È in programma per questa mattina alle 12 il primo Consiglio dei Ministri del nuovo governo Monti, in apertura di un settimana tutta dedicata all’Ue per il nuovo premier che cercherà di riscattare l’immagine politica e economica del nostro paese.
Per il “pacchetto” fiscale bisognerà attendere almeno la prossima settimana o addirittura il mese di dicembre, intanto in questi giorni le ipotesi e gli studi sulle conseguenze dell’aumento delle tasse non si sono fatti attendere.
Come abbiamo anticipato nei giorni scorsi si parla di un ritorno dell’ICI sulla prima casa a cui si potrebbero aggiungere un innalzamento di due punti percentuali per l’Iva, di un punto per l’Iva agevolata e allo stesso tempo una riduzione  dei primi due scaglioni di Irpef al 22 e 26 per cento.
Ma quanto costerà alle famiglie italiane questo innalzamento delle tasse? Qualcuno ha già fatto i primi calcoli.
“Con le nuove misure previste dal nuovo Governo Monti – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario dell’ Associazione Artigiani e Piccole Imprese CGIA di Mestre – noi  stimiamo un possibile aggravio fiscale per le famiglie italiane che potrebbe oscillare tra i 97 ed i 483 euro l’anno”.
Le misure che dovrebbero essere adottate nelle prossime settimane, sottolineano dalla CGIA, vanno dalla reintroduzione della tassazione sulla prima casa (ICI), ad un possibile aumento dell’Iva, ad una riduzione del prelievo sul lavoro.
“Riguardo alla reintroduzione del prelievo sulla prima casa si è ipotizzato l’applicazione della futura IMU (Imposta Municipale propria) – aggiungono – . Allo stato attuale questa nuova imposta, sostitutiva dell’ICI e dell’IRPEF sugli immobili non avrebbe colpito le prime abitazioni.
Lo studio condotto dalla CGIA di Mestre prende in considerazione un primo scenario in cui l’aliquota dell’IMU sia pari al 3 per mille, con questa aliquota il gettito ottenibile dalle quasi 20 milioni di abitazioni principali (e dalle circa 12 milioni di pertinenze) sarebbe pari a circa 3,5 miliardi di euro.
Il secondo scenario delineato all’interno dello studio, prevede l’applicazione di una aliquota IMU del 4,6 per mille: si tratta dell’aliquota ordinaria dell’IMU ridotta di 3 punti percentuali; infatti nel relativo decreto istitutivo (D.Lgs 23/2011) viene data facoltà ai Comuni di ridurre l’aliquota ordinaria del 7,6 per mille di 3 punti arrivando quindi al 4,6 per mille.
Gli ultimi due scenari, invece ipotizzano l’applicazione di una aliquota IMU del 6,6 per mille, aliquota ipotizzata dalla stampa specializzata a fine ottobre 2011 quando il precedente Esecutivo aveva approvato una bozza di decreto modificativo della normativa sul “federalismo comunale”.
Nell’ultima simulazione viene stimato l’impatto derivante dall’introduzione della RES servizi indivisibili, una nuova imposta prevista dalla medesima bozza di decreto il cui gettito dovrebbe “coprire” i costi generali dei Comuni (illuminazione, pulizia strade e loro manutenzione), nella simulazione si è ipotizzata l’applicazione di una aliquota pari al 2 per mille.
Per quel che riguarda il possibile aumento dell’imposizione sui consumi, CGIA di Mestre ha preso in considerazione due diverse ipotesi: aumento dell’aliquota IVA del 21% di 1 e di 2 punti percentuali. Dalla relazione tecnica al DL 138/2011 (che ha recentemente elevato l’aliquota IVA ordinaria dal 20% al 21%), sappiamo che ogni punto percentuale di incremento vale circa 4,2 miliardi di euro.
Secondo i calcoli dell’ Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre “solo” il 74% di quest’ammontare impatterebbe sulle famiglie.


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