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Permessi ROL non goduti entro il 31 dicembre: cosa succede, scadenze, domanda

Paolo Ballanti
permessi non goduti

Sei un dipendente che al 31 dicembre non avrà esaurito tutti i permessi ROL ed ex festività maturati nell’anno? Sappi che il destino di questo monte ore di assenze retribuite dipende dal contratto collettivo applicato. Esistono infatti alcuni CCNL che prevedono specifiche scadenze entro le quali i permessi devono essere goduti pena la loro liquidazione in busta paga. Altri non disciplinano nulla: in questo caso i permessi restano a disposizione del dipendente a meno che lo stesso non ne chieda il pagamento.

Il destino dei permessi non è identico a quello delle ferie. Attenzione a non confondere i due istituti. Le ferie sono soggette a precise scadenze di legge che si applicano a tutti i dipendenti a prescindere dal settore produttivo di appartenenza e al CCNL applicato.

Analizziamo la disciplina nel dettaglio.

Permessi ROL: quando devono essere goduti

I permessi per riduzione dell’orario di lavoro e quelli in sostituzione delle festività soppresse chiamati in gergo, rispettivamente, ROL ed ex festività, devono essere goduti entro le scadenze previste dal CCNL applicato. Vediamo cosa prevedono i principali contratti italiani.

Permessi ROL Commercio e terziario – Confcommercio

Il contratto collettivo Commercio e terziario – Confcommercio prevede che permessi ROL ed ex festività debbano essere goduti entro il 31 dicembre dell’anno di maturazione.

I permessi eventualmente maturati e non fruiti, non potranno essere goduti l’anno successivo ma verranno pagati con la busta paga di dicembre.

Il CCNL Commercio prevede per i dipendenti di aziende fino a 15 dipendenti un monte annuo di 56 ore di ROL. Ipotizziamo che un lavoratore delle 56 ore maturate nel 2019 ne abbia godute solo 40. Di conseguenza il saldo al 31 dicembre 2019 sarà di 16 ore. Queste verranno liquidate con la busta paga di dicembre.

Ipotizzando che la retribuzione oraria sia pari ad euro 9,50 e il dipendente abbia regolarmente lavorato in dicembre senza straordinari né assenze non retribuite. Il cedolino sarà così composto:

  • Retribuzione lorda                               550,00 euro
  • Permessi maturati e non goduti 9,50 * 16 ore =  152,00 euro +
  • Totale competenze lorde 702,00 euro.

Dalle competenze lorde devono essere detratti i contributi INPS a carico del dipendente e gli importi dovuti all’Erario a titolo di IRPEF e addizionali regionali / comunali.

In deroga a quanto sopra detto, sempre il CCNL Commercio concede al dipendente di fruire dei permessi maturati e non goduti entro il 31 dicembre anche in epoca successiva comunque non oltre il 30 giugno. Riprendendo il nostro esempio, le 16 ore di permessi non goduti, potranno essere fruite entro e non oltre il 30 giugno 2020. Un eventuale residuo positivo andrà incontro alla liquidazione in busta paga di giugno.

Eventuali deroghe alla regola della liquidazione con il cedolino di dicembre dovranno essere richieste dal dipendente o previste con contratto aziendale. Più rischioso, per l’azienda, regolare la questione sulla base di prassi o usi interni.

> Busta paga, assenze e permessi: come leggerli e capirli <

Permessi ROL Metalmeccanica – industria

Il contratto collettivo Metalmeccanica – industria dispone che ROL ed ex festività non goduti nell’anno di maturazione si accumulino all’interno di un apposito “Conto individuale” da cui il dipendente potrà attingere per i successivi 24 mesi. Alla scadenza, eventuali ore non ancora godute saranno liquidate in busta paga.

Permessi ROL Legno e arredamento – industria

Al pari di quanto prevede il CCNL Metalmeccanica il contratto Legno – industria prevede l’accantonamento, in un apposito conto individuale o banca ore, di ROL ed ex festività non goduti entro l’anno di maturazione. Il dipendente potrà usufruire delle ore accantonate in gruppi di 4-8 ore con preavviso di 3 giorni lavorativi e, il 31 dicembre di ogni anno, optare per il pagamento in busta paga delle stesse. Le ore non liquidate resteranno accantonate fino al 31 dicembre dell’anno successivo dove obbligatoriamente saranno pagate.

Facciamo un esempio. Il dipendente matura nel 2019 40 ore di permessi. Alla fine dell’anno residuano 20 ore che finiscono nel conto individuale, a disposizione per il 2020. Al 31 dicembre 2020, delle 20 ore accantonate il dipendente ha goduto solo di 5, con un residuo di 15 ore.

L’interessato può chiedere la liquidazione in busta paga di tutte e 15 le ore o di una parte di esse (ipotizziamo solo 5). In quest’ultimo caso, le 10 ore maturate nel 2019, non godute né liquidate nel 2020 saranno, se ancora presenti al 31 dicembre 2021, liquidate nella relativa busta paga.

> Ferie non godute: cosa sono e come vengono pagate <

Quando il contratto collettivo non prevede nulla

Se il contratto collettivo nulla prevede in merito, delle ore di permessi maturate e non ancora godute al 31 dicembre 2019 il dipendente potrà goderne l’anno successivo a meno che non richieda, in forma scritta, la liquidazione delle stesse in busta paga.

> Permessi 104 non goduti: come recuperarli <

La richiesta dovrà indicare:

  • Il monte ore da liquidare;
  • Il cedolino in cui dovranno essere pagati i permessi.

Il datore di lavoro firmerà la richiesta per ricevuta e presa visione, non essendo necessario un suo consenso in merito.

Quanto descritto vale anche se il CCNL applicato prevede una scadenza per la fruizione dei permessi e il dipendente voglia vedersi liquidare anzitempo le ore maturate.

Ferie: cosa cambia

A differenza dei permessi, le ferie devono essere godute entro le scadenze previste dalla legge:

  • Metà delle ferie maturate nell’anno devono essere godute entro il 31/12 dell’anno stesso;
  • La restante metà dovrà essere goduta entro i 18 mesi successivi il 31/12 dell’anno di maturazione.

L’inosservanza della legge:

  • Espone l’azienda a possibili sanzioni amministrative in base al numero dei dipendenti coinvolti;
  • L’azienda deve versare i contributi previdenziali sulle ferie non godute.

La sanzione amministrativa pecuniaria è pari a:

  • Importo base da 100 a 600 euro;
  • Da 400 a 1.500 euro se la violazione riguarda più di 5 dipendenti;
  • Da 800 a 4.500 euro se i dipendenti coinvolti sono più di 10 o se la violazione si è verificata per almeno quattro anni.

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