La Corte di Cassazione, prima sezione civile, con decisione n. 3572, depositata il 14 febbraio, si è espressa positivamente sulle adozioni dei single, purché siano presenti due presupposti:
– l’intervento del legislatore
– il concorso di particolari circostanze.

Si afferma che “a proposito dell’adozione legittimante l’art. 6 della legge n. 184 pone il principio conformatore dell’istituto secondo il quale tale adozione è consentita solo “a coniugi uniti in matrimonio”, avendo finora ritenuto il legislatore tale statuizione opportuna e necessaria nell’interesse generale dei minori: solo in presenza del quale l’art. 25, una volta che l’affidamento preadottivo abbia avuto già corso in conformità del principio stabilito dall’art. 6 ponendo in essere di fatto vincoli genitoriali con una coppia unita in matrimonio, autorizza l’adozione nonostante il sopravvenire della morte o della separazione di uno dei coniugi nel corso del procedimento” (…) fermo restando che (…) il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell’ambito di ammissibilità dell’adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell’adozione legittimante”.

Da tempi remoti si discute se la famiglia legittima sia l’unico modello idoneo a garantire l’interesse generale del minore e, nel far questo, ci si è preoccupati delle sorti del matrimonio che, a parere di molti, dev’essere “tenuto in onore da tutti” (Lettera agli Ebrei, cap. 13), anche a scapito dei diritti dei singoli.


E’ emblematica, a tale proposito, anche l’odierna sentenza che, con il solito copione, recita la stessa allusione: la persona non unita in matrimonio, fatte salve alcune “particolari circostanze” (purchè intervenga il legislatore), non dà garanzie.

Credo che non dovremmo farci impressionare da solenni parole, specie se non convincono.

Il sodalizio perfetto non è quel modello di famiglia che considera i single degli intrusi da mettere alla porta.

Passi pure la necessità dell’intervento del legislatore, ma le “particolari circostanze” dovrebbero suscitare forti dubbi, specie se non chiarite o, peggio ancora, se collegate ad avvenimenti dolorosi.

Alle parole, ma soprattutto agli affetti, dovremmo dare un senso, ripulendole da tutte le ambiguità.

Il sodalizio umano è fatto di nubili e di celibi.

Ognuno è madre, padre, sorella e fratello se degno di fiducia, di amore e di amicizia.

Se il legislatore tenesse conto di ciò farebbe cosa buona.


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5 COMMENTI

  1. Seconde il mio punto di vista e ingiusto che una persona sola, non possa adottare un bimbo.Con tanti bambini che muoiono di fame,Se questa persona ,e di sani principi per che no??………….

  2. La corte di Cassazione, con la sentenza n.3572 del 14 febbraio 2011, se da un lato ammette che la Convenzione di Strasburgo del 1967 non vieta l’adozione di bambini da parte di un soggetto single, dall’altro auspica l’intervento del Parlamento perché, in presenza di particolari circostanze, consenta l’adozione di un bambino a persone non sposate. L’auspicio dei giudici, a mio avviso, non comporta un’apertura verso l’estensione generalizzata alle persone singole dell’istituto adottivo, bensì sollecita il completamento della sfera dei diritti dei minori che, trovandosi in particolari condizioni, possano beneficiare degli stessi diritti dei bambini adottati da soggetti uniti in matrimonio, ciò proprio in riferimento al caso oggetto della sentenza, cioè di un’adozione priva di effetti legittimanti. L’adozione dei bambini costituisce un problema sociale di grande portata, che non può essere affrontato nell’ottica di un ampliamento della sfera dei diritti degli adulti, seppure legittimi, senza tenere conto della molteplicità dei fattori che influiscono sull’equilibrio psico-fisico dei bambini, dello sviluppo della loro personalità, del loro diritto a crescere come cittadini, nel senso che devono essere capaci di tutti i diritti accordati ai cittadini in quanto tali. La sentenza, a questo punto, è utile solo per aprire un confronto sereno tra varie forze che da anni su questo tema si confrontano e si scontrano, da quelle religiose a quelle politiche e sociali, senza, comunque, perdere di vista l’obiettivo principale che è quello della tutela del minore. Appare evidente, allora, che non si tratta dell’approvazione della solita leggina, magari da inserire nelle pieghe di una finanziaria. Occorre un intervento complesso che parta dal presupposto che la nostra società è profondamente cambiata, che la famiglia si è trasformata, che i rapporti parentali si sono allentati, che il concetto comune di solidarietà sociale è mutato, che le nuove condizioni economiche hanno reso meno solide le famiglie. Allargare la sfera dei diritti dei cittadini, siano minori, coppie di fatto, famiglie, single, non può prescindere da una moderna rivisitazione del concetto stesso di comunità entro cui i principi di libertà e di appartenenza debbono essere riconsiderati nell’ambito di un rinnovato rapporto uomo-territorio, entro cui possono trovare spazio e cittadinanza anche nuovi diritti.

  3. Complimenti! Credo che siano gli affetti a creare i legami, non già il riconoscimento giuridico.

  4. Condivido perchè –
    se una persona è capace di AMARE e per AMORE si intende : rispetto, stabilità, serenità, fiducia, onestà, libertà, diritti ecc. …, allora è capace di crescere un figlio anche fuori dai contratti sociali.

    Lina

  5. L’articolo è molto chiaro e dovrebbe indurre a riflettere seriamente su quanto affermato.Infatti, non è pensabile che un single per poter adottare un minore debba sperare di separarsi o addirittura di rimanere vedovo.
    D’altra parte, se per crescere un minore “occorrono due genitori”, viene da chiedersi come mai ne basta uno soltanto solo quando uno dei due muore si separa dall’altro.
    Condivido fortemente l’articolo dell’avv. Bruno e mi auguro che i suoi suggerimenti possano trovare pieno accoglimento dal legislatore.

    distintamente
    Virna Mandarà

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