Il Presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Mammone, nel gennaio scorso, in occasione della presentazione della Relazione per l’apertura dell’anno giudiziario ha espressamente richiamato i benefici della mediazione, sostenendo che “è significativo che nel periodo 1° aprile 2016 – 30 giugno 2017 siano stati promossi circa 340.000 procedimenti di mediazione, il che comporta un sicuro effetto di deflazione del contenzioso civile giudiziario”.

Sicuramente positivo è il bilancio poichè prendendo a riferimento i dati forniti dal Ministero della Giustizia, la durata media delle procedure di mediazione concluse con il raggiungimento dell’accordo, è stata di 115 e 123 giorni, rispettivamente nell’intero anno 2016 e nel primo semestre del 2017; ben più celere, quindi, della durata media del solo giudizio di primo grado dinanzi al tribunale, nel 2016 fissato in 882 giorni.

Il presidente Mammone richiama espressamente Doing Business 2018, il rapporto della Banca Mondiale, evidenziando che: “La conclusione del contenzioso di carattere economico costituisce per l’imprenditore un aspetto importante, dato che i tribunali interpretano le leggi che regolano il mercato e proteggono i diritti dell’economia. Tribunali efficienti e trasparenti incoraggiano nuovi rapporti di affari, atteso che le imprese sanno che possono rivolgersi a loro se un consumatore omette di pagare il suo debito. La rapidità dei giudizi è essenziale per le piccole imprese, che potrebbero mancare delle necessarie di risorse nell’attesa dell’esito di una lunga controversia dinanzi ad un tribunale”.

In Doing Business 2018 l’indice che misura la qualità del sistema giudiziario valuta se ogni economia ha adottato una serie di buone pratiche tra queste l’adozione di soluzioni alternative alle controversie.

L’indice sulle ADR ha sei parametri di misurazione:

  • se l’arbitrato è un istituto pienamente inserito nel sistema ordinamentale e se è parte del codice di procedura civile,
  • se le controversie di ogni tipo possono essere risolte tramite arbitrato,
  • se clausole o accordi arbitrali sono imposte dai tribunali,
  • se la mediazione volontaria, conciliazione o entrambe sono pienamente regolamentate all’interno del codice di procedura civile,
  • se sono previsti incentivi economici per le parti che tentano la mediazione e la conciliazione.

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