Qualche giorno fa, ho ammirato su Gizmodo il contenuto tecnologico dello zaino che Steve Wozniak (co-fondatore della Apple insieme al più famoso Steve Jobs) porta sempre con sé: ben 23 kg di laptop, smartphone, tablet e altri gadget da geek.

Normale, viene da pensare, lui è un informatico. Ma siamo proprio sicuri che sia così?

Magari lo zaino di Wozniak è un po’ esagerato, ma ormai un numero sempre crescente di professionisti – non necessariamente informatici – affronta le proprie trasferte (lavorative e non) con un inseparabile bagaglio tecnologico che ha ben poco da invidiare a quello di Woz. E gli avvocati non fanno eccezione.

Per rimanere al passo nonostante viaggi e tempi morti (pensate alle ore trascorse in attesa che venga chiamata la “nostra” causa), codici e libri hanno fatto spazio a dispositivi tecnologici che ci consentono di essere sempre connessi.

Di sicuro, siamo in condizione di aumentare l’efficienza (e di essere produttivi in ogni situazione), ma “non è tutto oro quello che luccica” e conviene iniziare a riflettere su pregi e difetti di ciascun device.

In linea di massima, è possibile affermare che il moderno avvocato porta almeno tre tipi di dispositivo nel proprio zaino (magari a pannelli solari per evitare di rimanere a corto di energia elettrica).

1. NOTEBOOK

Alcune categorie professionali possono già farne completamente a meno, ma per un avvocato  – e più in generale per ogni professionista che scrive molto e usa gestionali – è ancora indispensabile.

Pro Ci consente di poter sempre lavorare come se fossimo in una stanza del nostro studio (anche se ci troviamo a centinaia di km di distanza, magari in attesa del nostro volo in aeroporto) grazie alla possibilità di condividere documenti attraverso il cloud e alle banche dati di leggi e sentenze raggiungibili via Web.

Contro Il notebook non può essere utilizzato in tutte le occasioni; infatti, anche se riusciamo a sopperire alla scarsa difusione di Wi-fi gratuito con il tethering dal telefono, in molti luoghi pubblici si fatica a trovare una presa elettrica (aereoporti in primis).

Per non parlare del fatto che ci sono situazioni (udienze, convegni, ecc.) in cui se abbiamo tempi morti non riusciamo ad utilizzarlo perché non abbiamo sufficientemente spazio o non ci sono le condizioni per avere la necessaria riservatezza (è in ogni caso consigliabile l’utilizzo di apposite pellicole – c.d. “privacy filters” – che si applicano sullo schermo e impediscono a chi ci è vicino di visualizzare il contenuto dei documenti a cui stiamo lavorando).

2. TABLET

È la soluzione ideale per tutte le volte in cui non possiamo usare il notebook.

Pro Ci consente di poter leggere agevolmente ed editare documenti anche se siamo in viaggio o abbiamo poco spazio a disposizione.

Contro L’integrazione con il cloud non è ancora perfetta e non consente ancora di sostituire completamente il notebook; per non parlare del fatto che non esistono ancora  affidabili suite specifiche che consentano all’avvocato di abbandonare il classico gestionale.

3. SMARTPHONE

Si tratta del dispositivo più diffuso tra i professionisti, anche se – la maggior parte – non ne sfrutta ancora appieno le potenzialità.

Pro Si usa – oltre che per le telefonate – per tenere sotto controllo la mail o per le urgenze (come l’ultima revisione ad un documento importante) ed è, inoltre, il modo più rapido ed efficiente per gestire i social networks (Twitter in primis);

Contro Basta mezza giornata di uso intenso e la batteria ci abbandona… davvero troppo poco per chi lavora!

Per non parlare del fatto che l’uso dello smartphone sempre e comunque ci può addirittura danneggiare. Avendo la sensazione per cui possiamo essere sempre connessi, alla fine, restiamo sempre connessi. Invece di goderci il viaggio o la cena, invece di guardare fuori dal finestrino e vedere il panorama oppure invece di prestare attenzione a quello che dice chi è fisicamente con noi.

Se siamo in una riunione o in una cena di lavoro e il nostro dito rimane incollato al cellulare, è molto difficile concludere nuovi accordi o stringere importanti relazioni. E ciò anche se non inviamo messaggi, ma semplicemente ci limitiamo a controllare di aver ricevuto nuovi sms o mail.

Controllando costantemente il nostro telefono, infatti, facciamo capire che qualunque cosa accada sul nostro smartphone è più importante della conversazione che stiamo avendo con le persone che sono con noi.

È proprio questa l’impressione che vogliamo dare?

Forse, in alcune occasioni, è meglio rimettere tutto nello zaino.


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Ernesto Belisario
Si dice che “si è ciò che si fa” e allora, per presentarmi, scriverò quello che faccio e che mi piace fare. Sono avvocato (http://www.studiobelisario.it) e mi occupo prevalentemente di diritto amministrativo (appalti, edilizia, urbanistica, responsabilità erariale e pubblico impiego) e di diritto delle nuove tecnologie (e-government, privacy, commercio elettronico); infatti, grazie alla felice intuizione di un mio Maestro, più di quindici anni fa decisi di unire i miei due interessi (il diritto e l’informatica) per farne una professione. Le materie che pratico nell’attività forense, in cui mi sono specializzato con appositi percorsi di studio, sono le stesse che insegno presso l’Università degli Studi della Basilicata e in numerosi Master e corsi di formazione e specializzazione in giro per l’Italia. Immagino che, arrivato a questo punto, il lettore si aspetti qualcosa di extralavorativo, passioni, interessi ma – riservatezza a parte – le mie passioni coincidono con il mio lavoro: se non mi divertissi (trovo la pratica del diritto molto creativa), credo che sarebbe molto noioso. Per questo, oltre a tenere un blog (http://blog.ernestobelisario.eu), sono impegnato in alcune importanti esperienze associative: sono Presidente del Circolo dei Giuristi Telematici (http://www.giuristitelematici.it), Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government (http://www.datagov.it) e Segretario Generale dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione (http://www.politicheinnovazione.eu). Ho una vera passione per la divulgazione, che mi ha portato - da sempre - a scrivere articoli e libri sulle tematiche che mi interessano e mi piace molto ricevere il feedback di chi mi legge; del resto come Voltaire, credo che i libri più utili siano quelli in cui “i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole”.

2 COMMENTI

  1. In questo articolo si parla di hardware, ma occorrerebbe parlare anche di software.
    In ogni caso manca un accenno all’uso di funzioni inserite negli smartphone e nei tablet, come la possibilità di fotografare documenti.
    A tal proposito mi è capitato di imbattermi in richieste di cancellieri che impongono il pagamento di diritti nel caso in cui si fotografino documenti inseriti in fascicoli giudiziari, il che testimonia un inadeguato approccio del corpo burocratico all’utilizzo della tecnologia nell’ambiente lavorativo esterno ai nosri studi professionali.

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