Che la peste dell’illegalità potesse orgogliosamente annoverare tra i suoi maledetti successi un ricco bottino di vittime eccellenti, lo si è sempre – anche ufficialmente – saputo: la percentuale di deputati e di senatori inquisiti, indagati, imputati e condannati è, a dir poco, imbarazzante.

Si sperava che – quantomeno – le malefatte venissero commesse fuori dalle mura di Palazzo Montecitorio e di Palazzo Madama, fuori da quei luoghi sacri cui la società civile affida fiducia, sogni, speranze, la propria stessa vita e quella dei propri familiari.

Ed invece …


Divelte con soddisfazione ed ingordigia le porte dei due Palazzi, la peste nera – camuffata da sirena istigatrice di compravendita di voto parlamentare e corruzione di deputato/senatore – ha fatto il suo ingresso dentro, proprio dentro, le sacre mura di un qualcosa che appartiene solo ed unicamente al Popolo: la Casa del Voto, che è poi anche la Casa della Democrazia e della Libertà.

Di mercato di voto in parlamento se ne discute con insistenza da circa un anno.

L’on. Scilipoti il più famoso – sospettato e presunto – contagiato dal morbo della nera patologia pestilenziale.

Ma continuano ad essere svelate anche altre, tentate, corruzioni similari.

Lo ha fatto lo scorso 23 ottobre Antonio Padellaro – Direttore de Il Fatto Quotidiano, giornalista di notoria serietà, fama ed integrità, personale e professionale – il quale, nel pezzo intitolato “Comprano i deputati e nessuno fiata”, ha scritto testualmente: “non uno, ma tre deputati di Fli (gli onorevoli Di Biagio, Muro e Conte) interpellati dalla nostra Sandra Amurri denunciano di essere stati avvicinati dall’addetto alla bisogna Verdini che offriva ‘cinque cose’ in cambio del loro voto”.

Domanda strettamente giuridica: ma gli elettori, quelli che hanno votato e continuano a mantenere a Roma questi galantuomini che vendono il voto che gli è stato gelosamente affidato, cosa possono fare? Possono sporgere denuncia alla Procura della Repubblica?

Risposta strettamente giuridica: certo che lo possono fare! Direttamente, da soli, senza l’intermediazione di politici o di avvocati di sorta, nell’ufficio di qualsiasi Procura della Repubblica o di qualsiasi Comando di Polizia o di Carabinieri. Non basta, lo possono fare in qualunque posto sperduto d’Italia, giacché compete agli Organi che ricevono la stessa denuncia l’obbligo (obbligo non facoltà) di trasmetterla immediatamente alla Procura territorialmente competente. Nel nostro caso la competenza territoriale è presumibilmente spettante alla Procura della Repubblica di Roma.

Di fiore in fiore giuridico, dalla domanda alla risposta passiamo alle riflessioni… ed è qui che, purtroppo, casca l’asino.

Ad oggi il nostro sistema penale non riconosce al denunciante-cittadino-elettore il diritto di assumere il ruolo processuale di “persona offesa” del reato di corruzione commesso dal parlamentare che vende il proprio voto. Ergo, non gli riconosce il diritto di potere seguire il percorso della denuncia presentata, di potere indicare elementi di prova “a carico”, di potere opporsi alla eventuale richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, di potere partecipare attivamente al processo penale.

Strettamente tecniche le ragioni.

La “corruzione” è un reato introdotto nel nostro codice penale nel 1930, quando mai nessuno avrebbe potuto immaginare che qualcuno fosse in grado di sperperare soldi in acquisto di voti parlamentari, e quando si riteneva che le uniche situazioni “corruttibili” fossero quelle legate agli abusi dei dipendenti pubblici, offensive solo nei confronti della Pubblica Amministrazione quale ideale Datore di Lavoro.

La fantasia del Guardasigilli Rocco, e di chi con lui scrisse il nostro codice penale, non riuscì a fotografare anzi tempo lo sfacelo morale in cui oggi siamo caduti …..

