730 precompilato istruzioni

Dopo la deadline del 22 luglio scorso, termine ultimo entro il quale 2 milioni di italiani hanno inviato il modello 730 all’Agenzia delle Entrate con il metodo fai-da-te, ora si prospetta un’ulteriore importante fase: si tratta dell’archiviazione e della conservazione delle fatture, delle ricevute, degli scontrini e degli altri giustificativi alla base della dichiarazione dei redditi.

730 precompilato: cosa devono fare ora i contribuenti

Tutti i cittadini che hanno optato per l’invio fai-da-te del modello 730 precompilato senza avvalersi del CAF o del proprio commercialista, qualora intervengano eventuali controlli da parte delle Entrate, anche se trascorrono anni, dovranno giustificare le rispettive posizioni.

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Chi ha optato per la trasmissione ‘autonoma’ della precompilata, quest’anno, dovrà archiviare circa 16 milioni di documenti, cifra calcolata sulla base di una media di 8 giustificativi per modello 730, così come riportato da alcuni CAF.

Tuttavia potrebbe trattarsi di una stima per difetto, dal momento che gli intermediari sono soliti compattare su un unico documento gli scontrini sanitari, non avendo necessità di registrare le certificazioni uniche (CU) già ricevute dall’INPS o dalla pubblica amministrazione.

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Archiviazione digitale dei giustificativi

Mentre i CAF, già da tempo, sono equipaggiati per l’archiviazione in formato digitale, i singoli contribuenti dispongono, invece, dei documenti originali. Tuttavia anche per questi ultimi l’archiviazione digitale diventa ora una tappa quasi obbligata in quanto permette di tutelarsi da eventuali deterioramenti o smarrimenti dei giustificativi cartacei.

Decisa, quindi, la modalità di conservazione dei documenti (utilizzando chiavette o memorie esterne oppure caricandoli su internet mediante servizi cloud), per giustificare tutte le cifre riportate nel 730, bisognerà fare attenzione anche alla documentazione meno scontata così come alle eventuali note richieste.

Le spese alle quali fare attenzione

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I coniugi, ad esempio, hanno la possibilità di detrarre le spese sulla base dell’effettiva percentuale di sostenimento, dovendo però tenere a mente di annotarla sull’originale, in maniera analoga a quanto avviene per le spese di istruzione scolastica detraibili dalla dichiarazione presentata nel 2016.

Ulteriore ipotesi alla quale bisogna prestare la dovuta attenzione riguarda le spese pagate con carta di credito o bancomat, come ad esempio quelle per l’acquisto di elettrodomestici per arredare immobili ristrutturati per le quali l’Agenzia delle Entrate pretende la conservazione delle ricevute dei bonifici, delle ricevute di avvenuta transazione per i pagamenti effettuati con carte di credito o debito e della documentazione di addebito sul conto corrente.

Come recuperare i documenti

In alcuni casi, i contribuenti possono recuperare i documenti usufruendo, ad esempio (oltre agli altri data base disponibili), del cosiddetto Cassetto fiscale presente sul sito delle Entrate, dal quale è possibile scaricare anche i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate in precedenza, oltre che i versamenti e gli eventuali rimborsi.


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