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Il Redditometro non fa più paura, ormai il suo ruolo per il Fisco è diventato marginale. La conferma arriva dall’ultima relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato.
Nel 2016 sono stati 2.812 gli accertamenti,-52% rispetto al 2015 e addirittura un calo di oltre il 92% rispetto al 2012. Il 21% dei casi accertati riguarda una imposta che va da da zero a 1.549 euro, mentre solo l’11% dei casi accertati riguarda da 51.646 euro in su.

I tempi lunghi e gli importi medi dei casi accertati hanno fatto perdere fascino allo strumento che era stato dichiarato di punta per la lotta all’evasione fiscale. Il Fisco non ha fermato la caccia all’evasore: nel 2016 grazie alla Voluntary disclosure si è raggiunto quota 19 miliardi.

L’amministrazione finanziaria ha semplicemente deciso di cambiare strategia, scegliendo strumenti meno invasivi come:

  • i controlli automatizzati per le imposte dirette e per l’Iva, che hanno portato nelle casse 1,1 miliardi tra il 2015 e il 2016,
  • il ravvedimento operoso e le lettere di compliance: nel 2016 sono stati raccolti 128,7 milioni di euro dai i ravvedimenti indotti dalle lettere.

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Ricordiamo che il recente Decreto Fiscale ha conferito, inoltre, maggiori poteri al nuovo ente incaricato della riscossione. Con l’articolo 3 ha infatti stabilito che potrà “utilizzare le banche dati e le informazioni” alle quali l’Agenzia delle Entrate è autorizzata ad accedere, “anche ai fini delle funzioni relative alla riscossione”.


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