Riforma della giustizia? “No, favori alla lobby degli avvocati”

Redazione 16/09/14
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Con la pubblicazione in Gazzetta della riforma del processo civile, arrivano le nuove disposizioni sullo svolgimento delle controversie, finalizzate a ridurre l’arretrato in appello che zavorra i tempi per le sentenze. Inevitabilmente, però, arrivano anche le prime aspre polemiche: in particolare, gli avvocati vengono accusati di aver monopolizzato la giustizia stragiudiziale.

Venerdì 12 settembre, è uscito, a distanza di due settimane dalla sua approvazione in Consiglio dei ministri, il decreto 132 “Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”. Un provvedimento molto atteso, annunciato da diversi mesi dal premier Renzi e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, per imprimere un’accelerazione alle cause pendenti nella giustizia civile, con i tempi biblici di emanazione delle sentenze definitive.

Le misure contro l’arretrato

Il decreto propone di alleggerire il carico ancora in dote alle aule di tribunale, attraverso un doppio binario: da una parte, il trasferimento in sede arbitrale e, dall’altra, tramite il ricorso a procedure alternative alla fase di giudizio, come la negoziazione.

In aggiunta, vengono previste alcune condizioni affinché i tempi di chiusura dei processi possano accorciarsi in maniera sensibile, attraverso un restringimento delle opzioni in cui l’autorità giudiziaria può ordinare la compensazione delle spese legali, oltre a uno specifico tasso di mora a carico del debitore, purché ciò avvenga nella fase seguente la domanda di giudizio. Non va dimenticata poi, l’introduzione di strumenti quali l’abbreviazione della procedura di esecuzione forzata o di quelle concorsuali.

Ma l’aspetto più decisivo, che sta già facendo discutere, riguarda la reintroduzione di una “mediazione soft”, che reale mediazione non è, ma va sotto il nome di “negoziazione assistita”. Questa, resa obbligatoria dal decreto 132, è stata consegnata per intero nelle mani degli avvocati, i quali sono tenuti a tentare la via della conciliazione tra le parti, per scongiurare l’approdo in aula della causa.

Attacco frontale

Una preponderanza assoluta, quella riservata ai legali nell’istituto negoziale, che comprende anche le vertenze per i sinistri derivanti da R.C. Auto. A fronte delle novità in fatto di materia negoziale, l’Aneis non risparmia feroci critiche alla riforma della giustizia Renzi-Orlando, per quella che interpreta come l’ennesima concessione alle pressioni della “lobby degli avvocati”.

“L’unico scopo di questa riforma è di rendere un’attività stragiudiziale riserva esclusiva dell’avvocato. Nessun vantaggio per il danneggiato, anzi, solo maggiori spese e un allungamento dei termini”. 

In particolare, si pone l’accento che, a differenza della mediazione, non ci sarà alcun ente super partes a vigilare sul procedimento e non resterebbe che “confidare esclusivamente nella buona fede e nella lealtà delle parti. Che senso ha obbligare le parti ad una negoziazione ufficiale, preceduta da una convenzione scritta fatta solo tra avvocati (che vanno pagati!), quando la negoziazione (ovvero la trattativa) c’era già stata ed aveva portato ad un mancato accordo con la conseguente decisione di affrontare un contenzioso giudiziario?”.

La riforma vera, a detta dell’Aneis, sarebbe dunque costringere le compagnie assicuratrici ad adeguarsi “senza più l’arroganza di chi ora mette in conto, sfruttando la legge dei grandi numeri, che anche davanti ad offerte inique solo una minoranza si rivolge al giudice, mentre tutti gli altri accettano, spaventati dall’attuale ingiustificabile durata delle cause.”

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