concessioni demaniali marittime

Una selezione imparziale e trasparente dei candidati non è possibile sotto l’estensione fornita dalla normativa italiana vigente.

La direttiva che stabilisce l’erogazione di servizi nel mercato interno (2006/123/CE), la cosiddetta direttiva Bolkestein, pone le regole alla base della libertà di stabilimento e dei principi di non discriminazione e di tutela della concorrenza.

Le autorizzazioni disponibili

Si consiglia il seguente volume:

Sulla spiaggia

Sulla spiaggia

Davide Fassi, 2015, Maggioli Editore

Davide Fassi
Ricercatore in Design al Politecnico di Milano e visiting professor alla Tongji University di Shanghai si occupa di design degli spazi e dei servizi per l’innovazione sociale con un approccio “community centered”. Per lo stesso editore ha pubblicato...



In particolare, l’articolo 12 affronta la ripartizione di risorse naturali o capacità tecniche scarse, che limitano a loro volta il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività. In queste circostanze, gli Stati Membri possono subordinare delle attività commerciali ad un regime di autorizzazione.

Tuttavia, ai sensi della legislazione italiana, è consentita un’estensione automatica e generalizzata dalla data di cessazione delle concessioni per l’utilizzo di proprietà demaniale marittima.Tali beni, come le spiagge, sono utilizzati per scopi turistico-commerciali e sono stati concessi senza una procedura di preventiva selezione.

Per quanto riguarda il periodo attuale, la data di scadenza è stata estesa fino al 31 dicembre 2020.

Concessioni estese?

Ma l’estensione di tali concessioni è stata rifiutata dalle autorità italiane, indipendentemente dalla legislazione nazionale e gli operatori privati del settore turistico che detengono le concessioni hanno mosso varie azioni legali contro tali rifiuti.

Di conseguenza, la domanda di compatibilità della normativa italiana con il diritto comunitario è stata posta varie volte alla Corte di giustizia dai tribunali italiani.

Ieri la Corte europea di giustizia ha fornito loro una risposta nella sua sentenza, dicendo innanzitutto che, ai fini dell’applicazione della direttiva, spetta ai tribunali nazionali determinare se le concessioni italiane devono essere soggette a un numero limitato di autorizzazioni a causa della scarsità delle risorse naturali.

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