Non c’è pace, per il concorso a preside bandito dall’ex Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini durante gli ultimi mesi del suo mandato, e presentato come un passaggio fondamentale per migliorare la qualità del nostro sistema di istruzione pubblica.

Il Consiglio di Stato ha infatti emesso un paio di settimane fa due diverse ordinanze attraverso le quali lascia già intravedere un giudizio di merito sulla procedura concorsuali. L’Anief (l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione) si è subito detta certa che la selezione verrà annullata di sicuro.

Il concorso è stato indetto lo scorso luglio e vi hanno preso parte circa 34 mila candidati. Per accedere agli scritti era necessario superare una prova preselettiva, consistente in 100 domande a risposta multipla. I 100 quiz a loro volta erano stati sorteggiati all’interno di una batteria di 5 mila domande, pubblicata in Gazzetta Ufficiale alcune settimane prima della data fissata per la preselezione.


Tuttavia, subito dopo la pubblicazione in Gazzetta, gli addetti ai lavori, i candidati e tutti quelli che, per un motivo o un altro, avevano interesse al concorso, si accorgevano come alcune delle 5 mila domande fossero errate, mal poste o poco chiare. Il Ministero della Pubblica Istruzione immediatamente minimizzava, promettendo l’eliminazione delle domande sbagliate. Tuttavia, a ridosso della prova scritta, svoltasi a ottobre, ci si accorge che dei 5000 sui quali si erano esercitati i candidati, erano quasi 1000 i quiz da eliminare. Ma non solo. Anche tra i 4 mila quiz restanti, la percentuale di domande errate, mal formulate o mal poste è altissima.

Cominciano pertanto a piovere richieste di rinvio del concorso, ma invano. La preselezione si svolge ugualmente ad ottobre e coloro che non la superano, propongono uno scontato quanto doveroso ricorso.

Il Tar Lazio e il Consiglio di Stato respingono la richiesta di un gruppo di esclusi di partecipare agli scritti con riserva, perché: “i motivi dedotti investono profili di legittimità dell’intera fase di selezione basata su quiz a risposta multipla, con la conseguenza che essi, qualora dovessero risultare fondati in sede di decisione nel merito, determinerebbero l’effetto demolitorio dell’intera procedura, con obbligo di rinnovazione della stessa e coinvolgimento di tutti i partecipanti al concorso“.

Ma nelle ordinanze dell’11 gennaio scorso, con le quali i giudici di Palazzo Spada ammettono agli scritti un gruppo di ricorrenti che aveva risposto correttamente ad un numero di domande compreso fra 75 e 79 (la soglia per essere ammessi agli scritti era 80), il Consiglio di stato anticipa che “ad un primo esame, l’appello cautelare in epigrafe appare meritevole di parziale accoglimento laddove ha rilevato – per un verso – il carattere obiettivamente erroneo di alcuni dei quiz somministrati e – per altro verso – l’alta probabilità che, in assenza degli errori in questione, gli appellanti avrebbero potuto accedere al prosieguo delle prove concorsuali“.

Una affermazione che, anche se assume la veste formale di un’ordinanza, sembra già una sentenza definitiva.

Qui le ordinanza num. 59 e 60 dell’11 gennaio 2012.


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2 COMMENTI

  1. Questo concorso andrebbe cancellato. Ma che ne sapeva di qualità della scuola un governo di donne di strada e di uomini maiali?

  2. Grazie ” Repubblica ” il primo quotidiano che si occupa di questo scandalo.
    Ne terremo in alta considerazione.
    Loretta Magnani

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