Del tutto logico che in quel contesto storico l’unico reato del codice penale che prendesse in considerazione il cittadino-elettore quale persona offesa fosse l’ “attentato contro i diritti politici dei cittadini” (art. 294 c.p.), che punisce con la reclusione sino a cinque anni “chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà”. Caso scolastico: chi staziona dinanzi alle cabine elettorali e distribuisce pezzi da cinquanta euro…

Per ciò che invece riguarda l’ipotetica “corruzione del parlamentare al fine di deviare il proprio voto”, il buio è il più totale. Nessuna possibilità di assumere la posizione di persona offesa in qualità di “elettore offeso e frodato”; nessun diritto processuale connesso ad uno dei reati più eticamente gravi e ripugnanti.

Un buco legislativo tanto incolmabile quanto assolutamente inaccettabile.

E a questo punto io mi chiedo (non so più quanto volte mi sia fatta questa domanda):

Possibile che nessuno in Parlamento abbia ritenuto suo dovere alzare la mano e chiedere l’introduzione nel sistema di questo nuovo reato?

Possibile che nessuno si sia accorto di questo clamorosa dimenticanza normativa?

Possibile che il nostro codice penale sia stato riempito di centinaia di integrazioni bis, quater, decies, sexies, chi più ne ha più ne metta, e nessuno abbia avuto il coraggio, o la voglia, o l’accortezza, o l’attenzione, di pensare ad un art. 319 (Corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio)bis”, in danno dell’elettorato?

Possibile che nessuno dei numerosissimi deputati e senatori “giuristi” seduti in Parlamento abbia fatto caso a questo “piccolo” tema di diritto?

Ai tempi dei Guardasigilli Rocco chi faceva politica dilapidava patrimoni personali pur di inseguire la passione partitica…

… e chi aveva l’onore di potere giurare fedeltà alla Nazione e di mettere piede in Parlamento, ne baciava ossequioso il primo gradino…

… e chi si proclamava giurista, sui libri di diritto ci perdeva la vista…


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20 COMMENTI

  1. […] “Mercato dei voti” dell’ 8 novembre; […]

  2. Leggere il prof. Domenico Corradini H. Broussard fa riconciliare con il mondo della cultura.
    Di giuristi così, purtroppo ne rimangono veramente pochi….

  3. Illustre avvocato Alessio G. Barbera,

    confesso che faccio fatica a risponderLe per un motivo molto semplice: perché agli sms non sono abituato, non posseggo un cellulare, e anche alle email non sono abituato, e non perché abbia studiato alla Scuola Normale Superiore – nella tardanza dei miei anni certe cose, pur oggi importanti, non si imparano più. E però, sarei un maleducato se non Le scrivessi qualche righino.

    Quella frase latina, che in linguaggio giuridichese si chiama brocardo, non può essere attribuita a un qualche autore latino. Mi sono sforzato di trovare la fonte, invano. Può darsi che sia nata anonima nel passaggio dal latino alle lingue romanze: nella zona d’ombra che sta tra il latino e il sorgere dell’italiano e del francese e dello spagnolo e del portoghese. Le mie conoscenze della filologia, alla quale sono devoto al seguito del vichiano “verum et factum convertuntur”, non mi permettono di formulare altra ipotesi.

    La prego: non dica che non può confrontarsi con me. Ho speso una vita per sostenere, anche alla luce della nostra Costituzione, che tutti gli uomini sono “pari” nell’ontico e nell’ontoaxia: ciascuno di noi nasce e cresce e muore, e ciascuno di noi vale allo stesso modo per il valore, e ciascuno di noi è persona, e ciascuno di noi ha la dignità di persona.

    Ciò che Lei afferma sui deputati venduti (e comprati) non fa una grinza in termini politologici e sociologici. Ma credo che l’illustre avvocato Franzina Biliardo intendesse porre un problema giuridico. E in termini giuridici, un reato, se reato è, non è né di destra né di centro né di sinistra né di centrodestra né di centrosinistra: è un reato e basta.

    Sempre beneaugurando, Le porgo distinti saluti.

    dchb.

    dchb@libero.it

  4. Alessandro, dov’è il problema nella mancanza di vincolo di mandato ?

    è la Costituzione che tanti molto meglio di me potranno commentare , ma non è che adesso per colpa di scilipoti dobbiamo abrogare l’art. 67 ..

    credo..

    o forse si ?

    ma solo per quelli che vanno a destra ??

