A seguito della pronuncia da parte del Quirinale cambiano alcune regole del processo penale. Si raddoppia infatti il termine per poter chiudere le inchieste, si introduce la proroga per il casellario giudiziario oltre la soglia angrafica degli 80 anni e si induriscono le pene per i reati di furto, scippo e rapina. Con riguardo alle tempistiche delle indagini, i magistrati ottengono a beneficio una manciata aggiuntiva di mesi anche grazie alla ‘pressione morale’ del Quirinale. Una decisione che ha fatto slittare ulteriormente in avanti, se non altro per i reati di maggiore gravità, il termine capestro fissato a sei mesi per la chiusura dei dossier e la conseguente pronincia sugli indagati.

Tre mesi di tempo sono stati concessi ai magistrati per i reati ordinari, prorogabili di ulteriori tre mesi previa richiesta al procuratore generale, mentre è previsto un anno di tempo per reati di mafia e terrorismo. “È una modifica insufficiente. Con un meccanismo ridicolo perché una richiesta di proroga al procuratore generale è fuori dal sistema. – manifesta insoddisfazione il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rodolfo Maria Sabelli, che aggiunge -È una via barocca e inefficace perché alla complessità della richiesta corrispondono degli effetti minimi”: vale a dire i tre mesi aggiuntivi introdotti per poter procedere alla chiusura delle indagini. Il presidente dell’Anm punta il dito anche contro la questione attinente al problema della corruzione: “Questa norma colpisce soprattutto queste indagini e dimostra come la politica percepisca come un problema più le indagini in sé che i fatti di corruzione”. Dichiarazioni di certo che avranno peso oggi alla Camera.

Rimandato, invece, a martedì della prossima settimana il confronto/scontro tra Governo e Cinque Stelle sulla delicata questione delle intercettazioni. Al centro dell’attenzione, già in mattinata, l’articolo 11 del ddl che riforma il processo penale. Lo stesso, infatti, nonostante sia stato momentaneamente messo da parte durante la discussione di ieri in Aula, è rimasto comunque al centro di un serrato dibattito all’interno della maggioranza che ha così prodotto il nuovo testo inserendo la scansione dei tre, sei e dodici mesi (a differenza dei soli tre previsti inizialmente).


Difficile azzardare che la maggioranza possa introdurre maggiori concessioni alle toghe rispetto a quella già previste. I Cinque Stelle, fanno sapere dal Movimento, daranno comunque battaglia. Difficile che venga dato l’ok anche all’ipotesi di inserire la corruzione tra i reati che necessitano di tempistiche allungate ai fini della conclusione dei magistrati. Processi questi, e qui emerge la contraddizione del ddl di riforma, in cui il materiale da passare in rassegna, tra cui intercettazioni e documentazioni bancarie, richiede esami persino più approfonditi. Su queste tematiche, pare che a Montecitorio si sta delineando una nuova intesa tra Governo, Forza Italia e Lega Nord.


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1 COOMENTO

  1. Fino a quando i magistrati avranno la facoltà e non l’obbligo di appiccare la tenuità del fatto, le carceri saranno sempre affollate perché per i magistrati esiste solo la galera anche per piccoli reati , mentre per i reati efferati allora vi sono alternative e riduzioni di pena.

    Cari ministri siete ingenui ah ah ah , meno male che l’indulto è legge e non a discrezione del magistrato sennò saremmo tutti in galera ah ah ah , me fate morire .

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