Torna oggi in Aula alla Camera, dopo la battuta d’arresto estiva, l’esame della legge delega sulla riforma del processo penale, comprensiva anche della rivista disciplina su intercettazioni e registrazioni. Uno dei nodi cruciali, infatti, sta proprio nel discusso articolo 29 contenente la delega sulle intercettazioni. Al voto il nuovo testo dell’emendamento Pd Verini-Ermini che fa salvo il diritto di cronaca. La modifica ad un emendamento Ap (già approvato in commissione durante  l’estate) esclude la punibilità per i giornalisti che, nell’ambito del diritto di cronaca, si avvalgono di conversazioni registrate di nascosto. Si esclude la punibilità anche per le registrazioni di cui si usufruisce in processi penali e amministrativi ovvero per l’esercizio del diritto di difesa. L’opposizione, in particolare i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, già puntano il dito contro la riforma, ribattezzata “legge bavaglio”.

I Cinque Stelle si pronunciano contrari anche alla riforma dei benefici penitenziari. La legge delega all’esame della Camera prevede, infatti, di rimettere mano all’articolo 4 bis dell’ordinamento dei detenuti relativo al divieto di concessione dei benefici ad alcune particolari categorie di detenuti. Lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando, ieri, ha confermato che non si ha alcuna «intenzione di attenuare il regime detentivo per mafiosi e terroristi». Anche l’Anm, l’Associazione Nazionale Magistrati, si muove contro un emendamento, approvato dal Comitato dei nove della commissione Giustizia, che per i reati gravi alza da 3 a 6 mesi (dalla scadenza di tutti gli avvisi e le notifiche di conclusione delle indagini) il termine entro cui il pm è tenuto a decidere se esercitare o meno l’azione penale. Invariato, invece, il termine dei 3 mesi per i reati le cui indagini preliminari non possono oltrepassare i 18 mesi. «La fase delle indagini è già segnata da diversi termini. – sottolinea l’Anm – Introdurne uno ulteriore rischia di compromettere la completezza delle indagini, soprattutto su mafia e corruzione».

Ieri, il Comitato dei nove ha inoltre registrato l’accordo tra Pd e Ap sulla segnalazione delle sentenze di riparazione per ingiusta detenzione ai titolari dell’azione disciplinare per le toghe. E’ stato così ritirato dai centristi l’emendamento che imponeva l’obbligo di segnalazione, convergendo i dati relativi a queste sentenze direttamente nella relazione che il Governo presenta al Parlamento, con cadenza annuale, sulle misure cautelari. Approvata oggi dall’Aula, infine, anche l’estinzione del reato grazie alle nuove «condotte riparatorie». Cancellando le conseguenze dannose o pericolose del reato, prima dell’apertura dibattimentale di primo grado, attraverso ad esempio la restituzione o il risarcimento alla vittima, l’imputato potrà così ottenere l’estinzione del reato stesso. La novità, tuttavia, assicura la relatrice dem Donatella Ferranti «riguarda solo i reati minori e di scarso allarme sociale».


CONDIVIDI
Articolo precedenteLa miniriforma del diritto fallimentare
Articolo successivoBonus bebè 2015, 80 euro, assegno disoccupazione: in Italia ancora povertà

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here