L’indifendibile difesa dello spoil system di Giavazzi

Luigi Oliveri 13/05/13
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Francesco Giavazzi insiste nel promuovere lo spoil system, sulla base di puri slogan e senza alcuna concreta argomentazione.

Dopo essere giunto, con Alesina, lo scorso dicembre a teorizzare sulle pagine del Corriere della sera addirittura la necessità di eleggere i dirigenti pubblici, sul Corriere del 9 maggio, con l’articolo “Burocrazia inossidabile” torna sul tema.

Rinuncia all’idea invero assai bislacca dell’elezione dei dirigenti, ma invoca a gran voce che essi vengano sostituiti, quando vi sia il ricambio dei ministri al Governo.

Le argomentazioni sono sostanzialmente le seguenti:

a)      il Ministro Pagliarini, insediatosi al Bilancio nel 1994, non capiva il bilancio dello Stato;

b)      l’attuale ragioniere Canzio lavora dal 1972 e da quando è ragioniere generale la spesa pubblica è cresciuta di 30 miliardi;

c)      i dirigenti dello Stato non si sono dimostrati capaci di arginare la spesa.

Si tratta di argomentazioni talmente prive di contenuto che non sarebbe nemmeno il caso di commentarle per svelarne facilmente l’assoluta inconsistenza.

Quanto alla prima: se al Governo vengono chiamate persone poco avvezze alle leggi e alle regole della finanza pubblica, non pare certo che questo sia un problema della dirigenza, ma della democrazia. Come insegna la vicenda della Biancofiore, spostata disinvoltamente dal sottosegretariato alle pari opportunità a quello della semplificazione come nulla fosse, gli incarichi di Governo non vengono certo assegnati né in base al titolo di studio, né dell’esperienza professionale, ma per ragioni imperscrutabili, che si definiscono “politiche”.

Le alternative sono:

a)      che i ministri e i sottosegretari vengano scelti meglio e con maggiori competenze;

b)      che i programmi di governo risultino chiari e non libri dei sogni; esattamente quello che, invece, è il programma del premier Letta.

Quanto alla seconda: Giavazzi da anni è editorialista del Corriere della sera, eppure, da tempo, la prestigiosa testata perde lettori. Seguendo la logica del suo ragionamento, allora il Corriere dovrebbe sostituire la firma di Giavazzi con quella di qualcun altro.

Quanto alla terza: forse Giavazzi ignora che la spesa è disposta, nello Stato e nelle regioni, con leggi, negli altri enti mediante documenti di bilancio, approvati per competenza esclusiva dal Parlamento, dai consigli regionali e dagli altri organi competenti (consigli provinciali e comunali, etc.).

La fonte della decisione della spesa non sono certo i dirigenti: sono esattamente i ministri, i sottosegretari, gli assessori, i presidenti, i consiglieri, eccetera. I dirigenti non hanno il potere di “arginare” la spesa. Non vi riesce nemmeno la Corte dei conti. Che si fa, allora, si mandano a casa tutti i magistrati e li si insedia a piacimento dei nuovi eletti?

I dirigenti attuano le decisioni normative degli organi di governo: né decidono, né arginano la spesa. La gestiscono.

Laddove si faccia ricorso a piene mani a dirigenti  “di fiducia” non sembra proprio che le amministrazioni e, di conseguenza, i cittadini amministrati se ne giovino. Il Comune di Parma, prima dell’avvento di Pizzarotti, era pieno di dirigenti “di fiducia”, scelti dai “nuovi” (all’epoca) amministratori: è andato in rovina. Ed esempi di questo tipo ce n’è centinaia.

Giavazzi ignora, imperdonabilmente, che le sue idee sono considerate da anni ormai incostituzionali dalla Corte costituzionale, a partire dalla sentenza 103/2007. Sarebbe interessante se un editorialista così prestigioso del Corriere aggiornasse le sue cognizioni in tema di dirigenza pubblica e spoil system, evitando di scadere nella facile demagogia, per lo più instillando nelle persone convinzioni del tutto errate. Questo dovrebbe essere il compito di un intellettuale sereno.

A meno che, qualche alto burocrate non abbia “pestato i piedi” al Giavazzi. Ma, allora, in questo caso, che agisca di conseguenza, tutelandosi nelle sedi appropriate. Senza piazzate generiche e poco fondate.