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La protesta dei tassisti contro Uber: quando l’innovazione tecnologica mette in crisi una intera categoria di lavoratori

Se avete cercato un taxi nelle ultime ore, a Roma così come a Torino, appena sbarcati all’aeroporto di Linate o giunti alla Stazione Centrale di Milano, probabilmente siete già a conoscenza dei fatti. Il popolo dei tassisti è sul piede di guerra, in subbuglio da giovedì pomeriggio. La causa? Una misura contenuta nel decreto legge Milleproproghe.

Il Decreto Milleproroghe salva Uber e condanna i tassisti

Giovedì pomeriggio il Senato ha votato la fiducia al governo sul Milleproroghe: 153 favorevoli e 99 contrari. Fra le molte norme contenute nel testo, una in particolare ci interessa in questa sede, quella che prevede il rinvio per l’emanazione del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che dovrebbe, nelle intenzioni, disciplinare il noleggio di auto con conducente (NCC) e dare un giro di vite all’operato dei tassisti abusivi. Il decreto ora arriva alla Camera per la definitiva approvazione prevista per il 28 febbraio.

Le prime agitazioni sono iniziate già dal pomeriggio di giovedì, con i tassisti romani a guidare le fila di una protesta che in poche ore si è estesa a tutto il territorio italiano, in modo particolare nelle grandi città. Inaccettabile, secondo loro, rimandare il termine del provvedimento a lungo atteso. Il nuovo termine si sospensione, fissato al 31 dicembre 2017, non sarebbe altro che un assist alla multinazionale americana Uber e ad aziende simili.

Il contenuto della norma sospesa

In particolare è l’art. 29 comma 1-quater della legge 207/2008 ad interessare i tassisti. Questo dovrebbe regolare i servizi di noleggio con conducente come segue:

  • i mezzi noleggiati dovrebbero arrivare da una rimessa, e lì tornare dopo aver erogato il servizio di trasporto;
  • dovrebbero operare esclusivamente all’interno del comune che ha rilasciato loro l’autorizzazione.

Questi i due punti fondamentali a salvaguardia del lavoro dei tassisti, la cui entrata in vigore è stata, come detto, rimandata almeno fino al 2018.

La cronaca: a Milano intervengono i carabinieri

I servizi sono stati sospesi già nella notte fra giovedì e venerdì, con i primi disagi per i cittadini e i turisti che affollavano stazioni ed aeroporti. Alla Stazione Centrale di Milano sono intervenuti agenti della Polizia Locale, che hanno eseguito alcuni controlli nei confronti di autisti NCC e, in piazza Duca d’Aosta, è stato necessario l’intervento dei carabinieri in antisommossa per placare le tensioni fra i conducenti a nolo e i tassisti.

A Roma si è tenuto un sit-in a Palazzo Madama, con conseguente sospensione del servizio che ha messo in ginocchio il traffico.

Uno scontro che si trascina ormai da anni

Non è certo una novità la battaglia fra la “casta del taxi” e la multinazionale californiana, né per l’Italia né per tutto il resto del mondo. Uber, che sin dalla sua fondazione ha spopolato fra i clienti, opera libera dalle molti imposizioni di legge che riguardano il lavoro dei tassisti regolari: nessuna licenza, nessuna tariffa minima da applicare, nessuna assicurazione imposta per proteggere i passeggeri da eventuali danni subiti.

D’altra parte la rigida normativa ha permesso la nascita di un mercato estremamente privilegiato, che fino a pochi anni fa (dal 2013, anno di arrivo in Italia di Uber) è stato libero da concorrenza, se non quella operata dai tassisti abusivi comunque già perseguiti per legge.

È per tutte queste ragioni che, ad oggi, una licenza per fornire il servizio di taxi in una grande città italiana può costare diverse decine di migliaia di euro. Licenza che, se non verranno introdotte misure a difesa della categoria, rischia di non valere più nulla.

Innovazione tecnologica e libero mercato

Non bisogna dimenticare però il punto fondamentale di tutta la vicenda: sono stati i clienti a decretare il successo dei servizi alternativi al tassì. I clienti e, di conseguenza, il mercato. A quest’ultimo non si possono imporre paletti e costrizioni a lungo termine. L’innovazione tecnologica, gli smartphone, il mondo profondamente interconnesso e la logica del P2P, prima o poi, c’è da scommetterci, imporranno il loro volere. Nel frattempo è comunque lecito e doveroso difendere gli interessi di un’intera categoria, che deve essere accompagnata e protetta nell’inevitabile transazione. Per avere, domani, un mercato libero, competitivo e al passo coi tempi.

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