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Premi di produttività: tassazione, chi decide, cosa fare in caso di disparità

Paolo Ballanti
premi di produttività

Nelle aziende primavera significa stagione di bilanci. Sono queste infatti le settimane in cui gli uffici amministrativi tirano le somme di quello che è stato il 2018 in termini di ricavi e costi. Ma non è finita qui. Perché se il bilancio è roseo l’azienda può anche decidere di premiare i dipendenti con una somma in busta paga che va ad aggiungersi alla normale retribuzione mensile.

Parliamo dei cosiddetti “premi di produttività”. Somme la cui corresponsione dipende dalle scelte aziendali, per quanto riguarda la determinazione degli importi, i criteri di valutazione e le tempistiche di erogazione.

Tuttavia, la libertà di cui gode l’azienda viene meno se si sceglie di applicare ai premi di produttività un regime di tassazione agevolato.

Analizziamo il tema nel dettaglio.

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Premi di produttività: chi li decide

Eccezion fatta per le somme che possono accedere alla disciplina sulla detassazione, i premi (in base a quella che è la prassi aziendale) vengono stabiliti:

  • Dal Presidente / legale rappresentante;
  • Dal Consiglio di amministrazione o dall’amministratore delegato;
  • Dal direttore generale;
  • Con accordo aziendale stipulato con i rappresentanti sindacali.

Di norma il soggetto o l’organo che decide sulla corresponsione o meno dei premi, ne stabilisce anche l’importo e le tempistiche di erogazione.

Premi di produttività: ammontare

In base alle scelte aziendali i premi di produttività possono avere:

  • Un importo fisso uguale per tutti i dipendenti o per coloro che sono addetti a un determinato settore / reparto produttivo;
  • Importo variabile in base a criteri oggettivi (ore lavorate, contratti commerciali conclusi) o soggettivi (valutazione delle capacità e della professionalità del dipendente).

Premi di produttività: iter

Di norma i premi vengono corrisposti una volta che sono noti i numeri del bilancio d’esercizio. Come sappiamo, il bilancio è il documento che certifica lo stato di salute dell’azienda. Se questo ad esempio chiude con un utile (ricavi superiori ai costi) può essere interpretato dal datore di lavoro come un elemento che giustifica la corresponsione dei premi.

Premi di produttività: uguaglianza

Per evitare rimostranze, dissidi o addirittura ricorsi giudiziari, nell’erogazione dei premi si devono evitare ingiustificate disparità di trattamento tra gli appartenenti ad esempio allo stesso reparto, settore produttivo o ufficio.

Il dipendente che ritenga di esser stato senza alcun giustificato motivo penalizzato nell’erogazione del premio può in un primo tempo rivolgersi al proprio responsabile / capo reparto affinché si impegni in maniera informale per sanare la situazione. Se il tentativo è vano il lavoratore può contattare il sindacato di categoria per intavolare una trattativa.

Quando le vie informali si rivelano insufficienti, al dipendente non resta che ricorrere in giudizio per ottenere il premio spettante, ma dovrà provare di essere stato ingiustamente penalizzato.

Vediamo ora nel dettaglio la particolare disciplina prevista per la detassazione dei premi di produttività.

Premi di produttività: trattamento fiscale

I premi di risultato possono beneficiare di una tassazione agevolata se vengono previsti da contratti collettivi aziendali o territoriali e sono legati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione.

L’agevolazione consiste in un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali (regionali e comunali) pari al 10% da applicarsi su importo massimo di 3 mila euro (elevati a 4 mila per quelle aziende che coinvolgono pariteticamente i dipendenti nell’organizzazione del lavoro).

La misura si applica ai soli dipendenti del settore privati che nell’anno precedente abbiano avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore agli 80 mila euro.

Per avere la tassazione al 10% (al posto di quella progressiva in cui l’aliquota più bassa è pari al 23%) i premi devono essere:

  • Di ammontare variabile dal momento che la loro erogazione dev’essere legata a incrementi effettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione, stabiliti secondo precisi criteri di misurazione definiti nel contratto (di recente l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 78/E del 19 ottobre 2018 ha precisato che gli incrementi devono tradursi in un miglioramento rispetto alla situazione precedente quella presa in considerazione per la maturazione del premio);
  • Erogati in virtù di contratti aziendali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale ovvero per i contratti aziendali dalle loro RSA o RSU.

Si ha diritto alla tassazione agevolata sui premi di risultato anche se questi vengono corrisposti con importi diversi in ragione ad esempio:

  • Dell’appartenenza del dipendente ad un determinato reparto produttivo;
  • Della retribuzione annua lorda;
  • Dei giorni / ore di presenza.

Premi di produttività: welfare aziendale

Se lo prevede il contratto il dipendente può sostituire alla liquidazione del premio in busta paga la fruizione di prestazioni rientranti nel cosiddetto “welfare aziendale” quali:

  • Compensi in natura;
  • Benefici previdenziali e assistenziali (come i contributi per l’assistenza sanitaria o quelli ai fondi pensione);
  • Beni tassati in base a valori convenzionali (fabbricati, auto aziendale, prestiti ecc…).

In questi casi non si applica nemmeno l’aliquota del 10%, limitatamente all’importo stabilito per ciascun benefit e comunque nel rispetto della soglia (3 mila o 4 mila euro) prevista per l’imposta sostitutiva.

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1 COMMENTO

  1. tutti parlano e scrivono dei benefici di essere nel welfare ma ccnl ne industrie spiegano a chi a aderito come me e altri che sono restati delusi come e dove trovare i moduli per uscirne cosa strana che non sene parli e pure ci dovrebbe essere trasparenza pure in questo come disdire e riprendersi i premi in busta

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