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Normativa di Riferimento

Nuove Tecnologie 27 settembre 2011, 22:34

La Siae che vorremmo

In regime di concorrenza con altri intermediari di diritti, più trasparente, ibrida – lasciando che gli associati decidano quando fare da soli


Nei giorni scorsi ho partecipato ad uno stimolante convegno organizzato da MEI Supersound nel quale si è discusso della “SIAE che vorremmo!”.

Pubblico qui di seguito la traccia del mio intervento nel quale ho cercato di tratteggiare, in cinque minuti, (perdonate, quindi, la sintesi su argomenti che meriterebbero ben maggiore approfondimento) la SIAE che vorrei e che, credo, il Paese possa ambire ad avere.

Il titolo del convegno – “La SIAE che vorremmo” – dice che quella attuale non è la SIAE che in molti vorrebbero, mentre il decreto di nomina dell’attuale commissario straordinario dell’Ente, Gianluigi Rondi racconta che, in ogni caso, la società oggi ha una governance insostenibile.

Ecco quanto si legge nel provvedimento: “in base alle risultanze di tutta la documentazione acquisita sia dal Direttore generale della SIAE, con nota n. 652 del 21 dicembre 2010, sia dal Sostituto Presidente della Societa’ ed agli esiti delle audizioni svolte il giorno 8 febbraio 2011, emerge il carattere strutturale e non casuale ed episodico dell’impossibilita’ di funzionamento dell’organo assembleare, in quanto alcune associazioni di autori ed editori hanno chiarito che la mancata partecipazione di loro rappresentanti alle Assemblee convocate e’ da attribuirsi ad una precisa ‘scelta voluta’ per la contestazione del modello di governance della Societa“.

La circostanza che l’ingovernabilità della Siae, oggi ratificata nel provvedimento, sia figlia dell’assetto dell’ente eguale a sé stesso da decenni e dalle dinamiche di governance di sempre, rende evidente che i cambiamenti necessari per risolvere i problemi della SIAE – ma soprattutto quelli del settore nel quale essa dovrebbe operare – sono di straordinaria intensità, direi epocali.

Non basterà l’ennesima operazione di maquillage e guai, peraltro, a dimenticare che tra qualche mese le istituzioni UE diranno la loro sulla disciplina delle società di gestione dei diritti con l’ovvia conseguenza che le nuove regole di governance della SIAE dovranno, necessariamente, tener conto delle indicazioni che arriveranno da Bruxelles.

Al tavolo ci sono già i rappresentanti di tutti i principali enti portatori di intessi rispetto ai quali la SIAE avrebbe potuto e dovuto – e forse ancora potrebbe – costituire una camera di compensazione e un centro di composizione ed equilibrio.

Preferisco, quindi – ed è forse la sola ragione della mia presenza questo pomeriggio – dare qualche suggestione sulla SIAE che non so se e quanti vorrebbero ma che potrebbe e dovrebbe esistere oggi, nel 2011, nel secolo della rete e nell’era dell’accesso.

Procedo per tag:

1.

Una SIAE in competizione con altre società di gestione dei compensi almeno per quanto riguarda la distribuzione di opere dell’ingegno on line ed ogni altro settore che consenta la realizzazione di un mercato efficiente, dinamico e pluralista.

Non c’è più nessuna ragione per un monopolio e non c’è dubbio che la concorrenza imporrebbe all’ente di funzionare secondo le regole di mercato anziché attraverso quelle corporativistiche che, troppo spesso, ne dederminano l’agire.

Artisti ed editori diverrebbero così liberi di affidarsi al soggetto più efficiente nella gestione dei propri diritti, senza che questo soggetto possa cullarsi sugli allori di un mercato nel quale è, ad un tempo, regolatore ed unico protagonista.

È umano e naturale – tutt’altro che patologico – che in un sistema monopolistico accada quello che è sotto gli occhi di tutti: una gestione enormemente costosa, straordinariamente inefficiente e assai poco trasparente specie sul versante del riparto degli incassi.

2.

