Lasciatasi alle spalle il primo turno delle amministrative, la Commissione Lavoro del Senato si prepara a rimettere mano già domani alla riforma del mercato del Lavoro.

Sul Ddl sono già pervenuti 1.048 emendamenti, ma l’esecutivo ha già precisato che non ci sarebbero margini per stravolgere.

Tuttavia un altro nodo arriva sul tavolo del confronto: quello degli esodati. Il relativo decreto dovrebbe arrivare in settimana e riguarderebbe circa 65.000 ex-lavoratori, così come previsto dalla legge Salva-Italia.


I sindacati appaiono assai perplessi anche sulla tempistica scelta dal Governo: se il decreto arrivasse proprio alla vigilia dell’incontro con il ministro Fornero, fissato per mercoledì, il rischio è che la decisione possa assumere il significato di una chiusura al confronto.

Il decreto del governo ha l’obiettivo di sanare nell’immediato la posizione di circa 65 mila lavoratori. Ma i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl tenteranno di correggere, al tavolo con il ministro del lavoro, tutte le altre situazioni di accompagnamento alla pensione che rischiano nel tempo di saltare.

Al centro del confronto, infatti, almeno nelle intenzioni dei sindacati, dovrà esserci la posizione di quei lavoratori attualmente in cassa integrazione straordinaria, o in mobilità, o ancora in contribuzione volontaria, che, al termine del percorso di ristrutturazione concordato con l’azienda, dovrebbero accedere, tra 3-4 anni, al pensionamento. È il caso, ad esempio, di molti accordi con grandi gruppi industriali, da Fiat, per la dismissione e la cessione del sito di Termini Imerese, a Fincantieri, da Indesit a Merloni.

Ma non solo. Sul tavolo di confronto, per i sindacati, dovranno essere messe, anche e sopratutto, le situazioni meno tutelate e più a rischio; quelle create, in piccole aziende, da dimissioni individuali presentate da lavoratori sulla base di accordi non collettivi.

Quello di mercoledì, in sostanza, secondo i sindacati non potrà essere che un primo giro di orizzonte, un primo confronto su cui saggiare, testare, la possibilità di una lettura condivisa del problema e delle sue soluzioni.

E questo perchè, come Fornero stessa ha scritto convocando i sindacati, «è comune interesse del governo e delle Parti sociali collaborare per rassicurare i lavoratori interessati, evitando incresciose incomprensioni e fraintendimenti». L’incontro arriva al termine di un pressing sindacale fortissimo. Manifestazioni e polemiche hanno scandito la richiesta di Cgil, Cisl e Uil ma anche di Ugl, di vedere riconosciute per questi lavoratori le vecchie regole di pensionamento.

Ipotesi a cui però il governo guarda con qualche perplessità, preoccupato che ogni soluzione «resti in un quadro di compatibilità finanziaria». È anche per questo che Fornero ha abbozzato la possibilità di un eventuale rientrò sul campo degli esodati ai quali offrire «nuove opportunità occupazionali». Una proposta che ha lasciato decisamente scettici i sindacati: «se fossimo in una fase espansiva sarebbe una proposta da vagliare, ma non lo siamo», dicono in sostanza, richiamando perciò il governo al rispetto delle leggi della repubblica, «quelle sulla cui base sono stati firmati gli accordi di ristrutturazione aziendale».


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  1. Cominciamo col dare occupazione con la riduzione dell’orario di lavoro.se la torta è quella e dobbiamo mangiare tutti facciamo le fette piu piccole.Prima o poi finira la crisi e allora aumentiamo l’orario di lavoro o aumentiamo gli occupati.
    Cosa succederebbe se lavorassimo tutti a part time . le aziende sarebbero costrette ad assumere piu persone.Certo la crescita non si fa cosi ma in un momento difficile come questo dobbiamo salvarci tutti . Con l’anno del part time si raddoppierebbe l’occupazione.piu contratti part time nelle imprese a tempo indeterminato .

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