  5. Egregio Professore , quello è un brocardo di qualche secolo fa, se la forma latina non è corretta io e poche altre migliaia di persone non ce ne eravamo accorti, ma prendo nota e la ringrazio, certo non posso confrontarmi, Lei ha fatto la Normale ed ha un fior di carriera accademica , io sono figlio delle email e degli sms .

    Rimane un fatto, i deputati venduti sono giudicati con metro diverso a seconda della direzione della compravendita, se li compra berlusconi sono uno scandalo, quando vanno all’udc o più a sinistra li fanno santi subito.

    Se i deputati passano a destra nessuno si preoccupa di raccogliere prove, si assume che ci siano corruttele, scambi e regalie , se capita il contrario alzate di scudi non se ne vedono e se qualcuno provoca come ho fatto io siete subito pronti a mettere i puntini sulle i e fare ” i seri ” .

    E allora indagate scilipoti ma indagate anche la carlucci , l’ipotesi di reato è la stessa , o no ?

  6. O Gesù Maria, che brutti scherzi gioca a volte l’«io digitale»…

    E che mai ha detto l’illustre avvocata Franzina Biliardo?

    Ha detto di episodi che possono avere un rilievo penale.

    Ha detto di una lacuna legislativa.

    Ha detto la sua proposta di politica legislativa.

    Ha compiuto il suo dovere di giurista.

    Da qui ad insinuare che sia fascista o che del fascismo abbia compiuto l’apologia, ci corre: c’è un salto che nessuna logica, a cominciare dalla logica di Aristotele permette, ed è il salto dell’inferenza viziata che si ha quando da un giudizio di fatto si pretende d’inferire un giudizio di valore.

    Distinti saluti a tutti.

  7. Quella frase in latino non regge: l’avessi scritta io alle scuole medie o al ginnasio o al liceo, l’insegnante mi avrebbe dato “zero tagliato”.

  8. Scorribande estemporanee per Franzina.

    Ai tempi del Guardasigilli Rocco, il codice penale è del 1930, e dopo l’assassinio Matteotti, la dittatura fascista, già «dittatura a viso aperto» con il famoso discorso dell’«aula sorda e grigia» che poteva diventare un «bivacco di manipoli», per i membri eletti al Parlamento c’era il «listone», formato da persone di conclamata fedeltà al regime, fedeltà devozionale non dissimile dalla fedeltà con cui i devoti di una qualche religione si genuflettono dinanzi al loro dio e a lui rimettono le loro volontà nel «fiat voluntas sua» e nell’«adveniat regnum suum», con l’aggiunta per l’occasione del dogmatico imperativo «credere e obbedire e combattere».

    Gli elettori, senza ancora il suffragio universale, con il suffragio semiuniversale ereditato dalla legislazione dell’ultimo Giolitti sotto l’incalzare dei fendenti ben assestati dal meridionalista Gaetano Salvemini, le donne ne erano escluse perché buone solo ad accogliere con passività il seme maschile fecondante secondo l’immagine tramandata dalla tragedia greca o perché prive di anima secondo l’indiscussa lezione di Tommaso d’Aquino, altra possibilità di scelta non avevano se non quella di scegliere tra gli indicati nel «listone». E i candidati così scelti nel «listone», vigendo lo Statuto Albertino e meglio lo si chiamerebbe Statuto Carloalbertino o Statuto del Regno, per il divieto del «mandato imperativo», avrebbero dovuto rappresentare la «nazione in generale» (art. 41 commi 1 e 2). Non la rappresentarono.

    Forse «baciarono ossequiosi il primo gradino» di palazzo Montecitorio. Ma l’ossequio in quel bacio racchiuso, «besiando un beso» più che «besiando un escalón», era l’ossequio a Mussolini e alla sua «ideologia del fatto» teorizzata da Giovanni Gentile e alle sue leggi razziali che non caso furono introdotte nel codice civile del 1942: l’anno della mia nascita, io d’ufficio iscritto all’anagrafe con il titolo paramilitare di «Figlio della Lupa», nonostante che i miei genitori monarchici fossero antifascisti e dopo l’8 settembre mio padre, dismettendo la divisa di capitano dell’esercito e indossando abiti borghesi, si fosse unito ai partigiani, e nonostante che due miei familiari fossero stati tradotti in Polonia nei campi che con eufemismo canaglia furono chiamati «campi di concentramento» anziché «campi di sterminio».

