Ha ancora senso parlare di Green economy? Lo scorso decennio, si era detto, l’economia dell’energia pulita rappresenterà la vera fonte di progresso, e una immensa opportunità di business. Oggi, con la coda della recessione che continua a farsi sentire, il comparto green sembra sempre più assimilato all’economia in senso più ampio, o è solo un effetto della contraizone del mercato? Gli obiettivi definiti in sede europea incentivano o ostacolano il proliferare i iniziative imprenditoriali? E in che modo i cittadini possono rendersi protagonisti? Ne parliamo con Anna Lambiase, a.d. e fondatore di VedoGreen, in questa intervista a cura delle redazioni di Leggioggi e di ediltecnico.it

 

Green economy: qual è il comune denominatore alle storie di successo in questo settore?

Innovazione sostenibile è il denominatore comune delle storie di successo nell’economia verde, raccontate nel libro di VedoGreen  “Green economy 2.0 – 16 storie di imprenditori eccellenti del nuovo “Made in Italy” presentato lo scorso 17 novembre a Milano. L’innovazione è un elemento caratteristico delle imprese della Green Economy: i dati sulle domande di brevetto green presentate da aziende italiane all’Ufficio europeo dei brevetti nel periodo 2009 – 2014 (dato previsionale sulla base dell’andamento dei primi tre trimestri dell’anno) sono state 2.210, pari a circa il 9,5% del totale delle domande italiane presentate nello stesso periodo. Il dato assume particolare rilevanza se si considera che nel periodo in questione si è registrato un rallentamento del totale delle domande di brevetto a fronte di un trend di crescita di quelle green.

 

In Italia, c’era una volta l’era del fotovoltaico, poi tutto si è fermato. Finiti gli incentivi, si è bloccato il mercato. L’abbiamo saturato di aziende? Costi di installazione eccessivi, ripresa dell’investimento in un tempo troppo lungo… Quale può essere la causa della crisi del fotovoltaico italiano?

La crisi del fotovoltaico ha avuto origine dalla bolla creatasi intorno agli incentivi che in un primo momento hanno stimolato e trainato il settore per poi diventarne la causa del declino. Nel periodo d’oro del fotovoltaico, abbiamo assistito alla nascita di numerose aziende specializzate nell’installazione in un settore che è crollato poi al primo accenno di taglio degli incentivi da parte del governo e di incertezza normativa: in Italia il sostegno pubblico al mercato fotovoltaico non ha portato alla nascita di industrie produttrici di tecnologia, ma ha dato impulso alla speculazione finanziaria, provocando anche una conversione dei terreni agricoli destinati all’agricoltura in centrali fotovoltaiche, ritenute più redditizie rispetto alla messa a coltura.

Oggi il mercato secondario del fotovoltaico italiano mostra segnali di fermento, come confermano le richieste che riceviamo frequentemente in VedoGreen legate alla vendita/ricerca di impianti. Il settore sta attraversando da un paio di anni una fase di consolidamento con soggetti aggregatori che fanno investimenti di lungo periodo.

Ma noi per green 2.0 non intendiamo fotovoltaico, bensì l’economia verde del futuro.

 

La mobilità sostenibile è un altro tema all’ordine del giorno per un’Italia che tenta di essere più green. Alcune iniziative in alcuni comuni ci sono state, ma mancano i soldi per gli investimenti. Quali sono le soluzioni di mobilità sostenibile più utili a cambiare la vita delle città, e quindi anche la nostra?

Le principali soluzioni di mobilità sostenibile da implementare per migliorare la vivibilità delle città sono da ricercare in due strade: incentivare programmi di bike e car sharing, anche attraverso il sostegno di iniziative sociali. Per quanto riguarda la mobilità a livello generale dobbiamo sostenere lo sviluppo del trasporto ibrido: le case automobilistiche stanno investendo in ricerca e sviluppo di nuovi modelli elettrici, ma è indispensabile un piano di investimenti pubblici per creare l’infrastruttura necessaria alla diffusione e affermazione di questo nuovo paradigma, anche per favorire gli investimenti nel mercato dell’elettrico da parte di fondi e investitori istituzionali. Incentivare semplicemente l’acquisto di auto ibride non è sufficiente e non contribuisce alla crescita del settore. Nell’eco-mobility pubblico e privato devono cooperare: senza un concreto programma di sviluppo infrastrutturale da parte del soggetto pubblico, gli investitori privati non sono spinti a sostenere finanziariamente il settore.

 

La regolamentazione europea, con le sue norme e gli obiettivi, sta favorendo lo sviluppo del settore, oppure a volte il sovrapporsi di norme rischia di rendere i processi di crescita più macchinosi?

Riteniamo che la regolamentazione possa rappresentare senza dubbio un driver di crescita interessante per la Green Economy italiana ed europea, l’Osservatorio VedoGreen mappa per ognuno dei 10 settori green (Agribusiness, Ecobuilding, Eco-Mobility, Environmental Services, Green Chemistry, Lighting Solutions, Smart Energy, Waste Management, Water, Air & Noise Treatment, White Biotech) le linee guida strategiche di stampo normativo e tecnologico che ne favoriranno la crescita e che attrarranno l’interesse degli investitori in questa industria.

Il quadro regolamentare europeo è necessario per coordinare le azioni di tutti i Paesi dell’Unione indirizzandoli verso la riduzione delle emissioni inquinanti e la conversione ad un’economia più rispettosa dell’ambiente e sostenibile. Spetta poi agli Stati membri recepire le direttive europee e attuarle nella regolamentazione nazionale. Per favorire gli investimenti nella Green Economy italiana, soprattutto da parte di operatori esteri, è fondamentale la certezza del diritto e la non retroattività dei nuovi interventi normativi, principi che nel nostro Paese non sempre sono rispettati dai vari governi.

