Cosa hanno in comune Pisa, la città della torre pendente più famosa del mondo, e Vittoria, città di primizie ortofrutticole esportate in tutta Europa?

Apparentemente nulla, se non il fatto di essere la città in cui il sottoscritto ha trascorso i nostalgici anni universitari, la prima, e dove è cresciuto e vive attualmente, la seconda.

Tutte cose di cui entrambe non credo possano farsi vanto.

In realtà queste due città così distanti tra loro, Pisa, a pochi chilometri dalla foce dell’Arno, nella verde Toscana, con vista sul Tirreno, e Vittoria, “più a sud di Tunisi, in Sicilia, nel cuore stesso del Mediterraneo”, sono accomunate da un nobile e altamente simbolico gesto.

A poche settimane l’una dall’altra, hanno entrambe adottato il Codice Etico per gli Enti locali, la c.d. “Carta di Pisa”, dal nome della prima città italiana a sottoscriverlo.

Forse per reagire una volta per tutte all’invettiva dantesca che la crocifiggeva come “vituperio de le genti del bel paese là dove ‘l sì suona”, forse per fare uno sgarbo ai cugini livornesi che da anni sostengono come sia “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”, la città di Piazza dei Miracoli ha messo stavolta tutti in riga e ha dato l’esempio, adottando per prima l’atto.

La carta è un vero e proprio codice etico destinato agli enti locali, con il dichiarato intento di garantire la trasparenza e la legalità nella pubblica amministrazione, contrastare le infiltrazioni mafiose e bandire qualsiasi conflitto d’interesse.

Il Comune di Vittoria, che ha adottato il Codice proprio ieri, non è nuovo a queste iniziative. Nel settembre 2008 è doveroso ricordare come sia stato il primo tra i Comuni italiani ad approvare ed inserire nel regolamento comunale una norma anti-racket, che prevede delle agevolazioni nei tributi locali per tutti gli imprenditori che denunciano il pizzo. Un modello che ha fatto scuola, seguito poi a ruota da moltissimi comuni italiani.

Il Codice etico per gli enti locali, promosso da Avviso Pubblico, la rete nazionale degli enti locali per la formazione civile contro le mafie, è stato redatto in un modello unico, ma adattabile a tutti gli enti, da una commissione di esperti, composta da amministratori locali, docenti universitari e funzionari della pubblica amministrazione.

Presentata ufficialmente lo scorso 28 febbraio alla Camera dei Deputati, la Carta di Pisa non necessita di particolari procedure per il suo recepimento, potendo semplicemente essere adottata con un atto del Sindaco o del Presidente della Provincia o della Regione, con una delibera di giunta o di consiglio, ma anche da un singolo consigliere. E’ evidente come ciò consenta di evitare percorsi complessi e di raggiungere prontamente lo scopo, con sicurezza, essendo i sindaci a nominare gli assessori e i rappresentanti nelle aziende partecipate e nei consorzi, ai quali si estendono, naturalmente, le regole previste dal Codice.

Trovano regolamentazione, all’interno del Codice, alcuni temi “croce e delizia” di ogni amministrazione locale, come la trasparenza, il conflitto d’interessi, il finanziamento dell’attività pubblica, le nomine in enti e società pubbliche, i rapporti con l’autorità giudiziaria, con i mezzi di comunicazione e con i cittadini. Sono anche previste delle sanzioni nei casi di eventuale inadempimento, tra cui il richiamo formale e la censura pubblica, fino alla revoca della nomina o del rapporto fiduciario.

Sottoscrivendo il Codice i Sindaci assumono, in sintesi, i seguenti impegni:

– Trasparenza: piena trasparenza patrimoniale tramite il sito internet del Comune (attività patrimoniali svolte, redditi, incarichi ricevuti e potenziali conflitti di interesse).

– Divieti: non saranno accettati regali eccedenti 100 euro l’anno per ogni soggetto che effettua il dono. E non sarà accettato alcun tipo di vantaggio riconducibile a prestazioni erogate da chi ha rapporti di natura contrattuale con il Comune.

