DEF

È arrivata in Parlamento la risoluzione sul DEF (Documento di Programmazione Economica) con l’obiettivo di fermare l’aumento dell’IVA previsto per il 2019. Ecco le misure che potrebbe adottare il governo.

Risoluzione sul DEF: si cerca di sterilizzare l’aumento IVA

La discussione sul DEF è già cominciata ieri in Senato e alla Camera. La risoluzione vuole impegnare il governo ad assumere tutte le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’aumento delle aliquote IVA e delle accise su benzina e gasoli. Importante sarà capire come verrà finanziato il congelamento delle aliquote IVA, che sarebbero aumentate nel 2019, poiché richiederebbe allo Stato ben 12,5 miliardi di euro nel 2019 e 20 miliardi nel 2020. È stato ipotizzato di aumentare il deficit, portando il livello 2018 all’1,5% del PIL rispetto all’attuale previsione dello 0,8%.

L’ultimo DEF, che risale all’aprile scorso ed era stato presentato dal governo Gentiloni durante il periodo di transizione post-elettorale, prevedeva ancora l’aumento dell’IVA e si limitava a puntualizzare: “Aggiornare le previsioni macroeconomiche per l’Italia e il quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue, alla luce degli effetti della Legge di Bilancio 2018”.

Bagnai e d’Incà presentano la risoluzione sul DEF

I relatori che hanno presentato in Aula la risoluzione di maggioranza sul DEF per chiedere al governo di attivarsi su questi fronti, sono stati Federico d’Incà (Movimento 5 Stelle) alla Camera dei Deputati e Alberto Bagnai (Lega), al Senato.

Il grillino d’Incà ha spiegato che l’esecutivo dovrà “realizzare nel tempo un cambio radicale del paradigma economico” e ha indicato come “prioritario” il superamento della logica del fiscal compact, specificando che la sua integrazione all’interno dei trattati europei è da scongiurare. Poi, ha elencato tutti i temi che saranno affrontati nella prossima legge di bilancio, dalla lotta alla povertà, alla scuola, passando per il superamento della legge Fornero (scopri chi l’ha votata). E infine d’Incà ha suggerito ed elencato le misure da adottare: “un mix virtuoso di maggiori investimenti pubblici, riduzione della pressione fiscale e il sostegno a redditi più bassi”.

Invece, il leghista Bagnai ha valutato “positivamente una ripresa fisiologica dello smaltimento” dei crediti deteriorati nel sistema bancario, “associata a una generale ripresa della crescita economica”, ma ha poi aggiunto che si debba prestare attenzione nel non impartire troppo impulso a questo processo “valutando con la opportuna cautela eventuali inviti in tal senso che dovessero giungere dagli organismi europei”. Quindi, per Bagnai va evitato che uno smaltimento accelerato delle garanzie immobiliari, in uno scenario di crescita che presenta rischi di rallentamento, metta in difficoltà l’economia.

Attraverso questo atto di indirizzo viene richiesto al governo di individuare nello specifico le misure da adottare nel rispetto dei saldi di bilancio e di “riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei per quanto riguarda i saldi di bilancio del triennio 2019-2021”. Il principale compito della squadra di governo sarà quello di individuare gli interventi prioritari assolutamente necessari per consentire di dare attuazione alle linee programmatiche indicate dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante le sue sedute, sulle quali ha ottenuto la fiducia dei due rami del Parlamento. Dopo aver individuato gli interventi, il governo dovrà sottoporre i nuovi indirizzi all’approvazione del parlamento e presentare al Consiglio europeo e alla Commissione europea un aggiornamento del Programma di stabilità e del Programma nazionale di riforma.

Saranno in discussione in sede di Legge di Bilancio e non rientreranno quindi nei correttivi DEF, misure come la flat tax e il reddito di cittadinanza.

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