    I deputati del «listone» non rappresentarono certo la volontà degli oppositori del fascismo e dei condannati dai tribunali speciali del fascismo, tra cui Antonio Gramsci e Antonio Pesenti, mio maestro di Economia politica all’Università di Pisa e mio predecessore nella sua cattedra che a fatica ressi per tre anni, e degli inviati al confino, tra cui Cesare Pavese e Sandro Pertini e Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, e dei rifugiati in altri Stati, tra cui Piero e Ada Godetti in Francia e Alcide De Gasperi nella Città del Vaticano.

    Non sono tempi da rimpiangere, quelli. E però sono anche tempi tristi, questi. I reati commessi dai parlamentari contro la pubblica amministrazione aumentano di giorno in giorno. Al voto di scambio, quasi si trattasse di un normale contratto a prestazione corrispettive nella logica del «do ut des», logica tipica del liberismo capitalistico, tant’è che nel nostro codice civile la proprietà è definita dal punto di vista soggettivistico del proprietario ed è l’unico diritto non personale imprescrittibile e la vendita è il primo dei contratti «tipici» e l’impresa è definita dal punto soggettivistico dell’imprenditore che ne è il «capo» in tedesco traducibile solo con «Führer» e in qualità di «capo» o «Führer» domina «gerarchicamente» i suoi «collaboratori», il potere politico in «partitocrazia» sta cercando di abituarci. E molti ce li ha abituati, attraverso le dieci tecniche di manipolazione dell’intelligenza messe in luce di recente dal mio amico Noam Chomky.

    E addio e addio, allora, all’art. 54 comma 2 della Costituzione, è carta stracciabile, carta straccia da cestino porta carte stracciate. E addio e addio al «dovere» d’adempiere «con disciplina ed onore» le «funzioni pubbliche» che la legge «affida», e con «fiducia affida» e non «attribuisce» o «conferisce», ad alcuni cittadini. Un dovere che vale pure per i magistrati e per gli avvocati se l’avvocatura la si considera come più volte auspicato dal Consiglio nazionale forense, oggi presieduto dal valente collega professor Guido Alpa, se la si considera come organo paracostituzionale o di rilevanza costituzionale, in quanto preposto alla difesa dei diritti fondamentali e inviolabili della persona.

    Niente. All’ordinamento giudiziario continuano ad appartenere, con la compiacenza del Csm, magistrati inquisiti e condannati. E non di rado la differenza tra il becchino e l’avvocato così la saggezza popolare la esprime: «Il becchino spoglia i morti, l’avvocato spoglia i vivi». E non di rado la saggezza popolare, il «latinorum» recuperando, a ragione si lamenta per le liti tirate alle lunghe dai difensori e per anni e decenni pendenti: «Dum pendet, rendet».

    Non ci sono tutele adeguate per il cittadino che volesse denunciare a una qualche procura della Repubblica gli intrallazzi dei nostri politici in politicantato esperti. Correrebbe tra l’altro il rischio di beccarsi una controquerela per calunnia. Ma quanti i cittadini coraggiosi, e per avere «coraggio» bisogna possedere «cuore», disposti a denunciare quegli intrallazzi e a beccarsi un’eventuale controquerela per calunnia, quando è più facile e comodo mettersi a casa le placide pantofole e pantofolando mettersi inebetiti dinanzi al televisore, meglio se con birrozzo e patatine fritte o noccioline o pistacchi accanto?

    E quale interesse hanno i politici a colmare il «buco legislativo» in materia? Credo, nessun interesse: perché per loro sarebbe un atto di masochismo e perché per loro l’interesse coincide ancora con il «particulare» di Guicciardini e non è un «inter-esse», non è l’«essere-tra», l’essere tra il popolo sovrano da cui pure, per mezzo del corpo elettorale, traggono la propria legittimazione.

    Già, la sovranità popolare: da tempo è un mito, un idolo vuoto, un totem. E da tempo ha fatto la fine di tutti i miti e di tutti gli idoli vuoti e di tutti i tabù: relegata in soffitta, se va bene, oppure infranta con il picchiettio del martelletto con cui s’infrangono le statue di gesso cave all’interno, oppure uccisa pezzo dopo pezzo come il corpo di Osiride. Alla faccia dell’art. 67 della Costituzione: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Una vera e propria «fictio iuris», e il diritto, a guardarlo bene dietro le sue quinte, su «fictiones» si fonda e nelle «fictiones» affonda, perché qualsiasi parlamentare rappresenta il partito nel quale è stato eletto e al mandato del partito che l’ha eletto si piega, e alle «veline» del suo segretario di partito, da con confondersi con le «veline» scollacciate per la gioia degli «italioti», obbedisce chinando il capo indifferente o inetto o servile.

