È partito oggi, 15 maggio, lo sciopero generale dei giudici di pace contro la riforma della magistratura onoraria. Lo sciopero, secondo le intenzioni dei promotori, durerà quasi un mese: fino all’11 giugno ci sarà uno stop completo non solo alle udienze ma anche al deposito delle sentenze. Una situazione che potrebbe portare al caos in molti tribunali.

Si tratta della dura risposta della magistratura onoraria al decreto attuativo della L. n. 57/2016, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri venerdì 5 maggio. Una riforma che i giudici di pace di tutta Italia considerano umiliante e lesiva della loro carriera professionale. Nel mirino soprattutto l’allargamento delle competenze della magistratura onoraria, i compensi e i congedi retribuiti. Vediamo allora insieme tutto quello che c’è da sapere.

Per approfondire, visita la nostra sezione dedicata ai giudici di pace.

 

La protesta di un mese dei giudici di pace

Non fanno quindi marcia indietro, dopo le dichiarazioni degli ultimi giorni, i giudici di pace di tutte le principali città italiane: da oggi parte lo sciopero generale che durerà fino all’11 giugno e riguarderà i processi, le udienze e il deposito di sentenze e decreti ingiuntivi. In alcuni distretti di Corte d’appello, inclusi quelli di Firenze e Napoli, i giudici faranno anche lo sciopero della fame a staffetta.

E non solo: se le loro richieste di modifica della riforma della magistratura onoraria (L. n. 57/2016) non saranno accolte, i giudici di pace minacciano di dimettersi in massa con effetto immediato.

La riforma della magistratura onoraria

Ma qual è, esattamente, l’oggetto della protesta di tanti magistrati?

La riforma della magistratura ordinaria, il cui decreto attuativo come accennato è stato approvato in esame preliminare dieci giorni fa, prevede uno statuto unico per tutti i magistrati onorari e la riorganizzazione del loro stipendio e delle loro competenze. Particolarmente importante risulta la nuova temporaneità dell’incarico, che non potrà essere superiore a due quadrienni.

Una riforma che moltissimi giudici di pace vedono come profondamente dannosa e deleteria, perché rimanda ancora la stabilizzazione dei magistrati richiesta anche dall’Europa e soprattutto amplia di molto il loro settore di competenza a fronte di una riduzione dello stipendio. Il decreto attuativo prevede anche l’articolazione di un nuovo regime previdenziale e assistenziale per i giudici di pace, ma questi ultimi continuano a non essere soddisfatti dell’assenza dei congedi retribuiti, dell’assicurazione per gli infortuni e del trattamento di fine rapporto.

L’ampliamento delle competenze dei giudici di pace

La riforma aumenta considerevolmente il già ingente carico di lavoro dei giudici di pace e dell’intera magistratura onoraria.

Oggi i giudici di pace, i giudici onorari e i vice procuratori onorari si occupano insieme di circa il 60% di tutti i processi civili e penali di primo grado. Una mole di lavoro enorme che, per l’appunto, è destinato a diventare ancora più pesante.

La riforma prevede infatti l’attribuzione pressoché esclusiva alla magistratura onoraria, tra gli altri, dei casi di decisione secondo equità per cifre inferiori a 2.500 euro, delle cause condominiali e delle controversie in materia di beni mobili fino a 30.000 euro. Nel settore penale saranno invece incluse le contravvenzioni, i delitti puniti con la reclusione fino a 4 anni, la minaccia a pubblico ufficiale, la rissa e il furto aggravato e la ricettazione.

Con la riforma indennità più basse del 75%

Il tutto, denuncia l’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, a fronte di una diminuzione delle indennità previste. Il decreto attuativo della riforma stabilisce infatti che l’indennità dei magistrati onorari dovrà essere costituita da una parte fissa e da una variabile, quest’ultima legata al raggiungimento di determinati obiettivi di produttività. Un cambiamento che, secondo l’Unione, porterà a un abbassamento dei guadagni dei magistrati pari al 75%.

Nel futuro, denuncia ancora l’Unione, “i giudici di pace dovranno lavorare come schiavi” per “non meno di 10-12 ore al giorno” percependo retribuzioni mensili “intorno ai 600-700 euro“. È contro uno scenario di questo genere che la magistratura onoraria ha deciso di scioperare in tutta Italia.

 

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