Pace fiscale

Prima di varare la flat tax, il governo Conte si vuole dedicare all’intervento fiscale considerato prioritario ed inserito anche all’interno del contratto di governo: la pace fiscale, che consiste nella chiusura delle liti pendenti fra gli italiani e l’Agenzia delle Entrate. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha affermato: “Il primo intervento sarà la pace fiscale, per chiudere le liti pendenti. Non ha finalità condonistica, ma rappresenta un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà”.

Cos’è la pace fiscale

Il contratto di governo Lega M5S considera opportuno instaturare una pace fiscale con i contribuenti per “rimuovere lo squilibrio economico delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”.

Viene specificato che non si tratta di una misura con finalità condonistica, ma di un aiuto efficace nei confronti dei cittadini in difficoltà, per segnare un primo passo in avanti verso una riscossione amica dei contribuenti. Le due forze politiche considerano dirimente “intervenire per risolvere la questione dei debiti insoluti della pubblica amministrazione nei confronti dei contribuenti, tenuto conto della portata patologica del fenomeno nel nostro Paese e la necessità di una sua ridefinizione in sede europea ai fini degli indicatori statistici”. E dichiarano che l’equilibrio del rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuenti passi anche dalla parificazione degli strumenti messi a disposizione per l’incasso dei rispettivi crediti.

Fra le misure praticabili viene nominato l’istituto della compensazione tra crediti e debiti nei confronti della pubblica amministrazione, da favorire attraverso l’ampliamento delle fattispecie ammesse, e la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di stato di piccolo taglio, anche valutando nelle sedi opportune la definizione stessa di debito pubblico.

La situazione attuale

Secondo il Consiglio della Giustizia tributaria il valore delle liti pendenti (al 31 dicembre 2017” si tratterebbe di 50,4 miliardi di euro, con un totale di 417mila procedimenti pendenti.

Pace fiscale? Per le opposizioni è un maxi condono

L’ex Premier Matteo Renzi parte all’attacco: “Curioso questo Governo del Cambiamento. Per adesso cambia il vocabolario. Condono diventa pace fiscale”. Rincara la dose il segretario di Sinistra Italiana, nonché deputato di Liberi e Uguali, Nicola Frantoianni: “La pace fiscale è un mega condono mascherato”. Infine, interviene anche Carlo Cottarelli, definendo la pace fiscale “un errore, perché sarebbe l’ennesimo condono, tra l’altro molto generoso”.

Di Maio risponde alle opposizioni di sinistra

Ospite di “In mezz’ora”, programma di Lucia Annunziata, il Vice-Premier Luigi Di Maio, risponde alle bordate provenienti dall’opposizione e precisa: “La pace fiscale non è un condono. Si deve attuare ma non deve avere nessun carattere condonistico”. Il governo, quindi, continua a rifiutare la versione dell’opposizione, poiché la pace fiscale escluderebbe i grandi contribuenti e sarebbe rivolta solo a situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica.

Siri (Lega) promette la pace fiscale entro l’anno

Armando Siri, consigliere economico del Vice-Presidente del Consiglio e leader della Lega Matteo Salvini, in un’intervista concessa a “La Repubblica” ha annunciato: “Faremo la pace fiscale entro l’anno: se possibile, con un decreto legge. Nel 2019 poi introdurremo la nuova flat tax sia per le imprese e le partite Iva al 15%, (nove punti in meno dell’attuale), che per le famiglie: se non tutte, un primo blocco, con due aliquote al 15 e 20%”.

Poi, mostrandosi convinto di poter recuperare, tramite la pace fiscale, 35 miliardi di euro il primo anno e 25 miliardi il secondo, ha chiosato: “Le cifre sono quelle. Le nostre stime sono le stime della strada, di chi sta in mezzo alla gente e non al chiuso di qualche ufficio. Incontriamo ogni giorno decine e decine di persone che dicono di avere cartelle per migliaia di euro. E di non riuscire a rottamarle perché non hanno i soldi. Ma se dovessero versare il 25%, oppure il 6% o il 10% nei casi di maggiore disagio, il discorso cambierebbe”.

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