– Conflitto d’interesse: impegno a rendere pubblico l’eventuale conflitto di interesse. Facendo prima tutto il possibile perché non si realizzi.

 Cumulo: attenersi alle regole in vigore volte a limitare il cumulo dei mandati politici.

– Pressioni indebite: l’impegno a non svolgere, nei successivi 5 anni all’incarico, attività lavorative presso soggetti privati che hanno avuto rapporto con l’Amministrazione.

– Finanziamento della attività politica: non accettare finanziamenti irregolari non dichiarati. Anzi, a rendere pubbliche , ogni anno, tutte le fonti di finanziamento regolare. Astenersi dal ricevere finanziamenti diretti alla propria attività politica da parte di chi ha avuto rapporti contrattuali con l’Amministrazione.

 Confronto democratico: dimostrare la più ampia disponibilità nel favorire l’accesso alle informazioni. Assumere atteggiamenti rispettosi di tutti gli amministratori e i rappresentanti politici, pur nella normale conflittualità dialettica.

– Promozione del Codice etico e della partecipazione popolare alla vita amministrativa: favorire la conoscenza della vita amministrativa del Comune tramite l’informazione che favoriscono la partecipazione dei cittadini.

– Rapporti con l’Amministrazione: opporsi a reclutamento del personale non basato sui meriti e le competenze. Ridurre allo stretto necessario il ricorso a consulenti esterni. Usare e custodire le risorse  e i beni con oculatezza e parsimonia, contrastando gli sprechi.

– Nomine in enti, consorzi, comunità e società pubbliche o partecipate: i soggetti da nominare devono aderire al Codice Etico. Per ogni nomina va applicata la prescrizione del “Codice di autoregolamentazione” della Commissione d’inchiesta sulla criminalità organizzata. Rendere pubblico su Internet l’elenco delle nomine e i termini di scadenza dei mandati.

– Rapporti con i mezzi di comunicazione: rispondere in maniera diligente, sincera e completa alle richieste di informazione da parte dei mezzi di comunicazione.

– Rapporti con l’autorità giudiziaria: in presenza di indagini massima collaborazione con l’autorità giudiziaria.

– Sanzioni in caso di inadempimento: in caso di mancato rispetto del Codice, sarà sanzionato, dal richiamo formale fino alla revoca della nomina, comunicando al Consiglio Comunale.

L’arguto lettore potrebbe tuttavia chiedersi come non risulti un po’ paradossale la fissazione di un simile elenco di regole etiche all’interno di un corpus normativo creato ad hoc, dovendo essere se non scontato quantomeno doverosamente esigibile che un cittadino investito di pubbliche funzioni e chiamato ad amministrare un ente pubblico nell’interesse della collettività adempia al mandato in maniera trasparente e moralmente irreprensibile.

Ma l’arguto lettore peccherebbe di ingenuità se non considerasse che in tempi come questi, sarebbe meglio non dare assolutamente niente per scontato. Al contrario, si finirebbe per entrare in un perverso circolo vizioso in cui si dovrebbe dare per scontato anche che ogni Presidente della Regione Sicilia sia indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, o che i politici utilizzino i finanziamenti pubblici dei partiti di appartenenza per fini meramente privati, o che un disegno di legge contro la corruzione che da anni ci chiede l’Europa e che è invocato a gran voce dalla Corte dei Conti e non solo, marcisca nei cassetti della Commissione Giustizia della Camera, vanificando lo straordinario lavoro svolto dalla Commissione di studio sulla trasparenza e la prevenzione della corruzione nella P.A. (due membri della quale hanno contribuito alla stipulazione della Carta di Pisa).

E poi, si vuole considerare lo straordinario effetto scenico da attore hollywoodiano consumato del consigliere comunale di turno che, nel corso di un’infuocata riunione del consiglio, si alzi e esclami: “Signor Presidente, mi appello all’art. 5 del Codice Etico!”.

Allora, in tempi come questi, ben vengano i gesti nobili, ben vengano i buoni esempi.

