La notizia dell’arresto di Dominique Strauss Kahn circolava su Twitter ben prima che la desse il New York Times, Cristiano Ronaldo ha annunciato la sua paternità via Twitter, le rivolte nord-africane degli ultimi mesi devono il loro successo (anche) a Twitter.

Tutti parlano di Twitter, ma cos’è? E, sopratutto, può essere utilizzato proficuamente in ambito forense?

Andiamo con ordine. Twitter (www.twitter.com) è un servizio gratuito di social network e micro-blogging lanciato nel 2006 che fornisce agli utenti una pagina personale da aggiornare con messaggi di testo di una lunghezza massima di 140 caratteri.

Gli aggiornamenti (che possono contenere anche link e foto) rispondono alla domanda “Che c’è di nuovo?

Il nome del sito deriva dal verbo inglese to tweet che significa “cinguettare”; gli aggiornamenti di stato di ciascun utente (detti appunto tweet, cioè cinguettii) sono mostrati istantaneamente nella pagina del suo profilo e comunicati agli utenti che si sono registrati per riceverli.

Su Twitter, infatti, non si chiede l’amicizia ma si segue o si viene seguiti; lo scopo principale di questo social network è consentirci di seguire gli aggiornamenti delle persone, aziende ed enti che scrivono o segnalano cose che ci interessano. Con rapidità ed immediatezza (due delle principali caratteristiche di Twitter rispetto agli altri social networks) è poi possibile interagire con i nostri contatti in diversi modi:

reply: è possibile rispondere all’autore del tweet per rivolgergli una domanda, una critica o un semplice apprezzamento (in questo caso bisognerà far precedere il messaggio da “@nomeutente”);

 

 

retweet: diffondendo un messaggio altrui che riteniamo interessante a tutti coloro che ci seguono (in questo caso bisognerà far precedere il messaggio da “RT @nomeutente”);

 

 

hashtag: avrete sicuramente notato che in diversi tweets alcune parole sono precedute dal cancelletto (#), quelli sono hashtags e il loro uso serve ad agevolare la ricerca di tutti coloro che parlano di uno stesso argomento;

 

 

Follow Friday: segnalando ogni venerdì ai nostri contatti gli utenti che riteniamo interessanti e che consigliamo di seguire (scrivendo “#ff” prima dei nomi degli utenti).

 

Confesso che all’inizio ero scettico su questo strumento eppure – rapidamente – Twitter è diventato il mio social network preferito e ritengo che possa essere uno dei più efficaci strumenti 2.0 per un avvocato (o uno studio legale).

Si tratta di un ottimo sistema con cui instaurare relazioni con altri avvocati, ma anche con professionisti di altri ambiti (come i periti).

E poi, sono lontani i tempi in cui per conoscere l’ultima importante sentenza bisognava aspettare che arrivasse in studio la rivista cartacea: con Twitter, selezionando adeguatamente gli utenti da seguire, si può essere informati in modo gratuito, semplice ed efficace di tutte le novità relative ai settori in cui l’avvocato presta la propria attività (norme, sentenze e commenti).

Twitter
può essere poi anche utilizzato come efficace strumento di marketing, consentendoci di far conoscere noi e i nostri studi e – attraverso la nostra attività e le nostre conversazioni – di dare dimostrazione delle nostre competenze.

Riassuntivamente, Twitter può essere utilizzato da un avvocato per:

1) seguire persone autorevoli nei diversi settori del diritto;
2) fare ricerche su materie e provvedimenti specifici (utilizzando il motore di ricerca http://search.twitter.com oppure le community come Gloxa.eu o Lex Tweet);
3) essere informati in tempo reale sulle novità;
4) capire quali sono i trend del mercato.

Tuttavia, anche se il numero di avvocati su Twitter è in continuo aumento, sono pochi quelli che riescono ad usarlo davvero.

Molti, dopo aver registrato il proprio profilo e iniziato a seguire qualche amico o personaggio famoso, non pubblicano neanche un aggiornamento di stato e quindi, dopo poco, finiscono per abbandonarlo.

È quindi opportuno individuare alcuni passi che un avvocato deve seguire per sfruttare appieno le potenzialità di Twitter:

a) definire i propri obiettivi: è importante capire cosa vuoi comunicare, soprattutto se hai solo 140 caratteri per farlo;
b) scegliere bene chi seguire: è opportuno selezionare bene le proprie fonti ed individuare chi, tra i soggetti che ci interessano (ad es. potenziali clienti), ha già un profilo;
c) ascoltare: è importante fare attenzione a ciò che dicono gli altri on line, imparando dall’attività degli altri: su Twitter non è apprezzato chi non ascolta;
d) creare contenuti interessanti: bisogna resistere alla tentazione di veicolare su Twitter solo i link ai post sui nostri blog o alle pagine dei nostri siti;
e) conversare: il vero valore di Twitter è nel confronto, nel veloce scambio di punti di vista.

Infine, quando arriva il momento di Twittare – posto che ognuno ha il proprio personale stile – è interessante tenere presenti quelli che sono gli elementi di un Tweet di successo così come riassunti da Vincenzo Cosenza:

1. Un link: incluso nel 98% dei casi di successo
2. Un hashtag: usato nel 72% dei casi per facilitare la ricerca della discussione
3. contenuti aggiornati in real time: 70%
4. Un “call to action” del tipo “clicca qui”: 40%
5. L’uso del punto esclamativo: 40%
6. Una domanda: 24%

Un’ultima cosa: se questo articolo ti è piaciuto, segui me (@diritto2punto0) e LeggiOggi (@LeggiOggi_it) su Twitter e scrivici cosa ne pensi … naturalmente in 140 caratteri!


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Ernesto Belisario
Si dice che “si è ciò che si fa” e allora, per presentarmi, scriverò quello che faccio e che mi piace fare. Sono avvocato (http://www.studiobelisario.it) e mi occupo prevalentemente di diritto amministrativo (appalti, edilizia, urbanistica, responsabilità erariale e pubblico impiego) e di diritto delle nuove tecnologie (e-government, privacy, commercio elettronico); infatti, grazie alla felice intuizione di un mio Maestro, più di quindici anni fa decisi di unire i miei due interessi (il diritto e l’informatica) per farne una professione. Le materie che pratico nell’attività forense, in cui mi sono specializzato con appositi percorsi di studio, sono le stesse che insegno presso l’Università degli Studi della Basilicata e in numerosi Master e corsi di formazione e specializzazione in giro per l’Italia. Immagino che, arrivato a questo punto, il lettore si aspetti qualcosa di extralavorativo, passioni, interessi ma – riservatezza a parte – le mie passioni coincidono con il mio lavoro: se non mi divertissi (trovo la pratica del diritto molto creativa), credo che sarebbe molto noioso. Per questo, oltre a tenere un blog (http://blog.ernestobelisario.eu), sono impegnato in alcune importanti esperienze associative: sono Presidente del Circolo dei Giuristi Telematici (http://www.giuristitelematici.it), Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government (http://www.datagov.it) e Segretario Generale dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione (http://www.politicheinnovazione.eu). Ho una vera passione per la divulgazione, che mi ha portato - da sempre - a scrivere articoli e libri sulle tematiche che mi interessano e mi piace molto ricevere il feedback di chi mi legge; del resto come Voltaire, credo che i libri più utili siano quelli in cui “i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole”.

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