Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente intervento, da parte del presidente del Consiglio Provinciale di Enna, Massimo Greco (Enna è una delle province destinate – in linea di principio – ad essere eliminate, per effetto della “manovra bis”, contenuta nel decreto legge 138 del 2011; sul tema, vedi anche l’articolo di Giovanni Antoci).

 

La Regione Siciliana ha competenza esclusiva in materia di enti locali e pertanto, la previsione contenuta nell’art. 15, comma 1, del Decreto Legge n. 138 del 13/08/2011 recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri in ordine alla soppressione delle Province che non superano il numero di 300 mila abitanti non è immediatamente applicabile nell’ordinamento siciliano. Per molto meno, cioè per la questione della prevista soppressione dei Difensori Civici contenuta in una precedente legge finanziaria dello Stato, il Tar di Catania con ordinanza n. 864/2010 non ha avuto dubbi ad affermarne il citato principio di diritto.


Tuttavia, fermo restando l’autonomia statutaria del legislatore regionale in materia, che comunque è chiamato ad affrontare la questione nel contesto di una (almeno si spera) più organica riforma dell’architettura istituzionale in Sicilia, vale la pena comunque di simulare un ipotetico scenario per una delle due Province siciliane alle quali è stato notificato “l’avviso di morte”, evidenziando la disposizione di cui al successivo comma 6 dell’art. 15 del medesimo D.L.: “La soppressione delle Province di cui al comma 1 determina la soppressione degli uffici territoriali del Governo aventi sede nelle Province soppresse...”.

Corollario di questa previsione, tanto chiara quanto drammatica, è che nel brevissimo periodo il territorio della provincia di Enna perderebbe, per legge, sia la Provincia che la Prefettura. E’ facile pensare che nel medio e lungo periodo, anche in assenza di una specifica previsione legislativa, possano subire lo stesso trattamento anche altri Enti Pubblici, sia statali che regionali, la cui esistenza è legata alla valenza provinciale di un territorio. Trattasi della Questura, della Compagnia dei Carabinieri, della Tenenza della Guardia di Finanza, dell’Ufficio Scolastico Provinciale, dell’Agenzia delle Entrate, di alcuni Uffici Giudiziari, dell’INPS, dell’INAIL, degli Uffici periferici regionali quali la Soprintendenza, l’Ispettorato e l’Azienda Forestale, la Motorizzazione, l’Ufficio Provinciale del Lavoro, l’Ispettorato Agrario, l’Ufficio del Genio Civile. Ma anche Enti pubblici ad ordinamento autonomo o sottoposti a vigilanza e controllo regionale come l’Istituto Autonomo Case Popolari, la Camera di Commercio, l’Area di Sviluppo Industriale, il Consorzio di Bonifica, l’Azienda Sanitaria Provinciale. E, per effetto domino, il Consorzio Universitario, il Consorzio Autodromo di Pergusa, la Fondazione per l’Istituto Energetico.

In tale contesto di debolezza istituzionale, la Libera Università Kore diventerebbe certamente un delizioso bocconcino per predatori accademici e non di Province limitrofe alla nostra. Il contraccolpo si avrebbe anche nell’ambito dei corpi intermedi: rappresentanze delle organizzazioni datoriali e sociali; ordini professionali; enti bilaterali, patronati, organizzazione del terzo settore ecc…

Ci sono tutti gli ingredienti per decretare la morte di una comunità sociale ed economica ancora oggi chiamata provincia di Enna, così come ci sono tutti gli ingredienti per fare indignare la locale classe dirigente e politica, provocandone una prevedibile reazione.

Massimo Greco

Presidente del Consiglio Provinciale di Enna


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3 COMMENTI

  1. Illustre Pippo, se è per questo l’esistenza dell’Ente Provincia non presuppone neanche la presenza obbligatoria della ex Prefettura, oggi Ufficio Territoriale del Governo, e non a caso tale automatismo viene espressamente previsto solo per legge. Il problema è che quando un territorio come quello della provincia di Enna comincia a perdere pezzi di “Stato” inteso in senso lato, cioè articolazioni della Pubblica Amministrazione, non è difficile pensare ad un lento ma progressivo declino socio-economico. Se nei primi del ‘900 la popolazione ennese era di 250 mila abitanti ed oggi è appena 175 mila abitanti, con la soppressione di ulteriori Uffici (ieri Telecom, Enel, Banca d’Italia) oggi Provincia e Prefettura, è ipotizzabile un incremento demografico dei residenti? E se il trend demografico è questo, nostro malgrado, nel medio e lungo periodo il tasso di sviluppo economico potrà mai invertire la rotta? Non crede quindi che in un contesto territoriale di sostanziale criticità, diminuiranno sia i contribuienti che le partite IVA, così facendo venire meno anche i presupposti per la permanenza di una Direzione Prov.le dell’Agenzia delle Entrate?

  2. L’Agenzia delle Entrate opera con le Direzioni Provinciali con sedi su più Comuni in base al numero di Contribuenti e partite IVA attive.

    Non è obbligata ad avere ambiti che rispettano le provincie statali anche se è semplice individuare la competenza con questi confini.

    In alcune provincie estese è presente con 2 o 3 Direzioni Provinciali che operano con più sedi.

    Quindi con la soppressione di una provincia statale può non esserci nessuna variazione di Direzione Provinciale oppure si può razionalizzare passando da due a una Direzione Provinciale ma lasciando aperte tutte le sedi attuali, la concentrazione in una Direzione Provinciale riduce di 2 dirigenti ( Direttore Provinciale e Capo Ufficio Controlli) ma rimangono invariate le altre posizioni e le altre sedi concentrando alcuni lavori interni in una sola sede. Il motivo per cui sono disegnate le Direzioni Provinciali con l’attuale divisione di competenza è collegato alla presenza delle Commissioni Tributarie Provinciali e non alla provincia statale.

    Tutti gli Enti statali dovrebbero avere sedi decentrate in base alle esigenze della popolazione e non avere la presenza solo se si è capoluogo di provincia.

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