Riecheggiano le parole di Sandro Pertini: “i giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo“.

 

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Giovanni Antoci
Ragusano di nascita ma vittoriese di residenza e di indole, dopo la maturità classica parto alla volta della fiorente e fervida Toscana, con soltanto “L’uomo della pioggia” di Grisham nello zaino e “Un giudice” di De Andrè negli auricolari, per studiare legge all’ombra della torre pendente più famosa del mondo. Conseguito l’ambito titolo nel 2008 a pieni voti e lode accademica, sospinto dall’amore e da una sorta di dovere morale, ritorno in Trinacria dove svolgo un anno di servizio civile nazionale in Caritas, con la quale continuo saltuariamente a collaborare come formatore e consulente legale, e dove mi occupo di vari progetti sulla legalità presso alcuni istituti scolastici locali come esperto formatore esterno. Recentemente, convintomi finalmente a intraprendere la pratica forense, approdo nel rinomato studio legale del direttore, dove ogni giorno riesco a coniugare la passione per il diritto (pubblico, in particolare) a quella per il web, con la predisposizione d’animo di chi sa di non sapere niente. Ingordo lettore, oltre al già citato padre dei legal - thriller, adoro i gialli di Faletti e i romanzi storici di Manfredi. Innamorato dei cantautori, ho inciso sul cuore un verso di Guccini: “Sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare”.

4 COMMENTI

  1. Caro Professore,
    è con immensa gioia e un bel po’ di commozione che accolgo i suoi “righini”. Come potrei mai non avere memoria delle sue preziose lezioni di filosofia del diritto? Ore in cui il tempo sembrava fermarsi e quella triste e fredda sala del cinema Odeon si trasformava in un palcoscenico misterioso e immenso in cui lei, unico attore di classe, riusciva a far materializzare davanti i nostri occhi la cieca superba presunzione di Socrate, il coraggio indomito di Antigone, o il doloroso ma consapevole “pensiero degli abissi” di Nietzsche.
    Ha ragione, non erano lezioni di filosofia del diritto ma lezioni di filosofia etica, alle quali si dava troppo poco spazio, pur essendo fondamentali nella formazione di nuovi giuristi.
    In trincea, tutti i giorni, mi rendo conto di quanto fossero tremendamente vere le sue parole sul non prostrarsi al diritto “quia iussum” ma di avere la dovuta sensibilità di riconoscerlo “quia iustum”, e soprattutto il coraggio di esprimere un giudizio di valore sul contenuto delle norme.
    In trincea, tutti i giorni, mi sforzo di avere la sensibilità necessaria di riconoscere se quella che ho di fronte sia una “lex ingiusta” e dunque una “non lex”, e di fare di conseguenza delle scelte.
    A volte ci riesco. A volte no. Ma mi sforzo di farlo, e credo che gran parte di questa battaglia interiore sia merito suo.
    Lei mi ha insegnato che l’etica, e dunque la giustizia, “vive di vita perigliosa e combattente”. Ed io, non maestro del mio maestro, non son degno, ma forte dei suoi insegnamenti, schierato a spada tratta dalla parte dell’etica, combatto, tutti i giorni, qui in trincea.

    E’ con immensa stima, che le mando un abbraccio dalla terra “unni l’aceddi ci vannu a cantari e li sireni ci fannu all’amuri”.

    P.S.
    Qualche giorno fa ho ripreso in mano i suoi manuali, per prestarli all’Avv. Angela Bruno, “straordinario talento letterario, persona straordinaria”, ha ragione, ed eccellente “maestro di diritto”, aggiungerei. Dalle pagine di quel “miti e politica” consumato a forza di (ri)leggerlo, è venuto fuori un pezzettino di carta logorato, sul quale, con calligrafia a dir poco imbarazzante per la fretta di non perdere nemmeno una sillaba, era annotato: “L’amore più grande è quello che si dà e non si può ricevere. I più grandi amori sono quelli impossibili, perché non essendosi mai consumati, mai si consumano, e dunque durano in eterno”. 21/11/2001, Pisa, cinema Odeon. Prof. Corradini

