Le domande per l’Ape sociale, il nuovo anticipo pensionistico che permetterà di lasciare il lavoro a 63 anni senza costi aggiuntivi, andranno presentate tra il 1° maggio e il 30 giugno. Mentre si aspetta con impazienza la firma definitiva dei decreti attuativi, rimangono tuttavia alcuni questioni da definire riguardo le categorie di lavoratori che saranno ammesse al beneficio.

Uno dei nodi più importanti da sciogliere riguarda i lavoratori che svolgono mansioni gravose: quali sono esattamente queste mansioni e a quali condizioni si potrà ottenere l’Ape sociale? Facciamo il punto e vediamo cosa resta ancora da decidere.

 

Quali lavori danno diritto all’Ape sociale?

Possono accedere all’Ape sociale, al possesso dei requisiti di 63 anni di età e 36 anni di contributi, i lavoratori che svolgono mansioni cosiddette “gravose”. I lavori gravosi sono indicati con precisione dalle Legge di Bilancio 2017. Sono inclusi, per l’esattezza:

  • gli operai dell’industria estrattiva e dell’industria edilizia;
  • i conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • i conciatori di pelle e di pellicce;
  • i conduttori di convogli ferroviari;
  • i conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • gli infermieri e le ostetriche con lavoro organizzato a turni;
  • gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti;
  • gli insegnanti delle scuole d’infanzia e degli asili nido;
  • i facchini;
  • il personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • gli operatori ecologici.

Lavori gravosi: possibile un abbassamento delle soglie

Chi è impegnato in un lavoro gravoso e vuole ottenere l’Ape sociale non deve solo avere almeno 63 anni di età e possedere 36 anni di contributi: è anche necessario che abbia svolto la mansione gravosa negli ultimi 6 anni in maniera continuata.

Una condizione, quest’ultima, che appare troppo severa ai sindacati, e che potrebbe ridurre sostanzialmente la platea dei possibili beneficiari della misura. Si teme, in particolare, per gli operai dell’edilizia. Il dibattito tra Governo e rappresentati dei lavoratori potrebbe dunque portare in questi giorni a una modifica delle condizioni, probabilmente allargando il beneficio a chi ha lavorato nel settore per 6 degli ultimi 7 o 8 anni.

Le altre categorie che beneficiano dell’Ape sociale

Non sono comunque solo i lavoratori impegnati in mansioni gravose a beneficiare dell’Ape sociale.

Sono infatti ammessi alla pensione anticipata a carico dello stato anche i disoccupati che non percepiscono la prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi, gli invalidi civili con invalidità uguale o superiore al 74% e i lavoratori che assistono da almeno 6 mesi un parente convivente con handicap grave. Per tutte queste categorie, a differenza che per i lavori gravosi, il requisito contributivo è pari a soli 30 anni.

Le differenze tra lavori gravosi e lavori usuranti

Attenzione, però, a non confondere i lavori gravosi con i lavori “usuranti”.

La differenza è fondamentale: mentre i lavori gravosi, che sono solo quelli elencati in apertura di articolo, danno diritto all’Ape sociale, le mansioni usuranti permettono l’accesso alla Quota 97. Con la Quota 97 è possibile andare in pensione a 61 anni e 7 mesi se si hanno 36 anni di contribuzione e a 62 anni e 7 mesi se si possiedono 35 anni di contribuzione. Per gli autonomi l’età anagrafica richiesta si alza di un anno.

Svolgono mansioni usuranti, come riconosciuto dal D.Lgs. n. 67/2011:

  • i lavoratori addetti alla linea di catena;
  • i lavoratori che operano in galleria, cava o miniera;
  • i lavoratori che operano ad alte temperature, in spazi ristretti o in cassoni ad aria compressa;
  • chi svolge attività di esportazione dell’amianto o lavorazione del vetro cavo;
  • i palombari;
  • i conducenti di veicoli di capienza non inferiore a 9 posti;
  • i lavoratori notturni con almeno 64 notti lavorate all’anno.

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