La manovra correttiva 2017 è stata approvata al Senato ed è quindi finalmente diventata legge. Il via libera definitivo, dopo l’approvazione alla Camera di inizio mese, è arrivato tramite voto di fiducia giovedì 15 giugno. Molte le novità fiscali che riguardano i lavoratori, dallo split payment agli studi di settore e ai voucher, tanto che da semplice “manovrina” di correzione il provvedimento si è trasformato in una vera e propria manovra-bis. Vediamo quali sono i cambiamenti più importanti.

Per approfondire, visita la nostra sezione dedicata al Def 2017.

 

L’estensione dello split payment e i rimborsi Iva

Partiamo dallo split payment, uno dei capitoli più delicati della manovra 2017. Lo split payment, il meccanismo che permette al committente di trattenere l’Iva che dovrebbe essere versata ai fornitori, è ciò su cui sta puntando maggiormente l’Italia per attuare la sistemazione dei conti pubblici richiesta dall’Europa.

A partire già dal 1° luglio, lo split payment sarà ampliato alle società pubbliche e a quelle quotate, così come ai professionisti. È comunque prevista, a parziale rimborso della riduzione della liquidità a disposizione degli autonomi, l’accelerazione dei rimborsi Iva, con l’attesa per ottenere l’accredito che sarà ridotta da 90 a soli 65 giorni.

L’abolizione degli studi di settore

Una novità positiva per i professionisti arriva invece sul tema dei controlli fiscali: saranno infatti abbandonati, a partire dall’anno di imposta 2017, i tanto contestati studi di settore. Al loro posto, i nuovi Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), che permetteranno di valutare il contribuente su una semplice scala da 1 a 10. Non solo: i professionisti “ad alto grado di affidabilità” saranno avvantaggiati nell’accertamento ed esclusi dal redditometro.

L’aumento dell’Iva nel 2018

Si è parlato tanto, negli ultimi mesi, di clausole Iva. Si trattava, in realtà, di uno dei nodi fondamentali nel braccio di ferro con l’Europa. Qual è la situazione oggi, e soprattutto l’imposta aumenterà  a partire dall’anno prossimo?

Sembrerebbe di no, se tutto andrà bene. Le clausole di salvaguardia Iva sono un meccanismo dell’Unione Europea che costringe all’aumento dell’imposta se non si rispettano determinati parametri economici in uno specifico anno. Per il triennio 2018-2020, è per ora previsto un aumento dell’Iva sui beni primari dal 10 all’11,5% nel 2018, dall’11,5 al 12% nel 2019 e dal 12 al 13% nel 2020. Per i beni ordinari, invece, l’Iva dovrebbe passare dal 22 al 25%, poi al 25,4% e successivamente ancora al 25%. Tutto questo, appunto, se l’Italia non riuscirà a rispettare i parametri economici richiesti. Che invece, secondo il Def 2017, dovrebbe riuscire a garantire.

La nuova web tax transitoria

Tra le nuove tasse, fa discutere in particolare la cosiddetta “web tax“. Non si tratta, in realtà, di un vero e proprio tributo, ma di un tentativo di regolamentazione di un settore finora piuttosto sfuggente. In sostanza, le imprese del web che fatturano oltre 1 miliardo di euro all’anno (e che effettuano operazioni in Italia per importi superiori a 50 milioni) potranno accordarsi con l’Agenzia delle Entrate per regolarizzare la loro posizione ed evitare così successivi controlli e inchieste.

I nuovi voucher per famiglie e piccole imprese

Cosa ne è stato, invece, dei voucher? Dopo l’abolizione dei buoni per il lavoro occasionale, si è molto parlato nelle ultime settimane di un loro possibile sostituto. La manovra di correzione prevede due strumenti diversi per le famiglie e per le piccole imprese fino a 5 dipendenti.

Le piccole imprese potranno usufruire di un contratto di prestazione occasionale online, che potrà essere utilizzato solo fino a un tetto complessivo di 5.000 euro all’anno. I lavoratori, dal canto loro, non potranno ricevere più di 2.500 euro dallo stesso committente. Il contratto occasionale è escluso, inoltre, dall’edilizia e dagli appalti.

Per quanto riguarda le famiglie, la novità si chiama invece libretto di famiglia: si tratta di un documento telematico sul quale si potrà versare fino a un massimo di 2.500 euro per piccoli lavori domestici, assistenza domiciliare, baby sitting e lezioni private.

I direttori stranieri dei musei

Concludiamo con una vicenda che ha fatto molto discutere nelle passate settimane, ovvero la recente sentenza del Tar che ha dichiarato illegittime le nomine di alcuni esperti stranieri a direttori di sette importanti musei italiani. Questo perché la legge prevede l’esclusione degli stranieri dai posti della pubblica amministrazione che implichino la tutela dell’interesse nazionale.

La manovrina interviene a “salvare” i direttori (e le scelte del Governo) stabilendo che nelle procedure di selezione internazionali non debbano applicarsi i limiti previsti per gli altri campi del lavoro pubblico.

 

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