    Intervenga la magistratura: quei reati sono perseguibili d’ufficio, e di «notitiae criminis» alla Scilipoti sono pieni i giornali su carta stampata o radiofonici o televisivi o online. E purtroppo la magistratura, o per pigrizia o per poca competenza o per timore degli ostacoli frapposti dall’art. 68 della Costituzione come attuato dalla legge 20 giugno 2003 n. 14, ahinoi promulgata dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, questo non lo so, spesso non interviene.

    E solo so, o mi m’illudo di sapere, che «avocati tanti o troppi e giuristi pochi». E solo so, o m’illudo di sapere, che il nostro Parlamento è colmo di avvocati alla Ghedini o alla Paniz. E solo so, o m’illudo di sapere, che quando un giurista è a libro paga del principe di turno o dei valvassori o dei valvassini di turno, per sopravvivere deve tradire e prostituirsi: tradire la sua missione di giurista difensore della ragionevolezza e dei diritti inviolabili e dei doveri inderogabili di solidarietà, e prostituirsi al modo n cui si prostituiscono le prostitute, prostituirsi in cambio di denaro o di altre utilità o favori per sé e i suoi familiari e i suoi amici e per gli mici dei suoi amici.

    Va bene, Franzina? Ma non prendermi troppo sul serio. Le mie sono scorribande estemporanee dietro le quinte del diritto, e forse alla Nietzsche «scorribande inattuali».

    Postilla.

    Alla Franzina correggere gli eventuali errori di digitazione. A me: «Non ci sono errori di stumpa, almeno si spara».

  9. Buon giorno Alessio B.. Dobbiamo scherzare o parlare seriamente?
    Se è una domanda seria, è ovvio che per parlare di corruzione dobbiamo provare che il voto sia stato “venduto”, rectius barattato con soldi o con altre utilità.
    Circa l’antico broccardo “De se confesso non creditur super crimine alterius” (Chi confessa un delitto non è credibile sui delitti che attribuisce ad altri), non ho la più pallida idea da dove possa essere uscito fuori. E francamente non sono neanche d’accordo….

  10. quindi io posso denunciare i 10 parlamentari del Pdl che sono passati all’UDC ?

    e secondo Lei qualcuno procede nei confronti della Carlucci o la fanno santa subito come una escort qualunque ? ovviamente una escort pentita , intendo.

    a proposito di pentiti, secondo Lei perchè gli antichi dicevano ” de se confesso non creditur super crimine alterius” ?

  11. Corruzione del parlamentare al fine di deviare il proprio voto?? Cioè i parlamentari dovrebbero avere l’onestà di proporre e approvare una legge che li penalizzi nella ‘improbabile’ circostanza in cui essi si facciano corrompere per un voto?? Suvvia.. da quando un tiranno legifera per autotiranneggiarsi?? La popolare saggezza siciliana ci insegna che l’asino del padrone non fa mai danno!! Padroni, tiranni?? Mi son persa qualche passaggio!? Siamo ancora in una repubblica democratica? Quella stessa repubblica democratica nella quale si parla di dovere e diritto civico e di legge uguale per tutti o siamo trapassati ad una forma di stratificazione sociale nella quale chi occupa i posti più alti della piramide gerarchica gode del beneficio di non avere nessuno al di sopra di lui a controllarlo? Forse questa lacuna legislativa dà una esauriente risposta. A questo punto direi che trovata la lacuna resta solo che colmarla!!

