Jobs Act, continuano i segni positivi sulle assunzioni nei mesi in corso, successivi all’entrata in vigore della riforma del lavoro di cui tanto si è discusso precedentemente all’approvazione.

Anche se ancora è presto per cantare vittoria, come dimostrano alcuni dati non in linea con il generale entusiasmo del governo, da qualche settimana gli indicatori sull’andamento dell’occupazione hanno fatto registrare segnali incoraggianti, specie negli innesti a tempo indeterminato.

Gli ultimi dati diffusi dal ministero del Lavoro parlano di 2.578.057 nuovi contratti di lavoro chiusi nel primo trimestre 2015 a fronte di 1.967.604 cessazioni di rapporti, dunque con un saldo attivo di 610.453.

Naturalmente, a pesare sul responso dell’economia alle manovre di stimolo è sempre il raffronto con l’annualità precedente. E in questo caso i numeri testimoniano che i rapporti di lavoro dipendente in più rispetto allo stesso periodo del 2014 sono 95mila.

Se questi siano davvero gli effetti positivi del Jobs Act, oppure le imprese e i lavoratori che abbiano deciso di premunirsi prima dell’entrata in vigore della riforma, lo dirà soltanto il tempo, quando cioè i risultati saranno “depurati” dai primi due mesi in cui il Jobs Act non era ancora partito.

L’inizio dell’efficacia della nuova legge, infatti, è da segnare al 7 marzo scorso, dunque per i dati presi in esame è da considerarsi valida solo l’ultima ventina di giorni.

C’è, però, il bonus sgravi inserito in legge di stabilità, quello dì attivo dal primo gennaio che ha indubbiamene mosso le acque spingendo un buon numero di imprenditori ad assumere a tempo indeterminato qualche lavoratore in più.

Non a caso, rispetto ai primi tre mesi del 2014, i contratti a tempo indeterminato sono aumentati del 24,6%, oltre 109mila unità in più su base annua; i contratti a tempo determinato, diversamente, sono cresciuti dell’1,3%, poco meno di 20mila contratti avviati in più.

I lavoratori interessati dei nuovi contratti accesi nel periodo gennaio-marzo 2015 sono in tutto 1.847.405, per un dato del +3% nell’arco previsionale dei 12 mesi.

Le cessazioni, da ultimo, sono state  1.967.604, con una flessione nel comparto Costruzioni e in agricoltura e industria, mentre crescono quelle nei servizi.

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