lavoro irregolare

Tra i fattori che, nel nostro Paese, concorrono ad alimentare la disoccupazione, c’è sicuramente il lavoro nero. Secondo fonti Istat, l’economia non osservata è valsa, solo nel 2014, ben 211 miliardi, il 13% del Pil. Di questa ingente somma, più di 77 mila euro derivano da lavoro irregolare.

Come si regolarizza una situazione di lavoro irregolare?

Per combattere questo fenomeno, è bene ricordare l’esistenza di una legge, la n° 383/2001, che concede ai datori di lavoro, che regolarizzino spontaneamente la situazione dei propri lavoratori, benefici fiscali.

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La ormai non più recente legge era stata oggetto di approfondimento anche da parte della Corte di Cassazione che, nel 2015, con la sentenza n° 2241 ha corredato l’istituto disciplinato dalla norma di alcuni importanti dettagli.

Quali sono i benefici fiscali riservati al datore di lavoro “emergente”?

In particolare, le legge del 2011 riserva ai datori di lavoro che facciano, volontariamente, emergere una situazione di lavoro sommerso sconti su imposte, contributi e premi assicurativi per tre anni.

Questo per favorire il risanamento delle irregolarità fiscali e contributive pregresse, anche se solo parzialmente sommerse.

Per beneficiare degli sconti, le imprese o i datori di lavoro devono compilare una dichiarazione di emersione spontanea. Contemporaneamente, i lavoratori irregolari devono aver aderito al programma di emersione.

Che cos’è la voluntary disclosure? Come influiscono sui benefici gli accertamenti ispettivi?

La sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito il principio della voluntary disclosure sui capitali sommersi: in virtù di quest’ultimo, infatti, i benefici fiscali non solo non possono essere riconosciuti al datore di lavoro che non abbia proceduto alla dichiarazione spontanea; ma, soprattutto, sono preclusi al datore di lavoro nei confronti del quale siano già in corso accertamenti ispettivi.

Gli accertamenti de quo, tuttavia, devono essere a conoscenza del datore di lavoro stesso.

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