Laureati e lavoro: com’è il panorama italiano? Statistiche e stipendi medi

Redazione 30/11/22
Scarica PDF Stampa
Il dibattito sull’occupazione in Italia è da sempre molto acceso e combattuto, ma raramente si ha l’occasione di commentare dati statistici che fotografano la situazione attuale dei laureati nel nostro Paese. Ecco le statistiche su tasso d’occupazione e stipendi medi dei laureati. Un recente rapporto pubblicato da Almalaurea, il consorzio interuniversitario supportato anche dal Ministero dell’Università e della Ricerca, ha messo in evidenza i livelli occupazionali raggiunti da un campione ampio di laureati nell’anno accademico 2015. Lo scopo dell’indagine statistica è stato quello di comprendere, a cinque anni dal raggiungimento del titolo magistrale, quale fosse la situazione lavorativa, la retribuzione media raggiunta e l’attinenza dell’occupazione rispetto al titolo di studio. La statistica considera sia i corsi di laurea erogati presso università tradizionali, sia l’offerta degli atenei online, sempre più popolari negli ultimi anni.
Indice
Una maggioranza di contratti a tempo indeterminato in aziende private L’indagine, complessivamente, mostra una platea di ex studenti universitari abbastanza soddisfatta della propria realtà lavorativa. Su un campione di 77mila ex studenti, il 59,4% degli intervistati dichiara di avere un contratto a tempo indeterminato, il 16,8% è assunto con altro tipo di contratto, mentre il 15,5% si dichiara lavoratore autonomo.
 
Il 75,3% lavora nel settore privato mentre solo il 26,1% ha trovato impiego nel settore pubblico (spesso con contratti a termine). Com’è prevedibile i laureati magistrali sono collocati prevalentemente nel settore dei servizi (72,7%) e solo il 25,9% nel settore industriale.
Sbocchi lavorativi e salari: qual è la situazione? Alcune lauree sembrano essere più apprezzate nel mercato del lavoro rispetto ad altre. Basti pensare che – sempre secondo il rapporto prima menzionato – chi ha studiato nei settori politico-sociale e comunicativo lavora in ben 9 rami diversi; 8 rami per l’ambito economico; 7 rami per il settore ingegneristico industriale. Alla fine della classifica si trova invece l’ambito della formazione (2 rami) e l’ambito delle scienze motorie (3 rami). Tuttavia il rapporto non mette in diretta correlazione la polivalenza della laurea con la possibilità di trovare un impiego.
 
Passando ai salari, invece, si osserva che il laureato medio guadagna circa 1.550 euro al mese, un valore molto alto, ma comunque in diminuzione rispetto alla rilevazione del 2012. A cinque anni dal conseguimento del titolo, inoltre, gli ex studenti guadagnano di più rispetto a un neolaureato.

Ci sono da fare delle differenziazioni anche per quanto riguarda lo stipendio medio. Questo risulta tendenzialmente più alto (superiore a 1.700 euro mensili) per i settori elettronico, elettrotecnico, metalmeccanico, chimico, bancario, informatico, energetico. Più basso, invece, per servizi sociali, ricreativi, culturali, stampa, istruzione e ricerca.
Buoni risultati, ma c’è ancora lavoro da fare La fotografia rilevata nel 2020, e quindi prima degli effetti della pandemia sulla società, sembra essere positiva. Naturalmente è importante ridurre i contratti poco stabili e tagliare il gap di retribuzione in alcuni settori fondamentali per la vita del Paese. Nonostante ciò il rapporto Almalaurea mostra come laurearsi in un ciclo completo di cinque anni sia la scelta migliore dal punto di vista economico e lavorativo.
Redazione