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Contributi Inps durante la Cassa Integrazione: come funzionano e massimali

Daniele Bonaddio
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A causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 che sta attraversando l’Italia, una vastissima platea di lavoratori sono stati costretti per la prima volta a sospendere temporaneamente l’attività lavorativa, accedendo alla cd. “cassa integrazione”.

Si tratta di un periodo, che dura al massimo 9 settimane nel caso specifico del Coronavirus, nel quale i lavoratori si sono visti ridurre le ore lavorative contrattualmente stabilite (cd. “Cig con riduzione orario di lavoro”). Inoltre, le aziende che non figurano tra le attività definite essenziali dal Governo hanno dovuto optare per una diminuzione totale, ossia al 100%, delle ore lavorate (cd. “Cig a zero ore”).

Un dubbio che potrebbe nascere nell’ambito dei trattamenti di integrazione salariale è se tali periodi sono coperti dal punto di vista previdenziale.

In altri termini, i lavoratori in cassa integrazione ricevono ugualmente la copertura dei Contributi Inps per la pensione? Se così non fosse, subirebbero una penalizzazione non indifferente, in quanto si allungherebbe l’età pensionistica, oltre a riduzione proporzionale del montante contributivo che andrà a formare la pensione del lavoratore.

Quindi la domanda è: come funziona in Cassa integrazione i contributi 2020? Nelle seguenti righe si pongono in relazione la cassa integrazione con i contributi Inps, alla luce anche del D.L. n. 18/2020 (cd. “Decreto Cura Italia”).

“Cassa Integrazione: massimali, pagamento e
quanto si perde di stipendio”

Contributi Inps in Cig: lavoratori tutelati dai contributi figurativi

In caso di accesso del lavoratore in cassa integrazione, la regola generale prevede che quest’ultimo non perda neanche un giorno di pensione. Questo vale sia che il lavoratore venga collocato in Cig a zero ore sia in caso di Cig con orario ridotto.

A prevedere la predetta tutela in favore del lavoratore è la nuova disciplina degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, ossia il D.Lgs. n. 148/2015. Tale provvedimento legislativo all’art. 6 dispone espressamente che: “i periodi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per i quali è ammessa l’integrazione salariale sono riconosciuti utili ai fini del diritto e della misura alla pensione anticipata o di vecchiaia”.

Dunque, tale norma afferma praticamente che il lavoratore è tutelato da contribuzione figurativa durante la cassa integrazione.

Il periodo successivo dell’art. 6 chiarisce anche la modalità di calcolo dei contributi figurativi. In poche parole, esso è calcolato sulla base della retribuzione globale cui è riferita l’integrazione salariale. Inoltre, le somme occorrenti alla copertura della contribuzione figurativa sono versate, a carico della gestione o fondo di competenza, al fondo pensionistico di appartenenza del lavoratore beneficiario.

Contributi Inps: chi li paga in caso di Cig

Dunque, per rispondere alla domanda se i lavoratori in cassa integrazione ricevono i contributi, la risposta è assolutamente sì. Infatti, anche chi per l’emergenza Coronavirus è stato obbligato a rimanere a casa per via delle misure speciali del Governo atte a prevenire qualsiasi forma di contagio, riceverà i corrispondenti giorni contributivi.

Ma chi paga i contributi figurativi in caso di Cig per Coronavirus? Come per la generalità dei casi, i contributi sono pagati direttamente dall’Inps. Questo significa che il datore di lavoro non verserà neanche un euro per le ore in cui i lavoratori ricevono l’integrazione salariale. In altre parole, il datore di lavoro è esonerato dal pagamento dei contributi Inps in caso di:

  • Cig a zero ore;
  • Cig con riduzione dell’orario, per tutte le ore non lavorate. Mentre per le ore in cui il lavoratore presta l’attività lavorativa in azienda, i contributi sono pagati dall’azienda stessa.

Pertanto, qualsiasi cosa accada il lavoratore non perderà nulla ai fini pensionistici, poiché si vedrà accreditati nell’estratto conto contributivo i contributi figurativi sulla retribuzione globale.

Contributi Inps: quanto si riceve in Cig

Altro punto fondamentale da sottolineare è l’aliquota percentuale riconosciuta ai lavoratori in cassa integrazione. La regola generale prevede che i lavoratori dipendente devono corrispondere mensilmente all’Inps un’aliquota contributiva del 9,19%, che viene sottratta direttamente dal datore di lavoro in busta paga. Percentuale, questa, che scende al 5,84% per gli apprendisti.

La situazione, però, non è analoga in caso di cassa integrazione. Infatti, quando l’impresa fruisce di un periodo di Cig ai lavoratori è riconosciuto una contribuzione figurativa da parte dell’Inps con aliquota pari al 5,84%, anziché del 9,19%. In altri termini, viene utilizzata la stessa aliquota degli apprendisti.

L’obbligo di versamento dell’aliquota apprendisti del 5,84% è contenuto nell’art. 26 della L. n. 41/1986. Tale norma vale anche per l’assegno ordinario FIS e per la CIG in deroga, in quanto alle stesse si applicano, ove compatibili, le norme della CIGO.

Contributi Inps: Cigo, FIS e Cig in deroga

Ricapitolando quanto appena affermato è possibile dire che per la Cigo, FIS e Cig in deroga:

  • il lavoratore in cassa integrazione riceve sempre la contribuzione figurativa e non perde nulla ai fini pensionistici;
  • la contribuzione figurativa viene versata interamente dall’Inps in caso di Cig a zero ore, ovvero limitatamente alle ore non lavorate in caso di Cig con orario ridotto;
  • l’Inps corrisponde una percentuale contributiva pari al 5,84%, sia con anticipazione datoriale che con pagamento diretto Inps;
  • sulle ore lavorate del mese, il datore di lavoro versa la contribuzione ordinaria a carico azienda e il lavoratore la contribuzione ordinaria del 9,19%.
  • per le giornate in cassa integrazione, in caso di anticipazione del datore di lavoro, il lavoratore riceve il pagamento della CIG in busta paga ma con la trattenuta dei contributi con aliquota del 5,84% calcolata sulle sole ore di integrazione salariale.

Contributi Inps: i massimali di integrazione salariale

Infine, in merito alla percentuale contributiva del 5,84% che versa l’Inps per conto dell’azienda e in favore del lavoratore, occorre in ogni caso tenere conto dei massimali di Cig. Si ricorda, infatti, che la norma prevede un tetto massimo di retributivo pari a:

  • 993,21 euro lordi (935,21 euro netti), per le retribuzioni inferiori o uguali a 2.148,74 euro;
  • 193,75 euro lordi (1.124,04 euro netti), per le retribuzioni superiori a 2.148,74 euro.

Quindi, i contributi devono essere calcolati sui predetti importi molto spesso visto che l’integrazione è pari all’80% della retribuzione percepita dal lavoratore. Quindi, raggiungere i predetti limiti è molto facile.

Pertanto, quando un lavoratore viene posto in integrazione salariale, nonostante non sia coperto dai contributi volontari, è anche vero che subisce automaticamente alcune penalizzazioni dal punto di vista previdenziale, in quanto:

  • l’Inps applica un’aliquota contributiva inferiore (5,84%);
  • la contribuzione si calcola sull’integrazione salariale che è spesso limitata dai predetti massimali.

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