 

Si parla tantissimo di bioedilizia e di soluzioni green per le costruzioni. In Italia, però, le proposte delle aziende in questo senso tardano a prendere veramente piede: è difficile cambiare la mentalità dei costruttori, che lavorano allo stesso modo (ben poco green) da tanti anni. La normativa (europea e nostrana) ci impone certi obiettivi, ma non sono sufficienti per cambiare le cose. Per avere una svolta ecosostenibile anche nell’edilizia italiana come si può agire?

Le normative europee e italiane a favore del risparmio energetico degli edifici e di una maggiore efficienza in edilizia sono numerose, pensiamo all’ecobonus (D.L. 4 giugno 2013) a favore degli interventi di efficienza energetica o alla direttiva 2010/31/UE concernente la prestazione energetica degli edifici. Le aziende dell’Ecobuilding che monitoriamo nel database proprietario Vedogreen mostrano risultati positivi; nel periodo 2009-2012 sono cresciute con un tasso di crescita medio composto del 6%, in controtendenza rispetto al mercato dell’edilizia tradizionale che tra il primo trimestre del 2008 e il quarto del 2012, ha visto una perdita cumulata del 23,7% (dati Banca d’Italia).

Un comparto che sta crescendo in questi anni è quello degli edifici certificati: già oggi il parco di edifici green è raddoppiato rispetto al 2010 e ha raggiunto il 2% del totale e una delle certificazioni più utilizzate è quella CasaClima, nata 10 anni fa per iniziativa della Provincia di Bolzano, che ha superato il traguardo delle 5.000 certificazioni, affermandosi come il protocollo numero uno in Italia, in particolare nel Nord (dati Unioncamere 2014). Secondo Navigant Research, il fatturato globale di materiali e componentistica per il green building arriverà a valere 254 miliardi di dollari nel 2020. In Italia la certificazione LEED muove oltre 3 miliardi di euro di cantieri. Segnali positivi di ripresa ci sono e in VedoGreen cerchiamo di cogliere i trend in anticipo.

 

In Europa, e in Italia in particolar modo, non si vede ancora la fine del tunnel della recessione. Contrariamente alle previsioni, infatti, il Pil resterà in discesa anche nel 2014. Forse avremmo davanti agli occhi altri dati, se qualche anno fa la politica avesse deciso di puntare con più decisione sull’economia verde?

Nel 2011 quando VedoGreen è nata la Green Economy era ancora quasi una visione, oggi, a distanza di soli 3 anni è una realtà, che coinvolge 341.500 aziende in Italia che investono in prodotti e tecnologie green (dati Unioncamere 2014). Le aziende che stanno convertendo il loro business in chiave sostenibile si dimostrano più competitive sui mercati internazionali: il 19,6% esporta stabilmente, contro solo il 9,4% di quelle che non puntano sul green. Sul fronte occupazione i cosiddetti green jobs rappresentano il 13,2% (3.000.000) del totale delle assunzioni con nuove professioni come il Green technology manager, il CSR Manager; l’Energy Manager e il Communication Green Manager.

La Green Economy si conferma quindi la chiave per la ripresa economica e necessita di un pieno sostegno da parte delle istituzioni. VedoGreen si impegna per attrarre l’attenzione delle istituzioni sull’economia verde: recentemente abbiamo organizzato un evento dedicato alle eccellenze della Green Economy italiana, “Aspettando Expo 2015, Green Economy 2.0”, nel corso del quale assieme a UKTI e Dintec abbiamo premiato le 30 migliori società green che hanno avuto il merito di essersi distinte per capacità innovativa e tecnologica nel proprio modello di business.

 

Oggi i cittadini, con le informazioni reperibili ogni momento, dimostrano attenzione particolare ai consumi energetici e di carburanti. Lo vediamo ad esempio nel pagamento delle utenze, o nell’acquisto di mezzi a basse emissioni. In che modo questa maggiore consapevolezza può stimolare, da una parte, risparmio per le famiglie, e dall’altra maggiori investimenti da parte dell’economia? 

I cittadini sono diventati più consapevoli nei comportamenti di consumo energetico, in buona parte a causa della crisi economica, ma anche per una maggiore sensibilità e consapevolezza nei confronti delle tematiche ambientali. Tutto ciò favorirà  la crescita dei business legati a tecnologie che migliorano l’efficienza energetica: gli investitori stanno già puntando su questo settore industriale e anche noi come VedoGreen siamo impegnati nel sostenere la crescita di queste aziende favorendone l’incontro con gli investitori, la ricerca di capitale per le aziende green e l’advisory per la quotazione in Borsa.

 

Green Economy 2.0

Green Economy 2.0

Laura Magna, 2014, Maggioli Editore

VedoGreen, la società del Gruppo IR Top, partner Equity markets di Borsa Italiana, è specializzata nella finanza per le aziende green quotate e private.
Nasce nel 2011 dall'ideazione dell'Osservatorio "Green Economy on capital markets", report annuale sulle aziende green quotate nei...



1 COOMENTO

  1. […] La Green Economy e le imprese del settore sono sicuramente innovative: il loro modo di operare ha portato diversi cambiamenti, in Italia soprattutto. Ma, precisamente, cos’è la Green Economy e la Green Economy 2.0? Cos’è cambiato da quando, all’inizio, di Green Economy si parlava solo, a oggi, che la Green Economy ha preso piede? Tra Italia ed Europa, è una bella sfida, se viene affrontata come si deve: per esempio, seguendo la normativa europea come una guida nella crescita green. Ne abbiamo parlato con Anna Lambiase, a.d. e fondatore di VedoGreen, in questa intervista realizzata in collaborazione con la redazione di Leggioggi.it. […]

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