Nell’ambiente digitale, ogni utilizzo delle opere in digitale è misurabile byte per byte in maniera puntuale ed è, pertanto, possibile, con costi irrisori rispetto a quelli sin qui sostenuti – e naturalmente riaddebitati al sistema autorale -  sapere, in ogni momento, quale opera è usata dove, come, quanto è utilizzata e da chi.

In un contesto di questo genere l’equità – o presunta tale – ed i criteri forfettari e/o approssimativi di riparto dovrebbero rappresentare l’eccezione e non la regola.

Ció renderebbe, necessariamente, più trasparente il meccanismo di riparto perchè esso diverrebbe funzione algebrica del reale utilizzo delle opere secondo un’equazione perfetta in forza della quale le opere più utilizzate ed apprezzate sarebbero anche le meglio retribuite.

Per questa via, il compenso da diritto d’autore tornerebbe ad essere vero corrispettivo dell’altrui sforzo creativo e non più, come accade oggi, rendita di posizione quasi centenaria e/o, nei casi più sfortunati – ma non per questo meno meritevoli – contributo assistenzialistico e/o mutualistico.

3.

La nuova SIAE o, per quanto detto, meglio ancora, le nuove Società di intermediazione collettiva eredi della vecchia monopolista – magari con forti specializzazioni per tipologie e categorie d’uso dei diritti – dovrebbero ibridare il modello della gestione collettiva dei diritti, consentendo, la più ampia – effettiva e di facile attivazione – elasticità possibile al titolare de diritti – chiunque esso sia – che voglia, in relazione a taluni usi o in taluni ambienti o, ancora, mercati geografici o merceologici, gestire autonomamente, magari attraverso modelli di licenza di tipo creative commons, i diritti sulle proprie opere.

L’interesse del titolare dei diritti, andrebbe  rimesso al centro e, comunque, in una posizione centrale e privilegiata rispetto agli interessi corporativistici propri dell’ente e dei soggetti che di volta in volta dovessero risultare in grado di controllarne l’agire.

La nuova SIAE, consentitemi una battuta, dovrebbe, innanzitutto avere un nuovo sito internet anziché quello da preistoria della Rete con il quale, ad oggi, pretende che titolari dei diritti e fruitori si confrontino.

Nessun dubbio che se domani aprisse una nuova società di gestione, avrebbe un sito più moderno, dinamico ed accattivante ed imporrebbe alla SIAE di adeguarsi a pena di uscire dal mercato dell’online.

In tre parole, la SIAE che credo sia una giusta ed auspicabile ambizione del nostro Paese, dovrebbe essere una SIAE che agisse in regime di concorrenza, una SIAE più trasparente nella ripartizione dei diritti soprattutto grazie ad un meccanismo di tipo “pay per click” ed una SIAE ibrida nel senso di pronta ad intermediare i diritti degli associati ma anche a fare un passo indietro e lasciarli, caso per caso, fare da soli.

Con l’augurio che si possa presto rincontrarci per salutare la nascita del nuovo mercato della gestione dei diritti e quello di questa nuova SIAE dei sogni, non mi resta che ringraziarvi e rimanere in ascolto, qui e poi via mail.


Pubblicato da il 27 settembre 2011 alle 22:09 in Nuove Tecnologie
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3 Commenti per La Siae che vorremmo

  1. Pingback: La Siae che vorremmo | La SIAE si inventa la tassa sui blog (e internet tutta) | Scoop.it

  2. Pingback: La SIAE che vorremmo | Giulio Cavalli

  3. Preg.mo avv. Guido Scorza,
    ahimè leggo un suo nuovo commento in materia di diritto d’autore e sopratutto di SIAE. Nonostante sia comprensibile l’estrema sintesi della prima parte di questo commento, che tuttavia avrebbe potuto comportare un’astensione all’analisi che rischia, così esposta, di risultare contraddittoria e fuorviante trovo d’altro canto ineccepibile le sue considerazioni dei punti 1,2,3 che lasciano mal pensare sulla applicabilità delle sue idee che non considerano in una visione di insieme l’intero “ecosistema” in materia di diritto.

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Guido Scorza

avvocato, docente universitario, vicedirettore di Leggi Oggi

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