  12. Cara Franzina, non dovremmo sottovalutare un altro clamoroso frutto della miopia parlamentare che è l’aspetto tributario e fiscale sottostante alle dazioni di denaro.
    Come dovrebbero essere trattate dal punto di vista fiscale tali entrate?
    Forse come proventi derivanti da attività illecita, come quello derivante dall’attività di meretricio? (L’analogia non è casuale!)
    E poi, la normativa antiriciclaggio in questo caso?
    Dove vanno tali somme? sui conti correnti, nelle cassette di sicurezza?
    Inoltre, da dove vengono tali disponibilità non ufficiali? dal nero delle aziende di chi distribuisce?
    dalle offerte delle parrocchie?
    e la normativa sul finanziamento illecito ai partiti?
    Possibile che solo i poveri cristi si possono vedere monitorati i propri rapporti bancari?
    Da tecnico, non mi sembra sinceramente difficile circoscrivere e sanzionare il fenomeno.
    Altra cosa triste, e che dopo quasi un secolo siamo costretti a fare elogio al clima in cui entrava in vigore il codice Rocco.
    Cos’è apologia del Fascismo?

  13. Complimenti!!Ritengo che lei abbia centrato il problema…un buco legislativo, trascurabile o meglio appositamente trascurata dimenticanza!?

  14. E’ già TANTO TANTO se, una volta fatta la denuncia di compravendita di un deputato, reato GRAVISSIMO, che mina la democrazia nelle Fondamenta, cioè nelle Camere, la Procura di Roma poi indaghi VERAMENTE, a cercare le prove del reato, e non faccia passare il tempo necessario a chiedere l’ archiviazione senza fare NIENTE, FIGURIAMOCI se si riconosce al cittadino denunciante di costituirsi parte Civile!! Siamo LA TOMBA DEL DIRITTO ORA, altre che culla del diritto!! Scilipoti, Razzi, Polidori, Urzo, Barbareschi etc… stanno ancora là, non mi sembra che gli abbiano fatto nemmeno il solletico!!!

  15. Ritengo importantissime le chiarificazioni giuridiche dateci dall’avv. Bilardo.
    La cosa più grave è dovere prendere atto che tanti comportamenti rimangono impuniti perchè la gente non sa, non capisce, non si rende conto e dunque non riesce a difendersi. E’ poi oltremodo grave che il Parlamento sia pieno di avvocati e di giudici ed anche loro tacciano. Sembra quasi che il morbo vero sia quella omertà e della copertura reciproca….

  16. Credo che il problema si annidi nel fatto che gli eletti sono tali senza obbligo di mandato, una volta eletti possono decidere secondo scienza e (in)coscienza della propria facoltà di voto. Ovviamente la libertà di decidere di non votare in ordine alle scelte della parte che li ha eletti dovrebbe consentire di non votare leggi che si ritengono, per qualche ragione, dannose ancorché promosse dalla compagine di origine. La cosa è nobile ma di fatto un’arma a doppio taglio, questa illuminata libertà, fonda la sua ragione sul devastante principio della razionalità assoluta, baluardo dietro cui ci si illude della capacità di un individuo o di un gruppo di individui di operare le scelte giuste ove siano disponibili informazioni complete, tempo per valutare e indirizzi etico morali chiari e condivisi. Ma ahimè così non è, infatti già da molti anni si sa che gli esseri umani agiscono e scelgono secondo una razionalità che è detta limitata, eufemismo per non dire a caso e su basi umorali. Cosa significa che di fatto nelle scelte collettive e individuali quello che prevale è sempre la mera necessità del momento se a monte non si pongono dei principi ben radicati (euristiche?) a baluardo e guida dell’agire. Quindi non mi stupisce ciò che accade mi stupisce di più lo stupore di fronte all’ineluttabile degrado dei principi alla base del concetto stesso di democrazia e bene comune, ergo solo un serio recupero di questi principi può risolvere il problema, ma è realmente possibile in questo contesto storico? Quando il sistema si disgrega tende a stabilizzarsi in altre strutture passando attraverso una condizione di maggiore caos. Cosa serve una legge prescrittiva in questo contesto?

  17. Questo è uno scandalo che supera qualsiasi previsione. Brava Franzina per averci dato indicazioni così tecniche e precise!

  18. Certo non mi troverei al momento nel novero di quelli che potrebbero denunciare di aver dato il proprio voto a qualcuno che ne ha poi fatto mercato vendendosi, però come dice giustamente Franzina il vuoto legislativo in questo senso esiste e sarebbe doveroso farlo entrare in una revisione integrale della legge elettorale. Purtroppo è anche difficile prevedere certe perversioni. Di sicuro bisognerà cercare di evitare in futuro un’intepretazione così transitiva del voto.

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