In caso di opposizione al decreto ingiuntivo quale parte processuale è tenuta ad attivare la mediazione?

VAI ALLO SPECIALE SU MEDIAZIONE

A fare finalmente chiarezza è intervenuta, lo scorso 3 Dicembre, la Corte di Cassazione che ha stabilito come, a seguito della decisione del giudice sulla domanda di esecutività del decreto, spetta al debitore opponente (e non al creditore opposto) avviare il tentativo di mediazione.


Secondo quanto stabilito dalla Corte, infatti, è proprio il debitore opponente ad avere l’interesse ad avviare il giudizio di opposizione e, conseguentemente, anche l’iter di mediazione. Qualora dovesse venire meno l’assolvimento di tale onere, il decreto ingiuntivo diventa definitivo.

Prima della sentenza della Cassazione, sulla questione, in caso di silenzio del giudice nella rispettiva ordinanza, sussistevano dubbi su quale dovesse essere il soggetto su cui far pesare l’onere di avviare il procedimento di mediazione, se la parte opponente o viceversa quella opposta, con sorti differenti del decreto ingiuntivo.

Nelle situazioni di mancato avvio della mediazione, gli stessi giudici erano discordi nel sostenere, alcuni, che il decreto ingiuntivo oggetto della contestazione dovesse acquistare efficacia esecutiva e autorità di giudicato (per omessa mediazione dell’opponente), mentre altri , che la mancata procedibilità investisse anche il decreto ingiuntivo (per omessa mediazione da parte dell’opposto).

Pronunciandosi, la Cassazione, ha stabilito che la norma che prevede la condizione di procedibilità va interpretata alla luce del principio del ragionevole processo, oltre che dell’efficienza processuale: ne consegue che l’ordinamento normativo punta a rendere il processo “l’ultima possibilità” dopo che le altre strade sono risultate precluse.

Si deduce pertanto che l’onere per l’avviamento della mediazione deve essere a carico del soggetto che ha il potere di iniziare il processo. Un onere che spetta al debitore-opponente, in quanto appunto titolare dell’interesse ad introdurre il giudizio di merito; con la conseguenza che, come detto, in caso di mancato ottemperamento all’obbligo imposto dalla legge e dal giudice, scatterà l’improcedibilità dell’opposizione e verranno consolidati gli effetti del decreto ingiuntivo.

Manuale operativo della negoziazione assistita dalla norma alla procedura

Manuale operativo della negoziazione assistita dalla norma alla procedura

Savio Daniela, 2015, Maggioli Editore

Il volume "Manuale operativo della negoziazione assistita dalla norma alla procedura" aggiornato al d.l. 132/2014 convertito con modifiche in l. 162/2014, illustra come applicare il nuovo istituto della negoziazione assistita e risolvere conflitti prima di adire gli strumenti giudiziali per...




CONDIVIDI
Articolo precedenteDichiarazione dei Redditi 2016: come cambia il modello 730? La bozza
Articolo successivoNebbia è arrivata e causa disagi agli automobilisti

2 COMMENTI

  1. Il problema è mal posto.
    La legge disciplina due diversi tipi di mediazione obbligatoria, entrambi previsti a pena di improcedibilità della domanda. Quella ante causam, che ricorre quando il processo verte su alcune materie specifiche (es. proprietà, condominio locazioni, contratti bancari, finanziari assicurativi ecc) e quella c.d. delegata, che può essere disposta direttamente dal giudice a processo di merito in corso e prescinde dall’oggetto della controversia (purchè relativa a diritti disponibili).
    In caso di opposizione a decreto ingiuntivo che verta su materie per le quali in via generale è prevista la mediazione ante causam (es. decreto ingiuntivo dell’amministratore per il recupero delle quote condominiali opposto dal condomino) è espressamente previsto che la mediazione debba essere esperita solo dopo che il giudice dell’opposizione abbia provveduto in ordine alla provvisoria esecuzione del decreto (art. 5, IV comma, lett a) D. Lgs. n. 28/10 e s.m.i.).
    In sostanza, in tali casi, né ai fini dell’ottenimento del D.I. né per proporre opposizione occorre esperire previamente la mediazione.
    Non c’è quindi alcun pericolo di sovrapposizione ed interferenza tra termine per esperire la mediazione e termine per proporre l’opposizione.
    La Corte di Cassazione con la sentenza in commento, che peraltro sul punto non si distingue per chiarezza, ha semplicemente inteso chiarire, tra le opposte soluzioni prospettate dalla giurisprudenza di merito, che nel procedimento di opposizione a D.I. l’onere di esperire la mediazione fa carico alla parte opponente che, diversamente, vedrà dichiarata improcedibile l’opposizione con conseguente definitività del D.I..
    Analoga conclusione in diritto vale nel caso di mediazione disposta dal giudice nell’ambito di procedimento di opposizione a D.I..
    In ogni caso, comunque, la mediazione dovrà essere esperita solo a giudizio di opposizione in corso e mai “ante” proposizione dell’opposizione.
    ,

  2. Vorrei una delucidazione: premesso che la ratio sottesa all’istituto della mediazione è deflattiva dei processi, nella fattispecie in esame, posto che l’opposizione a d.i. deve essere proposta entro 40 giorni, mi chiedo come possa essere conciliato questo termine con quello, più lungo, 3 mesi, previsto dalla legge come durata massima della mediazione. L’istanza di mediazione non ha effetto interruttivo dei termini per proporre opposizione a d.i., quindi, di primo acchito, verrebbe da pensare che, avviata la mediazione, ancor prima di poter addivenire ad un accordo entro il termine di 3 mesi, l’opponente sia costretto comunque a proporre opposizione, salvo successivamente, in caso di accordo raggiunto, farla dichiarare estinta. Nè, a mio parere, si potrebbe pensare di avallare la latente consuetudine di, proposta l’opposizione, chiedere al Giudice, in prima udienza, un rinvio per esperire il tentativo di mediazione; anche in questo caso, infatti, verrebbe vanificato il ruolo deflattivo delle cause per il quale la mediazione è stata istituita.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here