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Resto al Sud 2020, nuovi importi con Decreto Rilancio: come funziona, requisiti, beneficiari, esclusi

Paolo Ballanti
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Il Decreto legge n. 34/2020 cosiddetto Decreto “Rilancio” prevede all’articolo 245 un contributo aggiuntivo per coloro che hanno già beneficiato dell’agevolazione “Resto al Sud” con lo scopo di garantire la continuità aziendale e i livelli occupazionali gravemente minacciati dagli effetti socio-economici dell’emergenza Covid-19.

I contributi aggiuntivi saranno a fondo perduto a sostegno del “circolante” (per intenderci le risorse necessarie alla “vita di tutti i giorni”) delle attività produttive già beneficiare del bonus “Resto al Sud”, misura, ricordiamolo, già operante dal 2017 a sostegno di giovani imprenditori e soci di aziende residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, oltre alle aree del cratere sismico del Centro Italia.

Dopo aver dettagliato le novità del Decreto Rilancio, ripercorreremo le caratteristiche principali di “Resto al Sud”.

Ultime novità in tema lavoro

Resto al Sud 2020: importo

La liquidità concessa è pari a:

  • 15 mila euro per le attività di lavoro autonomo e libero-professionali esercitate in forma individuale;
  • 10 mila euro per ciascun socio, fino ad un massimo di 40 mila euro per le imprese (comprese quelle in forma cooperativa).

Si precisa che i contributi concessi dovranno rispettare il regime “de minimis” previsto dal Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione europea del 18 dicembre 2013 in materia di aiuti di stato.

Resto al sud 2020: requisiti

Per accedere ai contributi è necessario:

  • Aver completato il programma di spesa finanziato da “Resto al sud”;
  • Rispettare i requisiti sul corretto utilizzo delle agevolazioni;
  • Aver restituito, al momento della domanda dell’ulteriore contributo, tutte le rate del prestito bancario.

Resto al sud 2020: come fare richiesta

Per accedere ai fondi del Decreto rilancio è sufficiente inviare una dichiarazione sostitutiva “riepilogativa”, in cui affermare che:

  • Permangono i requisiti per accedere a “Resto al Sud”;
  • Non sussistono provvedimenti giudiziari interdittivi, cause di divieto, sospensione o decadenza;
  • Il soggetto richiedente gode del pieno e libero esercizio dei propri diritti;
  • La realtà non si trova in liquidazione volontaria o altra procedura concorsuale;
  • Il programma di spesa finanziato da “Resto al sud” è stato completato e non ha subito cambiamenti sostanziali;
  • Il beneficiario non ha ricevuto altre agevolazioni statali, regionali o comunitarie da qualsiasi ente o istituzione pubblica a finanziamento del programma di spesa ammesso a “Resto al sud”.

Si dovrà altresì dichiarare l’assenza di carichi pendenti e il rispetto delle norme sull’antiriciclaggio.

La documentazione dovrà essere inviata online a Invitalia – Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (www.invitalia.it), ente che si occupa della gestione del bonus.

Resto al sud 2020: erogazione

La tranche aggiuntiva del contributo “Resto al sud” sarà erogata in un’unica soluzione da Invitalia, ente che si occupa della gestione del contributo.

Nel caso in cui le risorse ordinarie non siano ancora state completamente erogate, le somme supplementari saranno corrisposte a saldo dopo la verifica dei requisiti.

Al contrario, se l’intero bonus è stato corrisposto, le spettanze aggiuntive vengono pagate entro 60 giorni dalla presentazione della richiesta a Invitalia.

Resto al sud: contributi ordinari

Come anticipato, la liquidità introdotta dal Decreto Rilancio è aggiuntiva rispetto ai contributi ordinari previsti dalla misura “Resto al sud”.

Lo strumento, introdotto dal 2017, ha lo scopo di sostenere la nascita e lo sviluppo delle attività imprenditoriali e libero professionali in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, oltre alle aree del cratere sismico del Centro Italia.

Ripercorriamo nel dettaglio le caratteristiche di “Resto al sud”, prima dell’intervento del Decreto rilancio.

Resto al sud 2020: destinatari

L’incentivo è rivolto a soggetti:

  • Di età compresa tra i 18 e i 45 anni al momento della presentazione della domanda;
  • Residenti alla presentazione della domanda, nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, ovvero nei 116 comuni del cratere sismico del Centro Italia;
  • Non titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto.

Resto al sud 2020: settori interessati

Possono accedere a “Resto al Sud” le realtà produttive dei settori:

  • Industria;
  • Artigianato;
  • Trasformazione prodotti agricoli;
  • Acquacoltura e pesca;
  • Servizi al turismo;
  • Servizi alle imprese e alle persone.

Resto al sud 2020: escluse le attività commerciali e agricole

Il bonus è esteso a imprese e liberi professionisti, questi ultimi a patto che nei dodici mesi precedenti la domanda non siano stati titolari di partita IVA per l’esercizio di attività analoga a quella destinataria dell’agevolazione.

Da ultimo, per quanto riguarda le società, per ottenere “Resto al Sud” è necessario che non più di 1/3 dei soci complessivi sia over 45 anni. Semaforo rosso anche per chi ha rapporti di parentela fino al quarto grado con uno qualsiasi degli altri soci.

Resto al sud 202: come funziona

Senza considerare i contributi aggiuntivi previsti dal Decreto Rilancio, le somme – base previste da “Resto al Sud” coprono il 100% delle spese fino al tetto di 50 mila per ogni richiedente, elevabile a 200 mila per le aziende composte da quattro soci.

Le risorse vengono riversate ai beneficiari:

  • Per il 35% con un contributo a fondo perduto di Invitalia;
  • Per il 65% con finanziamenti bancari rimborsabili in otto anni, con due di pre-ammortamento (gli interessi beneficiano di un contributo ad hoc).

Progetto

Le risorse di “Resto al Sud” sono destinate al sostentamento di un apposito progetto imprenditoriale riguardante opere edili, acquisto di macchinari e impianti ovvero più, in generale, sostenere il capitale circolante dell’impresa.

 



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