Dovrebbe arrivare domani, nel Consiglio dei Ministri del 25 settembre appunto, l’approvazione del decreto legge che includerà la tanto attesa proroga della voluntary disclosure. Una proroga unanimemente chiesta dagli addetti ai lavori in quanto necessaria, oltre che per garantire un maggior gettito, soprattutto per evitare che vengano applicate le clausole di salvaguardia sull’aumento delle accise e degli acconti IRES e IRAP.

Salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, infatti, domani dovrebbe arrivare la proroga che slitta al 31 dicembre il termine di presentazione delle istanze sul rientro dei capitali. Il Consiglio dei ministri di domani dovrebbe dare il via libera a un decreto legge con cui si dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) disporre il rinvio dei termini di adesione alla voluntary, termine ancora fermo al 30 settembre prossimo, nonostante le proteste dei professionisti impegnati in un tour de force per reperire in tempo la documentazione necessaria e la correlativa relazione di accompagnamento.

Dopo l’imminente scadenza, e con la successiva possibilità di fruire di una finestra temporale che sarebbe dovuta arrivare sino al 30 ottobre, ora sembra dunque che la partita si riapra delineandosi una vera e propria riapertura dei termini per la trasmissione della relazione e dell’annessa documentazione.


Potrebbero così tirare un respiro di sollievo i professionisti , tuttavia, ancora non è dato sapere se la riapertura della scadenza porterà con sé una maggiorazione dei costi per i contribuenti, conseguenza peraltro altamente probabile. Come più volte sottolineato in questi ultimi giorni, le motivazioni alla base della proroga, oltre alle effettive difficoltà manifestate dai contribuenti nel reperimento della documentazione necessaria per l’adempimento, anche la necessità di poter ottenere in tal modo (si spera) un maggior incasso che possa così scongiurare le clausole di salvaguardia che inevitabilmente scatterebbero qualora il gettito non fosse sufficiente.


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1 COOMENTO

  1. No convengo con lj’impostazione del problema pensioni. Intanto dubito che sia costituzionale la legge Dini anche se Amato e la Corte Cotituzionale hanno dichiarato intoccabili i diritti acquisiti (e che non puzzi di conflitto di interessi).
    Il carattere sociale dell’INPS richiede una radicale trasformazione ..buttare una pietra sopra al passato. Quel che è stato e stato., chiudere e ripartire da zero con un minimo dignitoso e un tetto massimo di 3 volte superiore a minimo. Se 1 vale dignità 2 vale agiatezza e 3 è quasi opulenza. Progetti e iniziative dei più dotati senza l’attività della massa dei diseredati ssarebbero rimasti sognii che non avrebbero prodotto neessun redito, . I contributi versati al fondo pensioni deve intendersi a titolo sociale, non personale.

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