Il rinnovato sistema di pagamento del canone Rai, che dal prossimo anno arriverà direttamente nella bolletta della luce, è un argomento che continua a tenere banco nel dibattito politico italiano.

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Quello che si pagherà, tuttavia, non ha nulla a che fare con l’effettiva visualizzazione delle reti Rai, bensì con il semplice possesso di un apparecchio televisivo (poco importa se funzionante o meno).


Ecco perché l’obbligo di pagare il canone Rai non è altro che l’obbligo di pagare una delle tante imposte presenti nel sistema tributario italiano: si paga se si ha una tv così come si paga l’imposta sugli immobili se si possiede una casa o un terreno.

Ne consegue che chi preferisce utilizzare la televisione esclusivamente per vedere le pay-tv o le reti private è tenuto comunque al versamento del canone, indipendentemente dai sistemi di pagamento scelti. La stessa Corte Costituzionale ha inoltre chiarito come non sussista alcuna relazione diretta tra le entrate che derivano dal canone e quelle che poi vengono effettivamente destinate alle tre reti Rai, dal momento che il maggiore beneficiario dell’imposta non è la Rai, bensì lo Stato. Soltanto una parte, infatti, viene riservata al finanziamento della televisione pubblica.

Quindi non soltanto risulterebbe sbagliato parlare di canone anziché di comune imposta, ma persino accostare il termine alla parola Rai non sarebbe per nulla pertinente. Il corrispettivo del pagamento non ha nulla a che vedere con la sola visualizzazione dei canali Rai in quanto anche chi non usufruisce di questo servizio è tenuto comunque a pagare. Si dovrebbe più propriamente parlare, dunque, di imposta sul possesso della televisione. In questo modo, però, il Governo renderebbe palese agli occhi dei contribuenti che il pagamento del canone non equivale affatto ad un servizio a loro riservato.

In questo scenario non di certo incoraggiante non può non ritornare in mente anche il referendum con cui, già diversi anni fa, i cittadini italiani avevano chiesto di privatizzare il servizio televisivo pubblico e che è stato completamente bypassato dai vari Governi che fino ad oggi si sono succeduti.

Mentre la prossima scadenza (31 dicembre) si avvicina, e dal momento che molto probabilmente per il pagamento del canone in bolletta bisognerà attendere almeno la prossima estate (si parla di luglio 2016), la domanda che ora ci si pone è: quali escamotage penserà lo Stato e quali concorsi verranno indetti dalla Rai per ottenere il pagamento dell’imposta sul possesso della tv, comunemente detta “canone”?

 

 


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3 COMMENTI

  1. se è un’imposta ce la facessero pagare con l’F24 specificando il numero di tributo! Ekkekozzo! Se non sanno esprimersi si ammazassero. Questa domanda l’ho fatta ad un numero alto di associazioni consumatori. Perché nessuno mi vuole rispondere? Che la Sorte ci faccia Giustizia. Bare ai bari.

  2. Tutta l’impalcatura creata pur di far cassa è uno
    schifo di cui si rendono complici le società private
    che erogano l’energia elettrica le quali dovrebbero, almeno,
    farsi lautamente pagare per il servizio!

  3. Ma ci rendiamo conto dell’assurdità che abbiamo di fronte?
    Riusciamo a vedere il raggiro messo in atto dal governo?

    Boia di un boia, se regalo un televisore ad un poveretto che non può comprarselo,
    quello mi ammazza di botte!!! gli sto regalando un’imposta!!!

    Sono beni di lusso: le ville dei politici, le auto blu, i gioielli che i politici regalano alle proprie donne con i soldi dei finanziamenti ai partiti…
    NON IL TELEVISORE

    Vogliamo mettere una tassa anche sui cellulari? sui forni? sui frigoriferi? sugli allarmi? sulle tazze del cesso?

    RIDICOLI

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