Detrazioni fiscali 2017

La “manovrina” fiscale di correzione del deficit scende da 3,4 a 3,1 miliardi, ma prevede un possibile aumento dell’Iva a partire dal 2018. Questo quanto emerge dal testo della manovra firmato dal Presidente Mattarella, nonostante quanto dichiarato in più occasioni nei giorni scorsi dal Premier Gentiloni e dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Slitta ancora, dunque, la disattivazione delle famigerate clausole di salvaguardia concordate con l’Europa: servono adesso circa 14 miliardi per rientrare nei parametri, o l’Iva salirà dall’anno prossimo dal 22 al 25% sui beni ordinari e dal 10 all’11,5% sui beni primari. Il testo della manovra prevede dunque una serie di interventi fiscali nei prossimi mesi che vanno dalla facilitazione del pignoramento alle multe più severe per chi viaggia sui mezzi pubblici senza biglietto. Facciamo allora il punto e vediamo cosa potrebbe cambiare nel corso dell’anno.

Per conoscere il testo definitivo, clicca su DEF 2017

Il nuovo aumento dell’Iva nel triennio 2018-2020

L’Iva, quindi, aumenterà dal 2018 se non si troveranno i 14,1 miliardi necessari a far quadrare i conti: le aliquote sui beni primari, tuttavia, saliranno solo della metà rispetto a quanto previsto inizialmente.

La Legge di Bilancio 2017 aveva infatti previsto che, in caso di mancato rispetto delle clausole di salvaguardia, l’Iva sui beni primari sarebbe passata dal 1° gennaio dal 10 al 13%. La manovrina prevede invece una rimodulazione più favorevole, almeno nel breve periodo, dell’aumento dell’aliquota: dal 10 all’11,5% a gennaio e poi dall’11,5 al 12% nel 2019 e dal 12 al 13% nel 2020.

L’Iva sui beni ordinari, invece, salirà direttamente dal 22 al 25% l’anno prossimo, per poi passare addirittura al 25,4% nel 2019 e tornare stabilmente al 25% nel 2020. In definitiva, dunque, alla fine del prossimo triennio entrambe le aliquote Iva si alzerebbero di 3 punti percentuali.

L’aumento delle accise e le modifiche al pignoramento

Tra le misure previste dal testo della manovra, particolarmente importante è l’aumento delle accise sul tabacco, da confermare nella prossima Legge di Bilancio 2018. Se tutto andrà come previsto, l’aumento porterà 125 milioni di euro in più nelle casse dello Stato. Rinviato al 2019, invece, l’incremento delle accise sulla benzina, per il quale si parla di cifre ancora più alte: circa 350 milioni.

Molto importante (e allarmante) per i contribuenti anche la norma che facilita i pignoramenti. Oggi è vietato, oltre al pignoramento della prima casa, quello di tutti gli altri immobili il cui valore è inferiore ai 120mila euro. Ebbene, grazie alla manovrina il Fisco potrà invece procedere al pignoramento se il valore complessivo e non singolo degli immobili (inclusa la prima casa) sarà superiore ai 120mila euro.

Lo split payment per le pubbliche amministrazioni

Dal 1° luglio prossimo, inoltre, verrà esteso a tutte le pubbliche amministrazioni inserite nell’elenco Istat il cosiddetto “split payment”. Grazie a questo intervento, il Governo pensa di recuperare circa un miliardo di euro nel 2017 e 1,5 miliardi dal 2018.

Lo split payment, ricordiamo, è un meccanismo fiscale, molto utile nella lotta all’evasione, che consente al committente di trattenere l’Iva che dovrebbe essere versata ai fornitori. Con le modifiche apportate dalla manovrina fiscale, dunque, gli enti pubblici potranno trattenere direttamente l’Iva relativa alle fatture elettroniche dei fornitori per girarla poi direttamente all’Erario. Questo significa anche, ovviamente, meno liquidità a disposizione di numerose imprese e professionisti.

Le altre misure: i trasporti pubblici, l’Inps e l’Ape sociale

Per contrastare l’evasione tariffaria, la manovra prevede inoltre l’applicazione di una multa da definirsi con legge regionale per chiunque viaggi sui mezzi pubblici senza biglietto. In assenza di legge regionale la sanzione sarà pari a sessanta volte il valore del biglietto, ma non potrà essere superiore a 200 euro.

Pronte poi le misure per sanare i conti dell’Inps e semplificare la dismissione degli immobili da reddito dell’Istituto. Per quanto riguarda l’attesissima misura dell’Ape sociale, la manovra conferma l’accesso garantito ai lavoratori che hanno svolto mansioni gravose in 6 degli ultimi 7 anni di attività.

 

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