Competenze digitali nella Pa: l’Agid delinea il profilo dell’e-leader

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Le competenze di e-leadership, o e-business, sono le capacità di utilizzare al meglio le tecnologie digitali all’interno di qualsiasi tipo di organizzazione e di introdurre innovazione digitale nello specifico settore di mercato in cui si opera. Le competenze digitali si integrano strettamente con le competenze trasversali tipiche del leader e con le competenze specifiche di settore.

 

Competenze digitali nella Pa: il profilo dell’e-leader

L’e-leader è in grado di sfruttare le tecnologie digitali per definire e concretizzare progetti di innovazione digitale. La sua professionalità è dunque il risultato di un’integrazione continua di competenze apprese nei percorsi formativi o acquisite nel percorso lavorativo. Per attuare la missione della PA e realizzare il cambiamento conseguente, l’e-leader della PA deve possedere le conoscenze, le competenze e le capacità tecnologiche, organizzative ed etiche necessarie per programmare, prendere decisioni e agire al fine di attuare la missione dell’amministrazione, così come definita in senso ampio dalla legislazione di indirizzo e in senso stretto dalla strategia e dalla missione della specifica amministrazione. Questo richiede che l’e-leader sia in grado, in particolare, di tutelare la cittadinanza digitale assicurando il rispetto dei principi di cittadinanza digitale in modo inclusivo e diffuso, attivando tutte le iniziative utili a rendere i diritti di cittadinanza digitale effettivamente praticabili (identità digitale, privacy e sicurezza, accesso all’informazione).

L’e-leader deve essere anche in grado di realizzare progetti di e-government attivando all’interno della propria organizzazione progetti di innovazione (dematerializzazione, interoperabilità, infrastrutture tecnologiche) e riorganizzazione (reingegnerizzazione dei processi), migliorando le performance e l’efficienza con attenzione alla qualità e utilità dei risultati (definizione e implementazione di una Agenda Digitale regionale, progettazione e sviluppo di una Smart City, ecc.).

L’e-leader deve essere anche in grado di attivare processi di open-government praticando trasparenza (accesso alle informazioni e dati aperti), partecipazione (ascolto e consultazione), collaborazione e accountability utilizzando la tecnologia come fattore abilitante per il rapporto con i cittadini e per l’efficacia dei processi di innovazione interna. Alle profonde modificazioni interne che attengono alla PA si aggiungono quelle concernenti i suoi confini esterni, verso la società civile, che diventano sempre più labili.

Il rapporto con le imprese, in particolare, di alcune tipologie di PA così come la comparsa di imprese e di enti di erogazione pubblici, pongono sempre più in discussione l’idea di una netta separazione tra Stato e società, tra PA e impresa. I servizi all’impresa, in particolare, richiedono una forte integrazione tra le organizzazioni, perché il servizio di per sé, anche quello più semplice, chiama in causa enti diversi perché possa risultare compiuto. Moltiplicare il numero dei servizi per il mondo delle imprese che rispondano agli stessi criteri di fondo ovvero la trasversalità, la cooperazione inter-istituzionale, l’integrazione inter-funzionale, il controllo sull’output e, infine, la gestione dell’intero processo per via telematica, significa cambiare radicalmente il sistema organizzativo della PA che interagisce con le imprese, mutarne le logiche del coordinamento gerarchico, cambiarne i sistemi di regolazione e controllo così come i sistemi di gestione del personale.

Le PA devono quindi dotarsi di figure capaci di “avvistare” il cambiamento rispetto ai processi dell’ente e alle risorse umane su cui possono contare, contribuendo allo snellimento concreto degli adempimenti burocratici, dando certezza dei tempi e rendendo accessibili digitalmente servizi e informazioni. In un processo di trasformazione che richiede l’integrazione delle organizzazioni, sono proprio gli e-leader che dovranno operare quei mutamenti necessari ad attuare la strategia di integrazione e le modalità di regolazione delle conseguenze organizzative. In quest’ottica azioni come l’informazione, la comunicazione e la transazione verso i portatori di interessi dovranno essere sempre orientate a massimizzare il valore estrinseco della singola attività di relazione.

Questa tipologia di approccio comporta necessariamente una modifica di rotta nel concetto di gestione del servizio pubblico. Obiettivo di tale azione, nel concreto, è favorire i processi in cui l’osservanza delle norme non rappresenta un mero adempimento normativo sofferto e inutile, un collo di bottiglia, ma un’occasione di sviluppo per la collettività, un’opportunità per l’impresa e un vantaggio per la cittadinanza ed il mondo dell’impresa.

 

Pietro Alessio Palumbo

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