È stato licenziato dal Senato lo scorso 30 aprile il nuovo testo proposto dalla Commissione Permanente “Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell’interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione” per il disegno di legge di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Presentato il 23 luglio 2014 e assegnato alla 1° Commissione Permanente in sede referente il 5 agosto 2014, il d.l. d’iniziativa governativa, “diretto a semplificare l’organizzazione della pubblica amministrazione rendendo più agevoli e trasparenti le regole che ne disciplinano i rapporti con il privato cittadino, le imprese e i suoi dipendenti”, si presenta, dopo nove mesi dalla sua originaria stesura, significativamente modificato.

Quattro Capi, diciotto articoli. Questa la struttura del testo proposto, rinominato “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni”, in considerazione del fatto che, seguendo una tecnica legislativa ben nota, su queste effettivamente il d.l. risulta costruito e a queste dovrà la sua attuazione.


Obiettivo centrale, già annunciato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, è l’innovazione della pubblica amministrazione, cui si guarda non solo attraverso la riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato, la riforma della dirigenza pubblica, la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, ma in particolare attraverso la semplificazione delle norme e delle procedure amministrative.

Ed infatti, appare forte nel disegno di legge la spinta alla semplificazione amministrativa.

Tema di costante interesse e permanente centralità nell’agenda politica nazionale, la semplificazione si conferma logica imperante del processo di ridisegno dell’organizzazione e dell’azione amministrativa; obiettivo multiforme che il legislatore persegue con differenti strategie d’azione, fra le quali un ruolo di assoluto rilievo assume il processo di informatizzazione; percorso e mezzo necessario per l’innovazione.

L’azione di semplificazione prospettata dal d.l. di riforma delle p.a. fa proprie le note cause della complicazione amministrativa, che si traducono nei “pesanti oneri burocratici” a carico del sistema socio-economico: insufficiente utilizzo delle tecnologie informatiche e telematiche, stratificazione normativa, assenza di coordinamento amministrativo, continua proliferazione di nuovi doveri.

In tale quadro devono leggersi le disposizioni contenute nel Capo I “Semplificazioni amministrative”, in cui l’obiettivo della semplificazione è perseguito, innanzitutto, attraverso la previsione di un’articolata disciplina di modifica e integrazione del Codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005).

L’art. 1, rubricato “Carta della cittadinanza digitale”, infatti, contiene la delega al Governo affinché adotti uno o più decreti legislativi volti a modificare e integrare il Codice dell’amministrazione digitale “al fine di garantire ai cittadini e alle imprese, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale, nonché al fine di garantire la semplificazione nell’accesso ai servizi alla persona, riducendo la necessità dell’accesso fisico agli uffici pubblici”.

Nell’esercizio della delega il Governo dovrà attenersi ad una serie di principi e criteri direttivi, fra i quali certo significativi: la definizione del livello minimo di qualità, fruibilità, accessibilità e tempestività dei servizi on line delle amministrazioni pubbliche; la ridefinizione e semplificazione dei procedimenti amministrativi, in relazione alle esigenze di celerità, certezza dei tempi e trasparenza nei confronti dei cittadini e delle imprese, mediante una disciplina basata sulla loro digitalizzazione e per la piena realizzazione del principio «innanzitutto digitale» (digital first); la garanzia della disponibilità di connettività a banda larga e ultra-larga, nonché dell’accesso e del riuso gratuiti di tutte le informazioni prodotte e detenute dalle amministrazioni pubbliche in formato aperto; la ridefinizione del Sistema pubblico di connettività al fine di semplificare le regole di cooperazione applicativa tra amministrazioni pubbliche e di favorire l’adesione al sistema da parte dei privati, garantendo la sicurezza dei sistemi; il coordinamento e la razionalizzazione delle vigenti disposizioni di legge in materia di strumenti di identificazione, comunicazione e autenticazione in rete.

I successivi articoli prospettano interventi sulla legge 241/90, volti complessivamente a potenziare l’operatività degli istituti semplificatori da questa previsti, anche specificandone l’ambito di applicazione. L’art. 2 contiene la delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi, secondo logiche di ridefinizione dell’ambito di applicazione e dei tipi di conferenza, di riduzione dei termini, di potenziamento della partecipazione e di razionalizzazione e revisione dei meccanismi decisionali. L’art. 3 prevede l’introduzione dell’istituto del silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche come nuovo meccanismo di superamento dell’inerzia amministrativa, in linea con quanto già previsto nei rapporti coi cittadini. L’art. 4 prevede poi la delega al Governo per la precisa individuazione dei procedimenti rientranti nell’ambito di applicazione della segnalazione certificata d’inizio attività e del silenzio assenso e per la definizione della disciplina generale delle attività non assoggettate ad autorizzazione preventiva. Mentre l’art. 5 specifica il regime d’intervento della p.a. in materia di s.c.i.a. e delimita le possibilità di intervento in autotutela precisandone i limiti temporali (escludendovi i provvedimenti conseguiti sulla base di false dichiarazioni); così facendo della “certezza giuridica” una linea fondamentale del processo di semplificazione. L’art. 6, infine, contiene la delega al Governo per la modifica di alcune disposizioni della disciplina in materia di prevenzione della corruzione al fine di precisare l’ambito applicativo delle stesse e di alleggerire gli adempimenti previsti in materia di pubblicità, trasparenza, inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni.

Esce, dunque, significativamente potenziato dai lavori della Commissione il quadro di interventi approvato dal Senato e ora da sottoporre al vaglio della Camera dei deputati in materia di semplificazione amministrativa; dal legislatore perseguita con la realizzazione della p.a. digitale, l’introduzione di nuove forme di coordinamento, il riordino e la riscrittura, se non quando la definizione ex novo degli ambiti applicativi dei diversi istituti semplificatori. Interventi eterogenei, certo. Ma che esprimono chiaramente la consapevolezza “cronica” dell’esigenza di semplificazione nel processo di riforma della p.a. e che si apprezzano per la direttrice fondamentale: semplificare per innovare.


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