Con 14 voti favorevoli, un astenuto e 8 voti contrari, lo scorso 26 marzo la Commissione giustizia del Senato ha dato il via libera al ddl sulle unioni civili, segnando così il primo passo verso il matrimonio omosessuale in Italia.

Ora il Senato avrà tempo fino al prossimo 7 maggio per presentare emendamenti al ddl che, nel suo testo base, punta a parificare l’unione di due persone del medesimo sesso al matrimonio naturale tra uomo e donna.

Nel testo licenziato per il Senato rimane anche la stepchild adoption, ossia la possibilità per uno dei due membri della coppia di adottare il figlio biologico del partner, con una sorta di agevolazione per la pratica dell’utero in affitto.


A detta di molti, dopo un oscurantismo medievale e religioso che per secoli ha avvolto il genere umano, si dischiude un orizzonte luminoso contro le discriminazioni ai danni del popolo gay.

In questo clima culturale, che non risparmia l’istruzione di qualsiasi ordine e grado, comprese le scuole della prima infanzia (secondo l’Unicef il diritto all’orientamento sessuale sarebbe un diritto umano universale sancito dalla Convenzione per i Diritti dell’Infanzia e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo), chi leva una voce contraria è un nemico del progresso dell’uomo.

All’udienza della Corte Suprema degli Stati Uniti in programma per il prossimo 28 aprile, nessuno dei più famosi studi legali americani si batterà contro il diritto degli omosessuali a sposarsi.

Alcuni di essi hanno patrocinato i produttori di sigarette dall’accusa di aver mentito ai clienti sulla pericolosità del fumo, mentre altri non hanno esitato a prendere le difese delle scuole pubbliche per mantenere la segregazione razziale negli ambienti di studio, ma non c’è studio legale che se la sia sentita di difendere la dignità unica del matrimonio fondato sull’unione naturale tra un uomo e una donna.

Eppure, il diritto all’uguaglianza umana sembra difeso – e non compromesso – dallo ius naturale che per secoli ha accompagnato lo sviluppo del genere umano, assicurandone la continuazione della specie.

Eppure, la discriminazione in quanto tale si realizza trattando in maniera diversa situazioni uguali, e non certo in maniera differenziata situazioni diverse.

A questo riguardo, il Presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco, ha affermato che “è in atto un tentativo di equiparare realtà che di fatto sono diverse tra loro,”, nel senso che, dinanzi all’attuale modello di famiglia quale realtà storicamente, culturalmente e antropologicamente definita, occorre avere il coraggio di riconoscere le differenze sostanziali, evitando un uso improprio e ideologico dello strumento giuridico.

Il mondo laico dovrebbe seriamente interrogarsi su questo messaggio, e forse scoprirebbe, non senza stupore, di dover ringraziare la Chiesa cattolica, per aver anticipato la difesa di una posizione che tutela non tanto i credenti, quanto piuttosto gli uomini di qualsiasi fede religiosa o perfino privi di questa (omosessuali compresi).


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