In attesa di conoscere i dettagli del piano di riduzione fiscale proposto da Matteo Renzi nella giornata di domenica, possiamo dilettarci e immaginare quali potranno essere gli effetti della misura che dovrebbe essere la prima in ordine temporale e, probabilmente, quella con le ricadute più ampie in termini di soggetti coinvolti: l’abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa.

La dichiarazione del premier, non c’è dubbio, è arrivata nella totale impreparazione sia degli alleati di governo, che delle parti sociali, che degli stessi contribuenti.

Negli anni scorsi, simili annunci erano frequenti in periodi pre elettorali – tutti ricorderanno la promessa di abolizione dell’Ici lanciata da Silvio Berlusconi a poche ore dall’apertura delle urne, una mossa che lo portò a sfiorare il pareggio con Romano Prodi – ma in questa fase in cui non si intravedono appuntamenti di particolare rilevanza ai seggi, almeno per i prossimi mesi, sicuramente la promessa di Renzi suona ancora più sorprendente.


Tra i detrattori del premier, c’è già chi scorge l’intenzione malcelata di portare il Paese al voto entro breve tempo e modificare così una maggioranza che ha perso diversi pezzi, specie al Senato dove la maggioranza non è più granitica come qualche tempo fa. Per i fan di Renzi, invece, l’abolizione della Tasi non è altro che la prosecuzione di un cammino già iniziato con gli 80 euro e il taglio dei contributi da versare per le nuove assunzioni.

Sia come sia, è interessante indagare quali potranno essere gli effetti di una riforma fiscale tante volte annunciata, ma mai compiutamente realizzata, dal momento che all’Ici subentrò in breve tempo l’Imu, la quale, dopo mesi di lotte, venne infinre sostituita dalla Tasi attualmente in vigore.

Come i più attenti sapranno, il panorama fiscale della Tassa sui servizi indivisibili – questo il significato di Tasi – è una giungla entro la quale è facile perdere l’orientamento. La disciplina della nuova imposta ha infatti reso quantomai complicate le cose agli enti locali, che si sono trovati nella condizione di poter stabilire svariate aliquote, con l’effetto che, da una parte all’altra della Penisola, si applicano decine di migliaia di percentuali diverse sulla rendita catastale, che ovviamente portano a risultati e capacità impositive molto differenziate.

Secondo le stime realizzate dopo l’annuncio di Renzi, allora, tra i grandi centri Milano, con una famiglia tipo di reddito pari a 35mila euro potrebbe arrivare a risparmiare 308 euro, mentre a Roma ci sarebbe un incremento di 411 euro in tasca in più per nucleo famigliare e a Bari addirittura di 440. In città in cui la tassa era più striminzita, com’è ovvio, anche il taglio sortirà un effetto molto più ridotto, anche di poche decine di euro a seconda dell’aliquota applicata. In generale, comunque viene calcolato che il vantaggio economico in media sarà di 204 euro all’anno per famiglia.

Naturalmente, i mancati introiti si ripercuoteranno sulle casse dei Comuni, i quali dovranno essere rimborsati dal governo per un totale di almeno 3,4 miliardi, più l’Imu agricola.


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