Accertamento Agenzia Entrate: il rapporto della Corte dei Conti

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Il quotidiano economico ItaliaOggi del 5 settembre scorso pubblica il rapporto della Corte dei Conti per l’anno 2015 relativo agli accertamenti fiscali e quindi alla quantità di gettito introitato dall’Erario. Sono deludenti i dati certificati dalla magistratura contabile per il forte calo degli accertamenti da verifiche aziendali al punto che un contribuente riceve una visita fiscale mediamente ogni 40 anni.

Fisco, calano gli accertamenti?

In presenza di dati tanto deficitari l’analisi diventa impietosa e la Corte denuncia che cala sensibilmente il contrasto all’evasione fiscale ed è vistoso il crollo della maggiore imposta accertata con un calo superiore al 16%. Ma la tendenza negativa non parte dal 2015,che segna solo un’accentuazione, essendo iniziata negli anni precedenti e con il rischio di peggioramento nel corrente anno.

Ciò in quanto la forza-lavoro, già insufficiente, risulta impiegata nel difficile lavoro di recupero dei capitali trasferiti all’estero (voluntary disclosure). L’Agenzia delle Entrate attribuisce la negatività dei dati forniti dalla Corte dei Conti alla carenza di figure dirigenziali ridotte a 39.245 unità a seguito della sentenza della Consulta n.37/2015 che ha dichiarato illegittime 874 nomine dirigenziali.

La riforma della trasparenza

La riforma della normativa sulla trasparenza, il D.Lgs. 33/2013 riscritto in parte dal D.Lgs. 97/2016, mira ad introdurre in Italia un vero e proprio Freedom of Information Act (FOIA), in analogia a quanto fatto nei Paesi del Nord Europa ed anglosassoni, richiedendo un profondo ripensamento delle modalità operative e mettendo la trasparenza dell’operato della pubblica amministrazione al centro della propria attività.L’elemento più rilevante della riforma, tale da indurre le amministrazioni a modificare organizzazione e comportamenti, amplia l’accesso civico, che divienediritto di ogni cittadino di pretendere la pubblicazione nei siti istituzionali degli atti e delle informazioni da rendere obbligatoriamente pubblici e ottenere gratuitamente dati, informazioni e documenti prodotti. L’eventuale rigetto delle domande di accesso dovrà essere sempre molto ben motivato.La riforma punta anche alla semplificazione dei troppi adempimenti richiesti dalla normativa: viene eliminato il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità, essendo sufficiente il Piano triennale della prevenzione della corruzione; alcuni adempimenti non saranno più richiesti, come la produzione dell’elenco semestrale dei provvedimenti in tema di appalti e concorsi; alcune pubblicazioni sui portali, nella sezione “Amministrazione trasparente”, potranno effettuarsi tramite link già presenti nei siti, evitando duplicazioni; i comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti saranno esentati da una serie di adempimenti su cui si attendono le linee guida che emanerà l’Anac; vengono estesi gli obblighi di pubblicità incombenti sugli organi politici anche ai dirigenti pubblici.   Luigi Oliveri Dirigente amministrativo della Provincia di Verona, collaboratore del quotidiano “Italia Oggi”, autore di molteplici volumi sul Diritto amministrativo e degli Enti locali, docente in corsi di formazione.

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Si aggiunge a tanto il fine corsa del redditometro praticamente azzerato da varie decisioni delle Commissioni Tributarie che ne hanno dichiarato la illegittimità. Tali essendo i dati di fatto il gettito erariale è praticamente irrisorio.

La Corte dei Conti analizza indici numerici e quindi ha ragione a dare l’allarme, inaccettabile la tesi del l’Agenzia delle Entrate che  lamenta la insufficienza della propria capacità operativa tenuto conto che la Corte Costituzionale aveva indicato in modo inequivocabile un percorso praticato da anni in tutte le pubbliche amministrazioni vale a dire la reggenza ai più elevati in grado per il tempo strettamente necessario per la copertura dei posti vacanti previa rapida indizione dei concorsi rispettando rigorosamente il dettato legislativo purtroppo così non è stato il dictat della Suprema Corte è stato aggirato con la istituzione di Posizioni Organizzative con le stesse metodologie degli incarichi dirigenziali realizzando solo un mero cambio di nomenclature e determinando un generale malcontento tra gli addetti ai lavori serve sicuramente una scossa che assicuri un contrasto almeno decente al massiccio fenomeno dell’evasione fiscale.

Vero è che le piccole e medie imprese costituiscono la gran parte della nostra imprenditoria, ed è anche vero che la gran parte di esse versa in stato decozionale, ma non si può pensare di poter recuperare gettito inseguendo solo i contribuenti minori. Il maltolto è in altre mani sotto la protezione di esperti del crimine fiscale contro i quali servono altrettanti specialisti.

La DIRSTAT è da tempo che si spende in tale ottica sollecitando l’A.F. a rivedere i propri piani di lavoro, archiviando quelli rivelatisi fallimentari e ripensandone di nuovi adatti alla bisogna ed utili al raggiungimento di quegli obiettivi fin qui miseramente naufragati.

 

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