Freelance

Se l’università di Oxford ha creato un indice apposito (Online Labour Index) per misurare il volume di lavoro freelance svolto online significa che il cambiamento profetizzato solo dieci anni fa si sta concretizzando. L’indice monitora e aggrega i vari progetti pubblicati online per il mondo freelance e è in continua crescita. Negli USA già quasi la metà della forza lavoro è dato da lavoratori autonomi e anche in Europa il trend è quello. I mezzi tecnologici permettono sia alle grandi che piccole aziende di poter beneficiare di professionalità on-demand anche da remoto. I benefici sono molteplici: si può attingere ad un bacino di talenti da ingaggiare in brevissimo tempo in modo flessibile. Il risparmio sui costi deriva da sia da un più attenta analisi del rapporto qualità/costo durante la selezione sia da un lavoro da remoto che taglia viaggi, burocrazia e costi spesso non calcolati come la postazione lavorativa e i buoni pasto. I benefici si distribuiscono fra il cliente ed il freelance che non deve viaggiare per ore per raggiungere la sede del committente.

La situazione in Europa

Si sa che gli Stati Uniti sono sempre desiderosi di adottare e sperimentare nuove soluzioni e infatti nel Nuovo Continente questo modo di lavorare è già presente in ogni azienda e anche le più grandi multinazionali lo utilizzano ampiamente: anzi il lavoro da remoto è adottato spesso anche dagli stessi dipendenti. In Europa ha iniziato a diffondersi dal 2012 quando la crisi economica ha colpito duramente anche le nazioni più virtuose. A quel punto si sono studiati nuovi sistemi per aumentare la produttività tenendo sotto controllo i costi.  Il primo Paese europeo a adottare il lavoro on demand è stato il Regno Unito. Il motivo è banalmente legato alla lingua: si sfruttano così sia le competenze dei freelance americani ma anche dei programmatori indiani. Bisogna anche aggiungere che il livello di burocrazia e regolamentazione inglese è molto snello e il passaggio da lavoratore dipendente ad autonomo è immediato. Negli anni successivi il fenomeno si è diffuso ampiamente in Germani, Spagna e in parte in Francia. Il mercato europeo è caratterizzato ma una maggiore richiesta di qualità e la ricerca di collaborazioni strutturate che possono durare anche un anno e più. Invece di un “mordi e fuggi” tipico della gig economy si sta diffondendo una nuova consapevolezza del lavoro freelance: diventano i fidati consulenti ed esperti vitali per le piccole e medie imprese.

E in Italia?

Il Belpaese rappresenta la patria delle Partite IVA nello scenario europeo ma è anche molto conservatore nelle procedure aziendali. Solo negli ultimi anni si è affermato anche qui il lavoro freelance da remoto. Affinché questo potesse accadere era necessaria una piattaforma per mettere in contatto la domanda e l’offerta. Ci si poteva appoggiare a soluzioni americane come UpWork ma mancava una comunità italiana dove la PMI potessero trovare un freelance italiano che potesse sia lavorare da remoto sia presentarsi in sede se necessario. La medesima nazionalità permette di semplificare i costosi pagamenti internazionali e la procedura giuridica in caso di contestazione. Nel 2015 anche in Italia è stata lanciata una piattaforma freelance: AddLance

Dopo un lungo periodo di gestazione, è cresciuta velocemente fino a 30 mila professionisti e conta più di 5 mila aziende e privati che quotidianamente cercano un valido freelance.

Quello che contraddistingue le piattaforme freelance sono il saper raccogliere diverse professionalità in un’unica soluzione invece che specializzarsi nell’offerta di un unico servizio. Il cliente crea diversi progetti con richieste diverse: per esempio il disegno di un logo o la traduzione di un documento. La piattaforma instrada la richiesta ai profili adeguati che si candidano inviando un preventivo: il tutto in poche ore e con una chat privata fra cliente e fornitore.

La domanda è rappresentata da piccole e medie imprese e da privati, l’offerta da freelance a Partita IVA oppure professionisti a collaborazione occasionale. Quest’ultimi sono generalmente ex lavoratori dipendenti che si apprestano ad avviarsi come autonomi. Se infatti il precariato è diventata la nuova regola del mercato del lavoro dipendente allora è conveniente ripensare la propria professionalità come autonomo con il grande vantaggio di avere più clienti contemporaneamente.

Dai dati di AddLance i servizi più richiesti sono quelli di web design (sia blog personali sia interi e-commerce), app design, grafica e traduzioni. Queste attività sono quelle che più hanno fatto presa nel mondo del lavoro freelance online. Il trend attuale è che altre professionalità si stanno spostando dai canali tradizionali all’online. Spesso per tradizione i professionisti appartenenti ad albi sono stati diffidenti di fronte alle moderne tecnologie. Anzi fino al 2006 era vietato per un professionista farsi pubblicità: è stata la legge Bersani a cancellare una norma antiquata.

Il mondo sta cambiando e come i consumatori cercano i mutui o i pacchetti vacanze online così le aziende stanno iniziando a cercare i professionisti online e questi per essere trovati non possono non sposare l’idea di essere online come i freelance del web. Avvocati, commercialisti, architetti e consulenti capiscono l’opportunità di avere una reputazione online e di provare strumenti di “lead generation” (richiesta di un preventivo) che non siano semplicemente l’indirizzo sulle pagine gialle.

Quanto velocemente si espanderà questo mercato è difficile da dire ma di sicuro non si tornerà più indietro.

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