Riforma Giustizia

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Il disegno di legge costituzionale sulla giustizia nasconde un magico giochino di prestigio: con l’art. 15 si sostituisce l’art. 12 della Costituzione – che sancisce l’obbligatorietà dell’azione penale in capo ai Pubblici Ministeri – e si stabilisce che d’ora in avanti l’azione penale sarà esercitata “secondo i criteri di legge”; con l’art. 13 si sostituisce l’art. 110 della Costituzione e si inserisce il potere del Ministro di Grazia e Giustizia di riferire annualmente alle Camere “sullo stato della giustizia, sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi di indagine”.

E voilà! Dov’è il piccione che avevo nella mano destra?

Da oggi in poi saranno le maggioranza parlamentari a decideretu sì, tu nochi dovrà essere penalmente perseguito. Sulla base di quali criteri non è dato sapere.

Stavolta è davvero grave. E forse non se ne comprende sino in fondo la gravità.

L’abolizione del principio di obbligatorietà dell’azione penale è una morte annunciata: la morte del diritto inviolabile del cittadino di essere salvaguardato – sempre, integralmente, incondizionatamente – da tutti gli attacchi criminali, anche quelli di apparente piccolo conto, senza che nessuno possa arrogarsi il potere e la presunzione di stabilire quale sia più o meno prioritario. La morte della giustizia intesa come dovere dello Stato di difendere i propri cittadini – sempre, integralmente, incondizionatamente -; come dovere, prima che come diritto, di punire chi ha leso ed aggredito i più deboli, quelli che possono contare solo sulle istituzioni.

E’ lungo l’elenco di coloro che hanno diritto di essere difesi sempre, al di fuori di possibili priorità o retrocessioni di natura politico – parlamentare.

Molto più lungo di quanto si possa immaginare:
la moglie abbandonata dal marito fuggito con la procace trentenne e rimasta senza una lira per mantenere i figli; la vecchietta minacciata per farle lasciare la casa da affittare ad un malavitoso; il correntista che ha affidato in banca tutti i sui risparmi, poi spariti nell’illecito commercio dei derivati; il padre che ha dovuto raccogliere le scarpe rimaste sulla strada del figlio spappolato dalla spider dell’automobilista ubriaco; il contadino costretto ad annaffiare gli ortaggi andati a male per le acque reflue scaricate dal vicino industriale; i dipendenti di una industria il cui titolare è fuggito in Brasile dopo avere provocato un fallimento fraudolento; e tanti altri ancora che non basterebbe un intero convoglio merci …..

Con la riforma epocale sulla giustizia tanto orgogliosamente sbandierata, tutti cercheranno di portare acqua ai loro mulini, con le autobotti, con i cargo e se ne necessario anche con i transatlantici: i politici nelle campagne abruzzesi piuttosto che nelle lande padane; i professionisti del diritto societario nei terreni antistanti le fabbriche della grande industria; i magistrati negli orti verdeggianti i loro tribunali.

Ma la povera gente, la gente comune, la moltitudine delle vittime dei cd. “piccoli reati”, a quale mulino porteranno l’acqua raccolta con i loro miseri catini di stagno?

riformadellagiustiziaPer noi giuristi tante cose sono scontate, ovvie, banali, scolasticamente conosciute.

Ma io desidero rivolgermi a quell’unico ed eventuale lettore di passaggio, munito di sola licenza media presa alle scuole serali, che voglia cercare di capire cosa sta realmente accadendo.

E desidero spiegargli che lo si sta pugnalando alle spalle, lui ed i suoi diritti fondamentali.

Con il vigente art. 12 della Costituzione – norma di rango assolutamente primario – i Pubblici Ministeri sono obbligati ad esercitare l’azione penale in relazione a tutti i casi processuali ed al di fuori di qualsiasi tipo discrezionalità. Non spetta a loro, né a nessun altro, poter decidere tra figli e figliastri. La giustizia va resa indistintamente a tutti. E se gli stessi Pubblici Ministeri vengono meno a questo specifico obbligo, il codice di procedura penale dà la possibilità al Procuratore Generale di disporre l’avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell’azione penale (art. 412 c.p.p.) ed alla persona offesa di fare richiesta in tal senso (art. 413 c.p.p.).

Con le nuove norme non esisterebbe più alcun fisico interlocutore cui bussare alla porta.

Che, poi, il diritto e la speranza di ottenere giustizia dallo Stato significhi anche allontanare il rischio che la giustizia sia cercata per altre vie, da quella tribale di natura personale a quella mafiosa o della malavita organizzata, nessuno sembra averci fatto caso più di tanto .. …

L’altro giorno il Ministro di Grazia e Giustizia ha pubblicamente detto, in una nota trasmissione televisiva: “anche oggi i Pubblici Ministeri esercitano l’azione penale in modo discrezionale, e del resto se non arrivano ad esitare tutte le carte che hanno sul tavolo…”.

E’ assolutamente vero: da ormai troppo tempo le Procure della Repubblica non riescono a portare avanti tutti i processi pendenti e fanno una sorta di selezione naturale. Lo sanno bene i manovali del diritto che, come me, devono lottare all’ultimo sangue per fare andare avanti la querela di “poco interesse giudiziario”.

Ma la cosa veramente grave ed inaccettabile è la cura proposta nella neo riforma sulla giustizia. Anziché dichiarare prendiamo atto di questo inaccettabile fenomeno della giustizia denegata e corriamo ai ripari aumentando gli organici, si preferisce rispondere saremo noi parlamentari, e non tu Pubblico Ministero, a decidere quali processi portare avanti e quali chiudere a chiave nel cassetto in attesa che maturi la prescrizione.

E’ come dire: non ci sono abbastanza medici per curare tutti i malati. Deciderà il Parlamento chi buttare dalla rupe Tarpea per sfoltire la categoria: quest’anno facciamo campare uomini e vecchi, il prossimo anno ci liquidiamo una decina di migliaia di donne, che sono pure troppe ….

Triste constatazione, ma la logica (sic!) seguita nella Riforma Giustizia è proprio questa.