In merito alla necessità, sempre più auspicabile, di una proroga integrale alla voluntary discosure, commercialisti e intermediari che sono alle prese con la definizione delle procedure di collaborazione volontaria chiedono al Governo di intervenire quanto prima. Sia il presidente nazionale della categoria, Gerardo Longobardi, che il consigliere nazionale delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesi, sono intervenuti sul tema; il primo inviando nei giorni scorsi una lettera al ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, il secondo evidenziando la mole delle segnalazioni che stanno arrivando al Consiglio nazionale da parte di «colleghi da tutta Italia che sono in difficoltà e debbono rinunciare agli incarichi per assoluta assenza di tempo». Le voci che recentemente si sono diffuse sulla possibilità di un eventuale decreto legge volto a ridefinire le tempistiche dell’operazione, facendone slittare il termine al 31 dicembre 2015, non hanno ancora trovato avalli certi, gettando tutti ancora più nel caos.

La presa di posizione del Consiglio nazionale sulla collaborazione volontaria è chiarissima: ciò che serve è una proroga concreta rispetto alla scadenza del 30 settembre, «serve più tempo per gli operatori affinché possano lavorare al meglio» sono state le parole di Mandolesi. Con l’esperienza maturata in questi ultimi mesi, infatti, sottolineano gli operatori, ci si è potuti rendere conto che la decisione di aderire alla disclosure e i calcoli correlati al costo dell’operazione vengono a dipendere dalla disponibilità di avere la documentazione completa, la cui trasmissione da parte degli intermediari esteri necessita di tempistiche tecniche più lunghe rispetto a quelle previste. Ricordando, inoltre, come anche le direttive normative attinenti alle modalità di rientro siano state ultimate soltanto di recente.

Soltanto ad agosto, in pieno periodo feriale, infatti, l’Agenzia delle Entrate, tramite le circolari 30/E dell’11 agosto e 31/E del 28 agosto, ha finalmente fornito i chiarimenti necessari per alcuni dei punti più rilevanti sui quali gravavano ancora forti dubbi interpretativi. E’ invece del 2 settembre l’entrata in vigore della norma che nega il raddoppio dei termini ai fini dell’accertamento, spingendo molti contribuenti ad attivarsi soltanto a partire da quella data. Da qui la consapevolezza, sempre più intransigente, da parte dei commercialisti e degli altri intermediari impegnati nella definizione delle procedure della voluntary per i quali è evidente come i 30 giorni in più concessi dall’Agenzia proprio non bastano.


Una proroga o almeno la riapertura dei termini di presentazione dell’istanza, anche su parere di Unione fiduciaria, contribuirebbero alla buona riuscita dell’operazione, lasciando anche più margini per perfezionare la gestione degli adempimenti connessi, in particolare quelli di antiriciclaggio. Come precisato dallo stesso Direttore Generale, Filippo Cappio, infatti, «se poi alla proroga venisse abbinata la possibilità, per chi aderisce al programma di collaborazione volontaria, di delegare a un sostituto d’imposta il pagamento delle imposte gravanti sui beni emersi anche con riferimento agli anni 2014 e 2015, lo Stato potrebbe garantirsi anche un ulteriore gettito, immediato e certo». L’opinione condivisa dagli addetti ai lavori vede la vigente proroga come uno strumento volto, sì, ad agevolare la conclusione delle pratiche già acquisite dagli studi professionali, che lascia però fuori tutti quei nuovi contribuenti che solo ora si stanno attivando per accedere alla procedura, dicendo in tal modo addio non soltanto al gettito straordinario della voluntary, ma anche al gettito ordinario futuro che potrebbe derivare dai patrimoni regolarizzati.


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