  2. Caro Giovanni,

    da Pisa a Vittoria questi miei righini, a quella Vittoria dove dimora anche Angela, straordinario talento letterario, persona straordinaria che nel cuor mi sta, e dolce mi sta confissa. E questi righini per dirti che leggendoti non mi sono sentito un «superfluo», come invece a volte mi sento abbozzando in tardanza d’anni un bilancio della mia vita e pensando alle cose che avrei potuto fare e non ho fatto e alle parole che avrei potuto pronunciare e non ho pronunciato. E non mi sono sentito un «superfluo» perché tu nell’etica credi, e le mie lezioni di filosofia del diritto, forse ne ricorderai qualcuna, erano o m’illudevo che fossero lezioni di filosofia etica, un diritto senza etica a semplice tecnica buona a ogni uso riducendosi, un diritto senza etica al «princeps» di turno prostituendosi nei campi di sterminio e nei gulag e nelle foibe e sulle sedie elettriche e sui lettini delle iniziazioni letali e sulle piazze delle lapidazioni e delle fucilazioni e delle ghigliottine e delle impiccagioni. Ora l’allievo ha superato il maestro, per fortuna di entrambi. Ora l’allievo è diventato maestro del suo maestro, per fortuna di entrambi. Allo stesso modo in cui son diventato allievo di Angela, per fortuna di entrambi.

    La «Carta di Pisa-Vittoria» non brilla per limpidezza di scrittura. Non brilla per «concinnitas»: molte norme ripetono norme della Costituzione e del codice penale. Non brilla là dove impegna i Sindaci e gli Amministratori di un Comune a «educare i cittadini alla legalità»: non alla legalità senza aggettivazione alcuna bisogna educarli ma alla «legalità democratica», sennò si corre il rischio di educarli alla legge purché legge, quali che ne siano i contenuti, il rischio che Antigone non corse disobbedendo al decreto di Creonte. Non brilla in tema di «partecipazione» dei cittadini ai processi decisionali: c’è il «conoscere» e non c’è il «deliberare», c’è la «trasparenza» della casa pubblica e non ci sono sedie da protagonisti per i cittadini quando in questa casa si tratta di votare nella stanza del Consiglio o in quella della Giunta e Rousseau non c’è.

    E però brilla di raggio verde la «Carta di Pisa-Vittoria» per il suo porre l’etica prima del diritto e per il suo porre l’etica nel diritto. E brilla di raggio verde per il suo andare oltre Hobbes e Kelsen. Non «auctoritas facit legem» e invece «amor facit legem», la mia e la tua e la sua legge, la legge di tutti gi uomini della terra in «solidarietà» congiunti nonostante le latitudini e le longitudini, latitudini e longitudini che nel geodiritto si slargano e si slungano all’infinito.

    Ti abbraccio e per me abbraccia Angela.

    Postilla.

    Spero che le mie modeste critiche non suonino offesa per il Sindaco di Pisa e per il Sindaco di Vittoria. Per mia indole, tu mi conosci, non sono abituato a offendere. Ma se per caso li ho offesi senza volerlo, mi tranquillizza che il «moderatore» di questo blog è libero di non pubblicare questi miei righini per te.

  3. Bell’articolo, belle parole, perfettamente d’accordo con l’assunto: “.. in tempi come questi, ben vengano i gesti nobili, ben vengano i buoni esempi..i giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo“.
    Ma allora come mai ci troviamo di fronte a un Comune che “predica bene e razzola male”? e cosa ancora più grave la realtà è la stessa nell’intera Italia.
    Mi pare di aver capito che la carta di Pisa affermi: “Rapporti con l’Amministrazione: opporsi a reclutamento del personale non basato sui meriti e le competenze”. Beh ho i miei dubbi che questo accada veramente, anzi ho la certezza che non sia così.
    Allora mi auguro veramente che questo non rimanga solo un mero gesto simbolico, inutile e superfluo, del resto noi giovani siamo fin troppo sfiduciati.

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