La misura decisa dal Governo sulle pensioni è stata, almeno per il momento, soppressa. Le dure critiche manifestate dai Sindacati, dall’opposizione ma anche da parte della stessa maggioranza, hanno imposto un doveroso dietrofront.

E’ stato eliminato dalla Manovra – bis l’intervento in base al quale si sarebbe mantenuto l’attuale regime previdenziale già previsto per coloro che hanno maturato quarant’anni di contributi, con esclusione dei periodi relativi agli studi universitari e al servizio militare dal conteggio degli anni contributivi per accedere alla pensione.

Il Governo dovrà individuare, a questo punto, un’altra soluzione per pareggiare i conti e rispettare le richieste della BCE. La Commissione Europea ha, infatti, ribadito la necessità di mantenere invariato l’obiettivo di anticipare al 2013 il pareggio di bilancio chiedendo che, nella versione definitiva del provvedimento, dovranno essere previste misure strutturali in grado di rilanciare e sostenere la crescita economica.

Una possibile alternativa secondo il Governo sarebbe quella di innalzare da 60 a 65 gli anni necessari per aver diritto alla pensione di vecchiaia per le donne che lavorano nel settore privato, portando la pensionabilità dei privati a livelli pari alle dipendenti e ai dipendenti che lavorano negli uffici pubblici. Così facendo dovrebbero recuperarsi circa 3 miliardi e mezzo entro il triennio 2013-2015.

Le misure potrebbero, inoltre, prevedere un coinvolgimento dei Comuni nella lotta all’evasione fiscale,una stretta sulle società di comodo e sulle agevolazioni per le cooperative (recupero di circa 1,5 miliardi).

Si discute, ancora, sui piani da attuare contro l’evasione (si potrebbe scongiurare l’ aumento dell’Iva), nonché sulla possibilità di reintrodurre il contributo di solidarietà non solo per la classe dirigente statale, ma anche per quella privata.

Molte parole, poche concretezze. Speriamo di arrivare presto e senza troppe rinunce al traguardo.


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