l’Italia si trovi all’interno di liste apparentemente “strane”, basti ricordare la posizione in cui ci troviamo in tutte le graduatorie internazionali di misurazione della libertà di informazione accanto a paesi quali Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Estonia. Chiede pertanto che il governo Monti, sul tema della comunicazione, intraprenda una strada di discontinuità dai governi precedenti, adeguandosi agli standard europei e scegliendo le persone in base ai meriti e alle competenze: questo sarebbe un importante salto di civiltà.

A suo avviso, di queste battaglie ci sarebbe bisogno sempre, ma questo è il momento in cui più di sempre è importante adottare una simile procedura, considerato che i partiti sono oggi al minimo di consenso presso l’opinione pubblica.

L’Avv. Rosario Imperiali dell’Istituto Italiano Privacy, precisa invece come l’indipendenza delle Autorità amministrative indipendenti debba essere garantita sotto tre diversi profili:

1) trasparenza, che deriva direttamente dal diritto di cittadinanza del potere di sovranità popolare;

2) potere di autorganizzazione dell’ente (la riforma Brunetta estende le previsioni in essa contenute alle Autorità indipendenti, considerandole così alla stregua delle pubbliche amministrazioni e limitando, in tal modo, il loro potere di autorganizzazione);

3) autonomia finanziaria (il decreto semplificazione fiscale prevede l’equiparazione tra autorità indipendenti e pubbliche amministrazioni in relazione all’applicazione della legge finanziaria e di contabilità pubblica, condizionando, in questo modo, la libertà di autonomia contabile e finanziaria delle Authorities).

Il Sen. Vincenzo Vita, del Partito Democratico, annuncia che è passato l’emendamento sulle modalità di voto dell’AGCOM, adeguandole alla riduzione dei suoi membri da 8 a 4. Suggerisce come modalità per superare la pratica dei bigliettini dell’ultimo minuto quella di promuovere autocandidature, dando magari dei termini.

Marco Pierani, di Altroconsumo, aderisce a questa campagna con profonda convinzione perché, a suo avviso, soprattutto in questi momenti di crisi economica il rischio è quello di dimenticarsi delle basilari regole democratiche che dovrebbero condurre a prendere scelte importanti per questo paese. “Neanche in una bocciofila potremmo permetterci di eleggere i dirigenti della bocciofila con i pizzini scambiati tra quattro amici nelle segrete stanze! Non è possibile che noi andiamo a nominare i dirigenti delle autorità e della tv di servizio pubblico, che ha un contratto di servizio con lo Stato, con questa modalità”, osserva Pierani. “Noi qui non stiamo facendo una rivoluzione, stiamo chiedendo delle cose basilari di un paese civile. Noi non stiamo facendo candidature, noi stiamo chiedendo trasparenza. Non stiamo chiedendo di sostituirci alle forze politiche, stiamo cercando di aiutarle a fare il loro mestiere, perché l’antipolitica nasce dalla cattiva politica. Noi vorremmo una politica che faccia il proprio mestiere e si prenda le proprie responsabilità”. E’ questa la tenace posizione del rappresentante di Altroconsumo.

 

 


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